Pillole di Vangelo con il nostro arcivescovo: domenica 23 novembre 2014

Domenica 23 novembre la Chiesa celebra la festa di Cristo Re dell’Universo. In questa occasione ci presenta un passo del Vangelo secondo Matteo:
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Quando il Figlio dell’uomo verrà nella sua gloria, e tutti gli angeli con lui, siederà sul trono della sua gloria. Davanti a lui verranno radunati tutti i popoli. Egli separerà gli uni dagli altri, come il pastore separa le pecore dalle capre, e porrà le pecore alla sua destra e le capre alla sinistra. Allora il re dirà a quelli che saranno alla sua destra: “Venite, benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla creazione del mondo, perché ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere, ero straniero e mi avete accolto, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, ero in carcere e siete venuti a trovarmi”. Allora i giusti gli risponderanno: “Signore, quando ti abbiamo visto affamato e ti abbiamo dato da mangiare, o assetato e ti abbiamo dato da bere? Quando mai ti abbiamo visto straniero e ti abbiamo accolto, o nudo e ti abbiamo vestito? Quando mai ti abbiamo visto malato o in carcere e siamo venuti a visitarti?”. E il re risponderà loro: “In verità io vi dico: tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me”. Poi dirà anche a quelli che saranno alla sinistra: “Via, lontano da me, maledetti, nel fuoco eterno, preparato per il diavolo e per i suoi angeli, perché ho avuto fame e non mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e non mi avete dato da bere, ero straniero e non mi avete accolto, nudo e non mi avete vestito, malato e in carcere e non mi avete visitato”. Anch’essi allora risponderanno: “Signore, quando ti abbiamo visto affamato o assetato o straniero o nudo o malato o in carcere, e non ti abbiamo servito?”. Allora egli risponderà loro: “In verità io vi dico: tutto quello che non avete fatto a uno solo di questi più piccoli, non l’avete fatto a me”. E se ne andranno: questi al supplizio eterno, i giusti invece alla vita eterna».
Su questo ci offre un pensiero il nostro arcivescovo, mons. Francesco Alfano: “Una scena grandiosa per parlare del giudizio universale: è quella che Gesù ci presenta, ma Egli non vuole descrivere quello che accadrà nell’istante preciso quando tutto finirà. Gesù vuole farci comprendere il senso della nostra vita oggi e quando saremo davanti a Dio. Certo, l’immagine è grandiosa: il raduno di tutte le creature, uomini e donne di ogni tempo, davanti al Re, il Figlio dell’Uomo, che viene e separa, aiutato dai suoi angeli. Ma cosa ci vuole dire? La parola di Gesù è semplicemente sconcertante: non racconta della maestà di Dio, ma della povertà degli uomini, non chiede conto delle opere straordinarie, dei sacrifici, dei miracoli compiuti, ma dell’amore verso i poveri. E la chiave di lettura è nella motivazione dinanzi alla sorpresa di tutti, buoni e cattivi: ‘Ogni volta che avete fatto questo o non avete fatto questo a uno solo dei miei fratelli, l’avete fatto o non l’avete fatto a me’. Questa è la grande novità che riempie di senso la nostra vita, il nostro mondo, la nostra storia e l’apre all’eternità. Sì, Cristo, il Figlio di Dio, facendosi uomo, come ci ha ricordato il Concilio Vaticano II, si è legato a ogni uomo. Dunque, l’incontro con l’uomo è l’incontro con Dio. E più l’uomo è piccolo, povero, bisognoso, più in quella persona è nascosto Gesù, essendosi fatto povero tra i poveri, ultimo tra gli ultimi, fino alla croce”.