{"id":2652,"date":"2014-05-20T09:00:00","date_gmt":"2014-05-20T07:00:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.diocesisorrentocmare.it\/discorso-del-santo-padre-francesco-alla-66a-assemblea-generale-della-cei\/"},"modified":"2018-05-22T10:10:35","modified_gmt":"2018-05-22T08:10:35","slug":"discorso-del-santo-padre-francesco-alla-66a-assemblea-generale-della-cei","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.diocesisorrentocmare.it\/oldsite\/discorso-del-santo-padre-francesco-alla-66a-assemblea-generale-della-cei\/","title":{"rendered":"DISCORSO DEL SANTO PADRE FRANCESCO ALLA 66\u00aa ASSEMBLEA GENERALE DELLA CEI"},"content":{"rendered":"<div>\n<div style=\"text-align: center;\" align=\"center\">Aula del Sinodo<\/div>\n<div style=\"text-align: center;\" align=\"center\">Luned\u00ec, 19 maggio 2014<\/div>\n<div><\/div>\n<div>A me sempre ha colpito come finisce questo dialogo fra Ges\u00f9 e Pietro: \u0093Seguimi!\u0094 (Gv 21,19). L\u0092ultima parola. Pietro era passato per tanti stati d\u0092animo, in quel momento: la vergogna, perch\u00e9 si ricordava delle tre volte che aveva rinnegato Ges\u00f9, e poi un po\u0092 di imbarazzo, non sapeva come rispondere, e poi la pace, \u00e8 stato tranquillo, con quel \u0093Seguimi!\u0094. Ma poi, \u00e8 venuto il tentatore un\u0092altra volta, la tentazione della curiosit\u00e0: \u0093Dimmi, Signore, e di questo [l\u0092apostolo Giovanni] che puoi dirmi? Cosa succeder\u00e0 a questo?\u0094. \u0093A te non importa. Tu, seguimi\u0094. Io vorrei andarmene con questo messaggio, soltanto\u0085 L\u0092ho sentito mentre ascoltavo questo: \u0093A te non importa. Tu, seguimi\u0094. Quel seguire Ges\u00f9: questo \u00e8 importante! E\u0092 pi\u00f9 importante da parte nostra. A me sempre, sempre ha colpito questo\u0085<\/div>\n<div><\/div>\n<div>Vi ringrazio di questo invito, ringrazio il Presidente delle sue parole. Ringrazio i membri della Presidenza\u0085 Un giornale diceva, dei membri della Presidenza, che \u0093questo \u00e8 uomo del Papa, questo non \u00e8 uomo del Papa, questo \u00e8 uomo del Papa\u0085\u0094. Ma la presidenza, di cinque-sei, sono tutti uomini del Papa!, per parlare con questo linguaggio \u0093politico\u0094\u0085 Ma noi dobbiamo usare il linguaggio della comunione. Ma la stampa a volte inventa tante cose, no?<\/div>\n<div><\/div>\n<div>Nel preparami a questo appuntamento di grazia, sono tornato pi\u00f9 volte sulle parole dell\u0092Apostolo, che esprimono quanto ho \u0096 quanto abbiamo tutti \u0096 nel cuore: \u0093Desidero ardentemente vedervi per comunicarvi qualche dono spirituale, perch\u00e9 ne siate fortificati, o meglio, per essere in mezzo a voi confortato mediante la fede che abbiamo in comune, voi ed io\u0094 (Rm 1, 11-12).<\/div>\n<div><\/div>\n<div>Ho vissuto quest\u0092anno cercando di pormi sul passo di ciascuno di voi: negli incontri personali, nelle udienze come nelle visite sul territorio, ho ascoltato e condiviso il racconto di speranze, stanchezze e preoccupazioni pastorali; partecipi della stessa mensa, ci siamo rinfrancati ritrovando nel pane spezzato il profumo di un incontro, ragione ultima del nostro andare verso la citt\u00e0 degli uomini, con il volto lieto e la disponibilit\u00e0 a essere presenza e vangelo di vita.<\/div>\n<div><\/div>\n<div>In questo momento, unite alla riconoscenza per il vostro generoso servizio, vorrei offrirvi alcune riflessioni con cui rivisitare il ministero, perch\u00e9 si conformi sempre pi\u00f9 alla volont\u00e0 di Colui che ci ha posto alla guida della sua Chiesa.