Pillole di Vangelo con il nostro arcivescovo: domenica 7 dicembre 2014

La seconda Domenica di Avvento ci presenta un passo del Vangelo di Marco, nel quale si presenta la figura di Giovanni Battista:
Inizio del Vangelo di Gesù, Cristo, Figlio di Dio. Come sta scritto nel profeta Isaìa: «Ecco, dinanzi a te io mando il mio messaggero: egli preparerà la tua via. Voce di uno che grida nel deserto: Preparate la via del Signore, raddrizzate i suoi sentieri», vi fu Giovanni, che battezzava nel deserto e proclamava un battesimo di conversione per il perdono dei peccati. Accorrevano a lui tutta la regione della Giudea e tutti gli abitanti di Gerusalemme. E si facevano battezzare da lui nel fiume Giordano, confessando i loro peccati. Giovanni era vestito di peli di cammello, con una cintura di pelle attorno ai fianchi, e mangiava cavallette e miele selvatico. E proclamava: «Viene dopo di me colui che è più forte di me: io non sono degno di chinarmi per slegare i lacci dei suoi sandali. Io vi ho battezzato con acqua, ma egli vi battezzerà in Spirito Santo».
 
Su questo ci offre un pensiero il nostro arcivescovo, mons. Francesco Alfano: “Giovanni Battista, una figura centrale del tempo dell’Avvento, ci rimanda a Gesù. L’Avvento così ci educa a vivere con responsabilità il tempo della storia: da un parte, guardando al futuro con speranza e, dall’altra, guardando agli inizi. Così comincia il Vangelo di Marco: ‘Inizio del Vangelo di Gesù’. La Bella Notizia che non solo Gesù è venuto a portare, ma che è Lui stesso, presenza di Dio nella storia degli uomini, ha bisogno di qualcuno che la comunichi. Giovanni Battista diventa, così, il modello per ciascuno di noi, perché il Vangelo non può essere solo ascoltato o accolto o vissuto, va anche e soprattutto annunciato. L’incontro con Gesù deve essere condiviso con tutti. Ed ecco la domanda che possiamo farci nella seconda Domenica di Avvento: saremo noi capaci di imitare Giovanni? Di diventare anche noi evangelizzatori? Saremo noi in grado di portare con la nostra vita un lieto annuncio, una bella e buona notizia a un mondo che è pieno di notizie non buone? Ciascuno di noi è chiamato a dare la sua personale risposta. Anche le nostre comunità che si preparano al Natale e, ancor prima, a vivere un nuovo tempo nell’anno liturgico, devono poter dare la loro risposta. Sì, se siamo svegli, se non ci fermiamo dinanzi agli ostacoli, diventiamo evangelizzatori, cioè portatori di un’esperienza, perché non si tratta di un messaggio di idee, un insieme di insegnamenti da portare, ma un’esperienza concreta che ha riempito la nostra vita. Per Giovanni è stato così: ha invitato alla conversione con le parole, con indicazioni autorevoli e anche forti, ma soprattutto con la sua vita. Il primo a convertirsi, a prepararsi ad andare incontro al Signore era lui, ci credeva, lo attendeva in un tempo che faceva a tutto pensare fuorché alla visita di Dio. Essere pronti, allora, per testimoniare il Vangelo per noi significherà liberarci da tanti orpelli, scegliere una via di sobrietà e di essenzialità. Il Vangelo si annuncia così: con la propria vita, dicendo no a tutto ciò che è di ostacolo, soprattutto a tanti pesi, che rallentano il cammino, che ci fanno chiudere su noi stessi e non ci permettono di accogliere Gesù”.