Pillole di Vangelo con il nostro arcivescovo: domenica 16 novembre 2014

Domenica 16 novembre, XXXIII Domenica Tempo Ordinario, ci presenta un passo del Vangelo secondo Matteo:
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli questa parabola: «Avverrà infatti come a un uomo che, partendo per un viaggio, chiamò i suoi servi e consegnò loro i suoi beni. A uno diede cinque talenti, a un altro due, a un altro uno, secondo le capacità di ciascuno; poi partì. Subito colui che aveva ricevuto cinque talenti andò a impiegarli, e ne guadagnò altri cinque. Così anche quello che ne aveva ricevuti due, ne guadagnò altri due. Colui invece che aveva ricevuto un solo talento, andò a fare una buca nel terreno e vi nascose il denaro del suo padrone. Dopo molto tempo il padrone di quei servi tornò e volle regolare i conti con loro. Si presentò colui che aveva ricevuto cinque talenti e ne portò altri cinque, dicendo: “Signore, mi hai consegnato cinque talenti; ecco, ne ho guadagnati altri cinque”. “Bene, servo buono e fedele – gli disse il suo padrone –, sei stato fedele nel poco, ti darò potere su molto; prendi parte alla gioia del tuo padrone”. Si presentò poi colui che aveva ricevuto due talenti e disse: “Signore, mi hai consegnato due talenti; ecco, ne ho guadagnati altri due”. “Bene, servo buono e fedele – gli disse il suo padrone –, sei stato fedele nel poco, ti darò potere su molto; prendi parte alla gioia del tuo padrone”. Si presentò infine anche colui che aveva ricevuto un solo talento e disse: “Signore, so che sei un uomo duro, che mieti dove non hai seminato e raccogli dove non hai sparso. Ho avuto paura e sono andato a nascondere il tuo talento sotto terra: ecco ciò che è tuo”. Il padrone gli rispose: “Servo malvagio e pigro, tu sapevi che mieto dove non ho seminato e raccolgo dove non ho sparso; avresti dovuto affidare il mio denaro ai banchieri e così, ritornando, avrei ritirato il mio con l’interesse. Toglietegli dunque il talento, e datelo a chi ha i dieci talenti. Perché a chiunque ha, verrà dato e sarà nell’abbondanza; ma a chi non ha, verrà tolto anche quello che ha. E il servo inutile gettatelo fuori nelle tenebre; là sarà pianto e stridore di denti”».
 
Su questo ci offre un pensiero il nostro arcivescovo, mons. Francesco Alfano: “Gesù parla dei talenti e ci permette di capire la nostra vita alla luce dei talenti. Bisogna fare attenzione nel comprendere la parabola perché l’uso che Gesù fa di questo termine, al suo tempo e nella sua cultura, è molto diverso dal nostro: Egli non pensa alle nostre qualità personali, alle nostre capacità e alle nostre doti. Queste ci sono e Dio le conosce. Egli ce le ha consegnate e affidate, ma Gesù quando parla dei talenti vuole parlare di un di più: oltre alle doti naturali, nella nostra vita c’è un di più affidato da Dio personalmente, proprio grazie a Gesù, che è venuto sulla terra proprio per questo, ai suoi servi, quindi ai suoi discepoli. Sta parlando di noi, discepoli di Gesù, di coloro che hanno incontrato Gesù Lo hanno riconosciuto come un tesoro inestimabile che rende la vita nuova. Non la puoi più gestire solo pensando a te. Il discepolo, il cristiano, non vive per sé. Il suo rapporto con il Signore, il suo impegno di fede e carità, tutto quello che fa, avendo incontrato Gesù non lo fa più per se stesso, ma per gli altri. Ecco il senso nascosto e sconvolgente della parabola. Altro che nascondere il talento come fa il terzo servo, sul quale insiste molto Gesù. Questo servo si lascia vincere dalla paura, ma non ne dobbiamo avere. Gesù permette di vincere le paure. Nessuna chiusura su se stessi perché Gesù apre, libera, spinge ad andare incontro agli altri. Se Egli è venuto, se si rivela, se si fa conoscere dai discepoli è perché a loro volta si facciano portatori di questo annuncio. È la gioia del Vangelo che Papa Francesco ci ha consegnato con forza come parola d’ordine per andare incontro agli altri e far fruttificare il grande dono che il Signore ci ha fatto, la Sua presenza in mezzo agli uomini perché tutti siano felici e liberi per sempre”.