<\/div>\n<div><\/div>\n<div>A noi guarda il popolo fedele. Il popolo ci guarda! Io ricordo un film: \u0093I bambini ci guardano\u0094, era bello. Il popolo ci guarda. Ci guarda per essere aiutato a cogliere la singolarit\u00e0 del proprio quotidiano nel contesto del disegno provvidenziale di Dio. E\u0092 missione impegnativa la nostra: domanda di conoscere il Signore, fino a dimorare in Lui; e, nel contempo, di prendere dimora nella vita delle nostre Chiese particolari, fino a conoscerne i volti, i bisogni e le potenzialit\u00e0. Se la sintesi di questa duplice esigenza \u00e8 affidata alla responsabilit\u00e0 di ciascuno, alcuni tratti sono comunque comuni; e oggi vorrei indicarne tre, che contribuiscono a delineare il nostro profilo di Pastori di una Chiesa che \u00e8, innanzitutto, comunit\u00e0 del Risorto, quindi suo corpo e, infine, anticipo e promessa del Regno.<\/div>\n<div><\/div>\n<div>In questo modo intendo anche venire incontro \u0096 almeno indirettamente \u0096 a quanti si domandano quali siano le attese del Vescovo di Roma sull\u0092Episcopato italiano.<\/div>\n<div><\/div>\n<div>1. Pastori di una Chiesa che \u00e8 comunit\u00e0 del Risorto.<\/div>\n<div><\/div>\n<div>Chiediamoci, dunque: Chi \u00e8 per me Ges\u00f9 Cristo? Come ha segnato la verit\u00e0 della mia storia? Che dice di Lui la mia vita?<\/div>\n<div><\/div>\n<div>La fede, fratelli, \u00e8 memoria viva di un incontro, alimentato al fuoco della Parola che plasma il ministero e unge tutto il nostro popolo; la fede \u00e8 sigillo posto sul cuore: senza questa custodia, senza la preghiera assidua, il Pastore \u00e8 esposto al pericolo di vergognarsi del Vangelo, finendo per stemperare lo scandalo della croce nella sapienza mondana.<\/div>\n<div><\/div>\n<div>Le tentazioni, che cercano di oscurare il primato di Dio e del suo Cristo, sono \u0093legione\u0094 nella vita del Pastore: vanno dalla tiepidezza, che scade nella mediocrit\u00e0, alla ricerca di un quieto vivere, che schiva rinunce e sacrificio. E\u0092 tentazione la fretta pastorale, al pari della sua sorellastra, quell\u0092accidia che porta all\u0092insofferenza, quasi tutto fosse soltanto un peso. Tentazione \u00e8 la presunzione di chi si illude di poter far conto solamente sulle proprie forze, sull\u0092abbondanza di risorse e di strutture, sulle strategie organizzative che sa mettere in campo. Tentazione \u00e8 accomodarsi nella tristezza, che mentre spegne ogni attesa e creativit\u00e0, lascia insoddisfatti e quindi incapaci di entrare nel vissuto della nostra gente e di comprenderlo alla luce del mattino di Pasqua.<\/div>\n<div><\/div>\n<div>Fratelli, se ci allontaniamo di Ges\u00f9 Cristo, se l\u0092incontro con Lui perde la sua freschezza, finiamo per toccare con mano soltanto la sterilit\u00e0 delle nostre parole e delle nostre iniziative. Perch\u00e9 i piani pastorali servono, ma la nostra fiducia \u00e8 riposta altrove: nello Spirito del Signore, che \u0096 nella misura della nostra docilit\u00e0 \u0096 ci spalanca continuamente gli orizzonti della missione.<\/div>\n<div><\/div>\n<div>Per evitare di arenarci sugli scogli, la nostra vita spirituale non pu\u00f2 ridursi ad alcuni momenti religiosi. Nel succedersi dei giorni e delle stagioni, nell\u0092avvicendarsi delle et\u00e0 e degli eventi, alleniamoci a considerare noi stessi guardando a Colui che non passa: spiritualit\u00e0 \u00e8 ritorno all\u0092essenziale, a quel bene che nessuno pu\u00f2 toglierci, la sola cosa veramente necessaria. Anche nei momenti di aridit\u00e0, quando le situazioni pastorali si fanno difficili e si ha l\u0092impressione di essere lasciati soli, essa \u00e8 manto di consolazione pi\u00f9 grande di ogni amarezza; \u00e8 metro di libert\u00e0 dal giudizio del cosiddetto \u0093senso comune\u0094; \u00e8 fonte di gioia, che ci fa accogliere tutto dalla mano di Dio, fino a contemplarne la presenza in tutto e in tutti.