Pillole di Vangelo con il nostro arcivescovo: domenica 19 ottobre 2014

Domenica 19 ottobre, XXIX Domenica del Tempo Ordinario, ci presenta un passo del Vangelo secondo Matteo:
In quel tempo, i farisei se ne andarono e tennero consiglio per vedere come coglierlo in fallo nei suoi discorsi. Mandarono dunque da lui i propri discepoli, con gli erodiani, a dirgli: «Maestro, sappiamo che sei veritiero e insegni la via di Dio secondo verità. Tu non hai soggezione di alcuno, perché non guardi in faccia a nessuno. Dunque, di’ a noi il tuo parere: è lecito, o no, pagare il tributo a Cesare?». Ma Gesù, conoscendo la loro malizia, rispose: «Ipocriti, perché volete mettermi alla prova? Mostratemi la moneta del tributo». Ed essi gli presentarono un denaro. Egli domandò loro: «Questa immagine e l’iscrizione, di chi sono?». Gli risposero: «Di Cesare». Allora disse loro: «Rendete dunque a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio».
 
Su questo ci offre un pensiero il nostro arcivescovo, mons. Francesco Alfano: “Tra le espressioni più note di Gesù c’è questa ‘Rendete a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio’. Ma quante letture, quante interpretazioni e quante domande e forse quanti errori a partire da questa frase famosa e impegnativa che Gesù pronuncia a conclusione di un dibattito nel quale vorrebbero portarlo in un contenzioso contro l’imperatore romano. Ma Gesù cosa ci vuole dire oggi: dinanzi alla responsabilità sociali, civili, politiche si può essere buoni cittadini se si è dei credenti convinti e coerenti? Ecco il primo messaggio che possiamo dedurre: tutti abbiamo la responsabilità di collaborare nella giustizia, nella lealtà il nostro specifico contributo. Cesare non rappresenta qui tanto il dominio dispotico quanto l’autorità riconosciuta se legittima, che chiama in causa il dovere di tutti i cittadini. Questo è fondamentale: non si può vivere con gli altri senza assumersi le proprie responsabilità e rispondere a questo compito altissimo di partecipare alla vita della città, del mondo. Ma basterà? No. Ed ecco la grande provocazione di Gesù: occorre che noi riconosciamo il primato assoluto mai agli uomini, alle istituzioni o alle idee e dottrine, ma solo a Dio. Solo Lui è l’unico padrone dinanzi al quale sottometterci perché Lui ci rende liberi. Il credente ha questa riserva assoluta perché poggia la sua esistenza su Dio e relativizza ogni altro potere e perciò può viverlo senza mai farne una pietra di inciampo da considerandola intoccabile. No, collaboriamo nella libertà, contribuiamo con senso critico, sapendo che Dio ci mette in condizione di crescere insieme nell’uguaglianza e nella pari dignità da figli Suoi che guardano lontano e sanno che dinanzi a una meta così alta possono contribuire un regno di giustizia e di pace, quello che Dio ha preparato per noi”.