Mons. Alfano: “Viviamo da figli amati per vivere nel regno della pace”

Domenica 7 gennaio ci presenta un passo del vangelo di Marco:
 
In quel tempo, Giovanni proclamava: «Viene dopo di me colui che è più forte di me: io non sono degno di chinarmi per slegare i lacci dei suoi sandali. Io vi ho battezzato con acqua, ma egli vi battezzerà in Spirito Santo».
Ed ecco, in quei giorni, Gesù venne da Nàzaret di Galilea e fu battezzato nel Giordano da Giovanni. E, subito, uscendo dall’acqua, vide squarciarsi i cieli e lo Spirito discendere verso di lui come una colomba. E venne una voce dal cielo: «Tu sei il Figlio mio, l’amato: in te ho posto il mio compiacimento».
 
Su questo passo del Vangelo, ci offre una riflessione, il nostro arcivescovo, mons. Francesco Alfano:
La festa del battesimo del Signore chiude il tempo di Natale e ci introduce nel tempo ordinario, quello che di giorno in giorno, di domenica in domenica, ci fa fare esperienza concreta nella nostra vita della presenza del Signore Gesù. Il suo battesimo, l’inizio della sua predicazione, del suo ministero, dello stare con la gente annunciando il regno di Dio che viene. Il battesimo di Gesù è raccontato dall’evangelista Marco, che ci accompagnerà lungo tutto questo anno liturgico nella sua essenzialità. E’ Giovanni, il Battista, che ha annunciato la venuta del Messia e annunciato il battesimo nello Spirito che lui prepara battezzando nell’acqua coloro che si presentano peccatori. E tra costoro arriva Gesù e Giovanni lo accoglie e lo battezza con questo segno penitenziale, di questa morte che diventa nascita a vita nuova, di una confessione di peccati che il popolo e che ciascuno deve prendere coscienza e presentare al Signore. Gesù è tra i peccatori. Il battesimo annunciato da Giovanni il Battista, come segno forte e nuovo, comincia così: con la sua condivisione piena della nostra condizione.  Pur non essendo un peccatore, pur non dovendo confessare nessun peccato, non è una finzione, bensì è il suo amore grande. Giovanni ne fa esperienza intensa, profonda, oramai non c’è più distanza tra il cielo e la terra, tra Dio e gli uomini. I cieli sono squarciati, Dio è in mezzo a noi. Non dobbiamo più attendere il dono dello spirito come un qualcosa che avverrà nel futuro. Lo spirito scende, come una colomba, ormai prende dimora presso di Lui. Gesù è veramente il Messia, è la voce che viene dall’alto, riconosce in Lui il figlio amato. L’esperienza di Giovanni può essere anche la nostra, perché incontrando Cristo ascoltiamo anche noi la voce del Padre che riconosce in Lui suo figlio, che dona a Lui da sempre tutto il suo amore e che chiede anche a noi di accogliere la vita in Gesù per vivere anche noi da figli amati che si aprono ai fratelli e costituiscono la sua famiglia dove regna la pace.