<\/div>\n<div><\/div>\n<div>Non stanchiamoci, dunque, di cercare il Signore \u0096 di lasciarci cercare da Lui \u0096, di curare nel silenzio e nell\u0092ascolto orante la nostra relazione con Lui. Teniamo fisso lo sguardo su di Lui, centro del tempo e della storia; facciamo spazio alla sua presenza in noi: \u00e8 Lui il principio e il fondamento che avvolge di misericordia le nostre debolezze e tutto trasfigura e rinnova; \u00e8 Lui ci\u00f2 che di pi\u00f9 prezioso siamo chiamati a offrire alla nostra gente, pena il lasciarla in bal\u00eca di una societ\u00e0 dell\u0092indifferenza, se non della disperazione. Di Lui \u0096 anche se lo ignorasse \u0096 vive ogni uomo. In Lui, Uomo delle Beatitudini \u0096 pagina evangelica che torna quotidianamente nella mia meditazione \u0096 passa la misura alta della santit\u00e0: se intendiamo seguirlo, non ci \u00e8 data altra strada. Percorrendola con Lui, ci scopriamo popolo, fino a riconoscere con stupore e gratitudine che tutto \u00e8 grazia, perfino le fatiche e le contraddizioni del vivere umano, se queste vengono vissute con cuore aperto al Signore, con la pazienza dell\u0092artigiano e con il cuore del peccatore pentito.<\/div>\n<div><\/div>\n<div>La memoria della fede \u00e8 cos\u00ec compagnia, appartenenza ecclesiale: ecco il secondo tratto del nostro profilo.<\/div>\n<div><\/div>\n<div>2. Pastori di una Chiesa che \u00e8 corpo del Signore<\/div>\n<div><\/div>\n<div>Proviamo, ancora, a domandarci: che immagine ho della Chiesa, della mia comunit\u00e0 ecclesiale? Me ne sento figlio, oltre che Pastore? So ringraziare Dio, o ne colgo soprattutto i ritardi, i difetti e le mancanze? Quanto sono disposto a soffrire per essa?<\/div>\n<div><\/div>\n<div>Fratelli, la Chiesa \u0096 nel tesoro della sua vivente Tradizione, che da ultimo riluce nella testimonianza santa di Giovanni XXIII e di Giovanni Paolo II \u0096 \u00e8 l\u0092altra grazia di cui sentirci profondamente debitori. Del resto, se siamo entrati nel Mistero del Crocifisso, se abbiamo incontrato il Risorto, \u00e8 in virt\u00f9 del suo corpo, che in quanto tale non pu\u00f2 che essere uno. E\u0092 dono e responsabilit\u00e0, l\u0092unit\u00e0: l\u0092esserne sacramento configura la nostra missione. Richiede un cuore spogliato di ogni interesse mondano, lontano dalla vanit\u00e0 e dalla discordia; un cuore accogliente, capace di sentire con gli altri e anche di considerarli pi\u00f9 degni di se stessi. Cos\u00ec ci consiglia l\u0092apostolo.<\/div>\n<div><\/div>\n<div>In questa prospettiva suonano quanto mai attuali le parole con cui, esattamente cinquant\u0092anni fa, il Venerabile Papa Paolo VI \u0096 che avremo la gioia di proclamare beato il prossimo 19 ottobre, a conclusione del Sinodo Straordinario dei Vescovi sulla famiglia \u0096 si rivolgeva proprio ai membri della Conferenza Episcopale Italiana e poneva come \u0093questione vitale per la Chiesa\u0094 il servizio all\u0092unit\u00e0: \u0093E\u0092 venuto il momento (e dovremmo noi dolerci di ci\u00f2?) di dare a noi stessi e di imprimere alla vita ecclesiastica italiana un forte e rinnovato spirito di unit\u00e0\u0094. Vi sar\u00e0 dato oggi questo discorso. E\u0092 un gioiello. E\u0092 come se fosse stato pronunciato ieri, \u00e8 cos\u00ec.<\/div>\n<div><\/div>\n<div>Ne siamo convinti: la mancanza o comunque la povert\u00e0 di comunione costituisce lo scandalo pi\u00f9 grande, l\u0092eresia che deturpa il volto del Signore e dilania la sua Chiesa. Nulla giustifica la divisione: medio cedere, meglio rinunciare \u0096 disposti a volte anche a portare su di s\u00e9 la prova di un ingiustizia \u0096 piuttosto che lacerare la tunica e scandalizzare il popolo santo di Dio.