Pillole di Vangelo con il nostro arcivescovo: domenica 9 novembre 2014

Domenica 9 novembre, XXXII Domenica Tempo Ordinario, in occasione della Dedicazione della Basilica lateranense, ci presenta un passo del Vangelo di Giovanni:
 
Si avvicinava la Pasqua dei Giudei e Gesù salì a Gerusalemme.
Trovò nel tempio gente che vendeva buoi, pecore e colombe e, là seduti, i cambiamonete.
Allora fece una frusta di cordicelle e scacciò tutti fuori del tempio, con le pecore e i buoi; gettò a terra il denaro dei cambiamonete e ne rovesciò i banchi, e ai venditori di colombe disse: «Portate via di qui queste cose e non fate della casa del Padre mio un mercato!».
I suoi discepoli si ricordarono che sta scritto: «Lo zelo per la tua casa mi divorerà».
Allora i Giudei presero la parola e gli dissero: «Quale segno ci mostri per fare queste cose?». Rispose loro Gesù: «Distruggete questo tempio e in tre giorni lo farò risorgere». Gli dissero allora i Giudei: «Questo tempio è stato costruito in quarantasei anni e tu in tre giorni lo farai risorgere?». Ma egli parlava del tempio del suo corpo.
Quando poi fu risuscitato dai morti, i suoi discepoli si ricordarono che aveva detto questo, e credettero alla Scrittura e alla parola detta da Gesù.
 
Su questo ci offre un pensiero il nostro arcivescovo, mons. Francesco Alfano: “Gesù che, nel tempio di Gerusalemme, caccia fuori tutti, animali, cose e persone, è una scena che troviamo in tutti i Vangeli e che avrà tanto impressionato e invitato a riflettere. L’evangelista Giovanni ci invita ad andare più in profondità: questo gesto, che già ai suoi tempi veniva colto come profetico, rimanda a qualcosa che va oltre il visibile. Gesù interviene per spingere fuori: per non rimanere chiusi in schemi, in logiche, in recinti che vorrebbero tenere separati gli uni dagli altri. Egli è venuto – lo dirà parlando del pastore – perché le pecore vadano al pascolo. Nemmeno il tempio può essere un recinto da riservare ad alcuni. Dunque, un invito a fidarsi di Lui e a credere in Lui. Ed è quello che risulta difficile ai suoi interlocutori. Quando Gesù, poi, parla del tempio che, se distrutto, potrà far risorgere in tre giorni, non solo non capiscono, ma si chiudono ancora di più. Ma la sofferenza con la quale Egli si offrirà al Padre sulla Croce per amore nostro edifica il nuovo tempio, il Suo corpo risuscitato dal Padre. La Chiesa comunità dei credenti, accogliendo Lui, impara ad andare incontro a tutti. È un’esperienza di novità, di libertà, di pace piena e condivisa con ogni persona. Nessun sfruttamento, nessun interesse privato: è il Regno di Dio che arriva, ma occorre ascoltare Lui, fidarsi di Lui e credere in Lui. Se vogliamo essere la Chiesa di Cristo dobbiamo superare, paure, diffidenze chiusure e scetticismi e avere il coraggio di accogliere Cristo nella nostra vita. Usciremo anche noi dal tempio per andare incontro a tutti e faremo la scoperta che lì il Signore ci ha preceduto”.