Mons. Alfano: Vivere dietro Gesù da fratelli e sorelle che si amano nel suo nome.

Domenica 19 febbraio ci presenta un passo del vangelo di Matteo.

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: 
«Avete inteso che fu detto: “Occhio per occhio e dente per dente”. Ma io vi dico di non opporvi al malvagio; anzi, se uno ti dà uno schiaffo sulla guancia destra, tu pórgigli anche l’altra, e a chi vuole portarti in tribunale e toglierti la tunica, tu lascia anche il mantello. E se uno ti costringerà ad accompagnarlo per un miglio, tu con lui fanne due. Da’ a chi ti chiede, e a chi desidera da te un prestito non voltare le spalle.
Avete inteso che fu detto: “Amerai il tuo prossimo e odierai il tuo nemico”. Ma io vi dico: amate i vostri nemici e pregate per quelli che vi perseguitano, affinché siate figli del Padre vostro che è nei cieli; egli fa sorgere il suo sole sui cattivi e sui buoni, e fa piovere sui giusti e sugli ingiusti. Infatti, se amate quelli che vi amano, quale ricompensa ne avete? Non fanno così anche i pubblicani? E se date il saluto soltanto ai vostri fratelli, che cosa fate di straordinario? Non fanno così anche i pagani? Voi, dunque, siate perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste». 
 
Su questo passo del Vangelo, ci offre una riflessione il nostro arcivescovo, mons. Francesco Alfano:
Gesù chiede ai discepoli di portare a compimento con Lui la legge antica consegnata dai profeti e da Mosè. Nessuna abolizione, dunque, ma un perfezionamento. “Così avete inteso che fu detto agli antichi, occhio per occhio, dente per dente”. Legge che voleva limitare gli effetti disastrosi della vendetta ma i discepoli di Gesù non potranno, chiaramente, accontentarsi di questo. Ai discepoli del maestro umiliato, crocifisso, che ha risposto con l’amore alle violenze enormi sulla sua persona, ai discepoli si chiede di imitarlo, di fare lo stesso. Saranno immagine sua, saranno la presenza di Dio, il suo stile tra gli altri. Non risponderanno alla violenza con altrettanta violenza, nota l’esempio portato da Gesù: se vieni percosso su una guancia, porgi anche l’altra. Per dire che l’unico modo per rispondere alla violenza con misura efficace è solamente dire no alla violenza rispondendo con l’amore. Gesù così potrà andare oltre e chiedendo ai discepoli il perdono dei nemici. Così come fa il Padre che fa sorgere il sole, manda la pioggia sui giusti e peccatori, buoni e cattivi. Così Lui ci ha dato l’esempio, i discepoli non potranno che guardare il crocifisso e seguirne la via per essere nel mondo il segno di questa novità. L’amore per i nemici, per essere figli del Padre. E’ questa la grande forza che viene dal vangelo e che noi corriamo il rischio di comprimere un po’, se non addirittura di annullare quando ci adeguiamo ad un modo di pensare e di agire che non si ispira a Gesù, al vangelo, alla logica di Dio, ma solo ad una relazione terrena della prevalenza del prepotere e dell’interesse personale. I discepoli di Gesù, come del resto noi, potranno essere significativi e credibili nella misura in cui, guardando Lui, viviamo da figli del Padre fino alla perfezione. E’ vero, perfetti come il Padre non lo saremo mai, eppure Gesù ci consegna questo impegno che ci porta ad essere almeno un riflesso nelle parole, nei gesti, nei comportamenti, nelle nostre scelte, di quello che Dio fa nei confronti dei suoi figli. Vivere dietro Gesù da fratelli e sorelle che si amano nel suo nome. E’ possibile, perché l’amore di Dio è in noi.