<\/div>\n<div><\/div>\n<div>Per questo, come Pastori, dobbiamo rifuggire da tentazioni che diversamente ci sfigurano: la gestione personalistica del tempo, quasi potesse esserci un benessere a prescindere da quello delle nostre comunit\u00e0; le chiacchiere, le mezze verit\u00e0 che diventano bugie, la litania delle lamentele che tradisce intime delusioni; la durezza di chi giudica senza coinvolgersi e il lassismo di quanti accondiscendono senza farsi carico dell\u0092altro. Ancora: il rodersi della gelosia, l\u0092accecamento indotto dall\u0092invidia, l\u0092ambizione che genera correnti, consorterie, settarismo: quant\u0092\u00e8 vuoto il cielo di chi \u00e8 ossessionato da se stesso \u0085 E, poi, il ripiegamento che va a cercare nelle forme del passato le sicurezze perdute; e la pretesa di quanti vorrebbero difendere l\u0092unit\u00e0 negando le diversit\u00e0, umiliando cos\u00ec i doni con cui Dio continua a rendere giovane e bella la sua Chiesa\u0085<\/div>\n<div><\/div>\n<div>Rispetto a queste tentazioni, proprio l\u0092esperienza ecclesiale costituisce l\u0092antidoto pi\u00f9 efficace. Promana dall\u0092unica Eucaristia, la cui forza di coesione genera fraternit\u00e0, possibilit\u00e0 di accogliersi, perdonarsi e camminare insieme; Eucaristia, da cui nasce la capacit\u00e0 di far proprio un atteggiamento di sincera gratitudine e di conservare la pace anche nei momenti pi\u00f9 difficili: quella pace che consente di non lasciarsi sopraffare dai conflitti \u0096 che poi, a volte, si rivelano crogiolo che purifica \u0096 come anche di non cullarsi nel sogno di ricominciare sempre altrove.<\/div>\n<div><\/div>\n<div>Una spiritualit\u00e0 eucaristica chiama a partecipazione e collegialit\u00e0, per un discernimento pastorale che si alimenta nel dialogo, nella ricerca e nella fatica del pensare insieme: non per nulla Paolo VI, nel discorso citato \u0096 dopo aver definito il Concilio \u0093una grazia\u0094, \u0093un\u0092occasione unica e felice\u0094, \u0093un incomparabile momento\u0094, \u0093vertice di carit\u00e0 gerarchica e fraterna\u0094, \u0093voce di spiritualit\u00e0, di bont\u00e0 e di pace al mondo intero\u0094 \u0096 ne addita, quale \u0093nota dominante\u0094, la \u0093libera e ampia possibilit\u00e0 d\u0092indagine, di discussione e di espressione\u0094. E questo \u00e8 importante, in un\u0092assemblea. Ognuno dice quello che sente, in faccia, ai fratelli; e questo edifica la Chiesa, aiuta. Senza vergogna, dirlo, cos\u00ec\u0085<\/div>\n<div><\/div>\n<div>E\u0092 questo il modo, per la Conferenza episcopale, di essere spazio vitale di comunione a servizio del\u0092unit\u00e0, nella valorizzazione delle diocesi, anche delle pi\u00f9 piccole. A partire dalle Conferenze regionali, dunque, non stancatevi di intessere tra voi rapporti all\u0092insegna dell\u0092apertura e della stima reciproca: la forza di una rete sta in relazioni di qualit\u00e0, che abbattono le distanze a avvicinano i territori con il confronto, lo scambio di esperienze, la tensione alla collaborazione.<\/div>\n<div><\/div>\n<div>I nostri sacerdoti, voi lo sapete bene, sono spesso provati dalle esigenze del ministero e, a volte, anche scoraggiato dall\u0092impressione dell\u0092esiguit\u00e0 dei risultati: educhiamoli a non fermarsi a calcolare entrate e uscite, a verificare se quanto si crede di aver dato corrisponde poi al raccolto: il nostro \u0096 pi\u00f9 che di bilanci \u0096 \u00e8 il tempo di quella pazienza che \u00e8 il nome dell\u0092amore maturo, la verit\u00e0 del nostro umile, gratuito e fiducioso donarsi alla Chiesa. Puntate ad assicurare loro vicinanza e comprensione, fate che nel vostro cuore possano sentirsi sempre a casa; curatene la formazione umana, culturale, affettiva e spirituale; l\u0092Assemblea straordinaria del prossimo novembre, dedicata proprio alla vita dei presbiteri, costituisce un\u0092opportunit\u00e0 da preparare con particolare attenzione.<\/div>\n<div><\/div>\n<div>Promuovete la vita religiosa: ieri la sua identit\u00e0 era legata soprattutto alle opere, oggi costituisce una preziosa riserva di futuro, a condizione che sappia porsi come segno visibile, sollecitazione per tutti a vivere secondo il Vangelo. Chiedete ai consacrati, ai religiosi e alle religiose di essere testimoni gioiosi: non si pu\u00f2 narrare Ges\u00f9 in maniera lagnosa; tanto pi\u00f9 che, quando si perde l\u0092allegria, si finisce per leggere la realt\u00e0, la storia e la stessa propria vita sotto una luce distorta.<\/div>\n<div><\/div>\n<div>Amate con generosa e totale dedizione le persone e le comunit\u00e0: sono le vostre membra! Ascoltate il gregge. Affidatevi al suo senso di fede e di Chiesa, che si manifesta anche in tante forme di piet\u00e0 popolare. Abbiate fiducia che il popolo santo di Dio ha il polso per individuare le strade giuste. Accompagnate con larghezza la crescita di una corresponsabilit\u00e0 laicale; riconoscete spazi di pensiero, di progettazione e di azione alle donne e ai giovani: con le loro intuizioni e il loro aiuto riuscirete a non attardarvi ancora su una pastorale di conservazione \u0096 di fatto generica, dispersiva, frammentata e poco influente \u0096 per assumere, invece, una pastorale che faccia perno sull\u0092essenziale. Come sintetizza, con la profondit\u00e0 dei semplici, Santa Teresa di Ges\u00f9 Bambino: \u0093Amarlo e farlo amare\u0094. Sia il nocciolo anche degli Orientamenti per l\u0092annuncio e la catechesi che affronterete in queste giornate.<\/div>\n<div><\/div>\n<div>Fratelli, nel nostro contesto spesso confuso e disgregato, la prima missione ecclesiale rimane quella di essere lievito di unit\u00e0, che fermenta nel farsi prossimo e nelle diverse forme di riconciliazione: solo insieme riusciremo \u0096 e questo \u00e8 il tratto conclusivo del profilo del Pastore \u0096 a essere profezia del Regno.<\/div>\n<div><\/div>\n<div>3. Pastori di una Chiesa anticipo e promessa del Regno<\/div>\n<div><\/div>\n<div>A questo proposito, chiediamoci: Ho lo sguardo di Dio sulle persone e sugli eventi? \u0093Ho avuto fame\u0085, ho avuto sete\u0085, ero straniero\u0085, nudo\u0085, malato\u0085, ero in carcere\u0094 (Mt 25,31-46): temo il giudizio di Dio? Di conseguenza, mi spendo per spargere con ampiezza di cuore il seme del buon grano nel campo del mondo?<\/div>\n<div><\/div>\n<div>Anche qui, si affacciano tentazioni che, assommate a quelle su cui gi\u00e0 ci siamo soffermati, ostacolano la crescita del Regno, il progetto di Dio sulla famiglia umana. Si esprimono sulla distinzione che a volte accettiamo di fare tra \u0093i nostri\u0094 e \u0093gli altri\u0094; nelle chiusure di chi \u00e8 convinto di averne abbastanza dei propri problemi, senza doversi curare pure dell\u0092ingiustizia che \u00e8 causa di quelli altrui; nell\u0092attesa sterile di chi non esce dal proprio recinto e non attraversa la piazza, ma rimane a sedere ai piedi del campanile, lasciando che il mondo vada per la sua strada.<\/div>\n<div><\/div>\n<div>Ben altro \u00e8 il respiro che anima la Chiesa. Essa \u00e8 continuamente convertita dal Regno che annuncia e di cui \u00e8 anticipo e promessa: Regno che \u00e8 e che viene, senza che alcuno possa presumere di definirlo in modo esauriente; Regno che rimane oltre, pi\u00f9 grande dei nostri schemi e ragionamenti, o che \u0096 forse pi\u00f9 semplicemente \u0096 \u00e8 tanto piccolo, umile e nascosto nella pasta dell\u0092umanit\u00e0, perch\u00e9 dispiega la sua forza secondo i criteri di Dio, rivelati nella croce del Figlio.<\/div>\n<div><\/div>\n<div>Servire il Regno comporta di vivere decentrati rispetto a se stessi, protesi all\u0092incontro che \u00e8 poi la strada per ritrovare veramente ci\u00f2 che siamo: annunciatori della verit\u00e0 di Cristo e della sua misericordia. Verit\u00e0 e misericordia: non disgiungiamole. Mai! \u0093La carit\u00e0 nella verit\u00e0 \u0096 ci ha ricordato Papa Benedetto XVI \u0096 \u00e8 la principale forza propulsiva per il vero sviluppo di ogni persona e dell\u0092umanit\u00e0 intera\u0094 (Enc. Caritas in veritate, 1). Senza la verit\u00e0, l\u0092amore di risolve in una scatola vuota, che ciascuno riempie a propria discrezione: e \u0093un cristianesimo di carit\u00e0 senza verit\u00e0 pu\u00f2 venire facilmente scambiato per una riserva di buoni sentimenti, utili per la convivenza sociale, ma marginali\u0094, che in quanto tali non incidono sui progetti e sui processi di costruzione dello sviluppo umano (ibid., 4).<\/div>\n<div><\/div>\n<div>Con questa chiarezza, fratelli, il vostro annuncio sia poi cadenzato sull\u0092eloquenza dei gesti. Mi raccomando: l\u0092eloquenza dei gesti.<\/div>\n<div><\/div>\n<div>Come Pastori, siate semplici nello stile di vita, distaccati, poveri e misericordiosi, per camminare spediti e non frapporre nulla tra voi e gli altri.<\/div>\n<div><\/div>\n<div>Siate interiormente liberi, per poter essere vicini alla gente, attenti a impararne la lingua, ad accostare ognuno con carit\u00e0, affiancando le persone lungo le notti delle loro solitudini, delle loro inquietudini e dei loro fallimenti: accompagnatele, fino a riscaldare loro il cuore e provocarle cos\u00ec a intraprendere un cammino di senso che restituisca dignit\u00e0, speranza e fecondit\u00e0 alla vita.<\/div>\n<div><\/div>\n<div>Tra i \u0093luoghi\u0094 in cui la vostra presenza mi sembra maggiormente necessaria e significativa \u0096 e rispetto ai quali un eccesso di prudenza condannerebbe all\u0092irrilevanza \u0096 c\u0092\u00e8 innanzitutto la famiglia. Oggi la comunit\u00e0 domestica \u00e8 fortemente penalizzata da una cultura che privilegia i diritti individuali e trasmette una logica del provvisorio. Fatevi voce convinta di quella che \u00e8 la prima cellula di ogni societ\u00e0. Testimoniatene la centralit\u00e0 e la bellezza. Promuovete la vita del concepito come quella dell\u0092anziano. Sostenete i genitori nel difficile ed entusiasmante cammino educativo. E non trascurate di chinarvi con la compassione del samaritano su chi \u00e8 ferito negli affetti e vede compromesso il proprio progetto di vita.<\/div>\n<div><\/div>\n<div>Un altro spazio che oggi non \u00e8 dato di disertare \u00e8 la sala d\u0092attesa affollata di disoccupati: disoccupati, cassintegrati, precari, dove il dramma di chi non sa come portare a casa il pane si incontra con quello di chi non sa come mandare avanti l\u0092azienda. E\u0092 un\u0092emergenza storica, che interpella la responsabilit\u00e0 sociale di tutti: come Chiesa, aiutiamo a non cedere al catastrofismo e alla rassegnazione, sostenendo con ogni forma di solidariet\u00e0 creativa la fatica di quanti con il lavoro si sentono privati persino della dignit\u00e0.<\/div>\n<div><\/div>\n<div>Infine, la scialuppa che si deve calare \u00e8 l\u0092abbraccio accogliente ai migranti: fuggono dall\u0092intolleranza, dalla persecuzione, dalla mancanza di futuro. Nessuno volga lo sguardo altrove. La carit\u00e0, che ci \u00e8 testimoniata dalla generosit\u00e0 di tanta gente, \u00e8 il nostro modo vivere e di interpretare la vita: in forza di questo dinamismo, il Vangelo continuer\u00e0 a diffondersi per attrazione.<\/div>\n<div><\/div>\n<div>Pi\u00f9 in generale, le difficili situazioni vissute da tanti nostri contemporanei, vi trovino attenti e partecipi, pronto a ridiscutere un modello di sviluppo che sfrutta il creato, sacrifica le persone sull\u0092altare del profitto e crea nuove forma di emarginazione e di esclusione. Il bisogno di un nuovo umanesimo \u00e8 gridato da una societ\u00e0 priva di speranza, scossa in tante sue certezze fondamentali, impoverita da una crisi che, pi\u00f9 che economica, \u00e8 culturale, morale e spirituale.<\/div>\n<div><\/div>\n<div>Considerando questo scenario, il discernimento comunitario sia l\u0092anima del percorso di preparazione al Convegno ecclesiale nazionale di Firenze nel prossimo anno: aiuti, per favore, a non fermarsi sul piano \u0096 pur nobile \u0096 delle idee, ma inforchi occhiali capaci di cogliere e comprendere la realt\u00e0 e, quindi, strade per governarla, mirando a rendere pi\u00f9 giusta e fraterna la comunit\u00e0 degli uomini.<\/div>\n<div><\/div>\n<div>Andate incontro a chiunque chieda ragione della speranza che \u00e8 in voi: accoglietene la cultura, porgetegli con rispetto la memoria della fede e la compagnia della Chiesa, quindi i segni della fraternit\u00e0, della gratitudine e della solidariet\u00e0, che anticipano nei giorni dell\u0092uomo i riflessi della Domenica senza tramonto.<\/div>\n<div><\/div>\n<div>Cari fratelli, \u00e8 grazia il nostro convenire di questa sera e, pi\u00f9 in generale, di questa vostra assemblea; \u00e8 esperienza di condivisione e di sinodalit\u00e0; \u00e8 motivo di rinnovata fiducia nello Spirito Santo: a noi cogliere il soffio della sua voce per assecondarlo con l\u0092offerta della nostra libert\u00e0.<\/div>\n<div><\/div>\n<div>Vi accompagno con la mia preghiera e la mia vicinanza. E voi pregate per me, soprattutto alla vigilia di questo viaggio che mi vede pellegrino ad Amman, Betlemme e Gerusalemme a 50 anni dallo storico incontro tra Papa Paolo VI e il Patriarca Atenagora: porto con ma la vostra vicinanza partecipe e solidale alla Chiesa Madre e alle popolazioni che abitano la terra benedetta in cui Nostro Signore \u00e8 vissuto, morto e risorto. Grazie.<\/div>\n<\/div>\n<p style=\"text-align: right;\">\n<hr class=\"wpba_attachment_hr\"><div id='wpba_attachment_list' class='wpba wpba-wrap'>\n<ul class='wpba-attachment-list unstyled'><li id='wpba_attachment_list_5963' class='wpba-list-item pull-left'><img src='https:\/\/www.diocesisorrentocmare.it\/oldsite\/wp-content\/themes\/wp-starter-so\/icons\/document.png' width='16' height='20' class='wpba-icon pull-left'><a href='https:\/\/www.diocesisorrentocmare.it\/oldsite\/wp-content\/uploads\/sites\/2\/2018\/05\/DISCORSO-DEL-SANTO-PADRE-FRANCESCO-ALLA-66\u00aa-ASSEMBLEA-GENERALE-DELLA-CEI.docx' title='DISCORSO-DEL-SANTO-PADRE-FRANCESCO-ALLA-66\u00aa-ASSEMBLEA-GENERALE-DELLA-CEI' class='wpba-link pull-left' target=\"_blank\">DISCORSO-DEL-SANTO-PADRE-FRANCESCO-ALLA-66\u00aa-ASSEMBLEA-GENERALE-DELLA-CEI<\/a><\/li>\n<\/ul><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Aula del Sinodo Luned\u00ec, 19 maggio 2014 A me sempre ha colpito come finisce questo dialogo fra Ges\u00f9 e Pietro: \u0093Seguimi!\u0094 (Gv 21,19). 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