{"id":38111,"date":"2021-05-13T09:06:35","date_gmt":"2021-05-13T07:06:35","guid":{"rendered":"http:\/\/www.diocesisorrentocmare.it\/?post_type=wd-interventi-vesc&#038;p=38111"},"modified":"2021-06-25T18:55:12","modified_gmt":"2021-06-25T16:55:12","slug":"omelia-nel-primo-anniversario-del-vescovo-felice-cece","status":"publish","type":"wd-interventi-vesc","link":"https:\/\/www.diocesisorrentocmare.it\/oldsite\/wd-interventi-vesc\/omelia-nel-primo-anniversario-del-vescovo-felice-cece\/","title":{"rendered":"Omelia nel primo anniversario del Vescovo Felice Cece"},"excerpt":{"rendered":"","protected":false},"featured_media":0,"template":"","tags":[],"wd-tipo-interventi-vesc":[316],"class_list":["post-38111","wd-interventi-vesc","type-wd-interventi-vesc","status-publish","hentry","wd-tipo-interventi-vesc-omelia"],"better_featured_image":null,"acf":{"noah_sottotitolo_intervento_vescovo":"","noah_tipo_intervento":316,"noah_data_intervento_vescovo":"20210512","noah_autore_intervento_vescovo":"","noah_testo_intervento_vescovo":"<p style=\"text-align: center;\">OMELIA NEL PRIMO ANNIVERSARIO DEL VESCOVO FELICE CECE<\/p>\r\n<p style=\"text-align: center;\">CATTEDRALE DI SORRENTO, 12 MAGGIO 2021<\/p>\r\n<em>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Carissimi<\/em>,\r\n\r\n<strong>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 l\u2019apostolo Paolo<\/strong>, che ci fa compagnia in questa tappa del tempo pasquale decisamente orientata alla Pentecoste, ci spinge oggi a un momento di riflessione pi\u00f9 profonda, quasi una pausa necessaria prima di riprendere il cammino. Ci sentiamo tutti, dobbiamo confessarlo, alquanto disorientati. Avvertiamo attorno e dentro di noi un senso di confusione e di incertezza. Da dove ripartire? Come annunciare il Vangelo a uomini e donne che sembrano cercare altrove le ragioni della propria speranza? Sono le stesse domande che Paolo portava nel suo cuore e che esplosero drammaticamente proprio ad Atene, per l\u2019esperienza del tutto nuova che fece <strong>nell\u2019Are\u00f2pago<\/strong>. Fino a quel momento il suo annuncio si era basato sulla testimonianza delle Scritture, che nelle sinagoghe dei giudei venivano lette e commentate con assiduit\u00e0 ma che tanta resistenza purtroppo avevano causato in molti dei suoi correligionari. Anche ai pagani la buona notizia era stata predicata a partire dalle promesse dei profeti di Israele e mostrata dal vivo con la conversione di coloro che, scelti da Ges\u00f9 come suoi discepoli, ora costituivano il fondamento della Chiesa. Ma ad Atene gli veniva chiesto qualcosa di assolutamente inedito. Nuovo era infatti il contesto in cui doveva far risuonare la Parola della salvezza. Nuovo il clima culturale e religioso, totalmente estraneo al mondo dal quale egli proveniva. Nuova anche la sensibilit\u00e0 degli ascoltatori, attratti certo da ci\u00f2 che arrivava da lontano ma poco disposti a rimettere in discussione comportamenti e convinzioni ormai assodate.\r\n\r\n<strong>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Il vescovo Felice<\/strong>, che oggi ricordiamo <strong>a un anno dalla sua morte<\/strong>, ci aiuta ancora con la sua esperienza di apostolo del Vangelo e maestro della Verit\u00e0 che rende liberi, secondo la promessa di Ges\u00f9 che troviamo nel suo motto episcopale. Anche lui infatti ha dovuto fare i conti con una vera e propria conversione intellettuale, prima che pastorale. Il mondo dal quale proveniva, con le sue certezze religiose e i suoi rigorosi fondamenti filosofici e teologici, si \u00e8 scontrato con una realt\u00e0 in grande cambiamento, dove tutto veniva messo in discussione passando dall\u2019accettazione supina al rifiuto ostile per giungere poi all\u2019indifferenza diffusa. Come rimanere fedeli al Vangelo e mostrarlo nella sua perenne fecondit\u00e0? Mons. Cece non si \u00e8 tirato indietro dinanzi a questa sfida epocale e, lasciandosi ispirare dal Concilio Vaticano II, ha accettato di entrare dentro l\u2019arena e avviare un dialogo serio e profondo, proprio come San Paolo.\r\n\r\n<strong>Per l\u2019apostolo<\/strong> non era affatto facile trovare un punto di incontro. I presupposti razionali sembravano inconciliabili e le sensibilit\u00e0 religiose diametralmente opposte. Eppure egli si inoltr\u00f2 per un sentiero comune, che non poteva essere motivo di divisione o di contrasto: si present\u00f2 per annunciare quel Dio che \u201csenza conoscerlo, voi adorate\u201d (At 17, 23). <strong>Un\u2019intuizione<\/strong> sorprendente, pienamente <strong>ispirata<\/strong>: non si trattava semplicemente di catturare l\u2019attenzione o guadagnare il consenso di quell\u2019assemblea cos\u00ec lontana dal proprio mondo, ma di partire da ci\u00f2 che da sempre accomuna. Siamo tutti cercatori di Dio e in mille modi diversi esprimiamo questo bisogno spirituale insopprimibile. A partire da questa esigenza fondamentale Paolo si lasci\u00f2 guidare nel passare dal \u201cdio ignoto\u201d che gli ateniesi adoravano al \u201cSignore del cielo e della terra\u201d, che non \u00e8 \u201clontano da ciascuno di noi\u201d perch\u00e9 in lui \u201cviviamo, ci muoviamo ed esistiamo\u201d. Passaggio straordinario, che permise all\u2019evangelizzatore addirittura di citare i loro poeti: \u201cPerch\u00e9 di lui anche noi siamo stirpe\u201d (cf At 17, 24-28). Ci\u00f2 che ci unisce \u00e8 molto pi\u00f9 di ci\u00f2 che ci divide!\r\n\r\nLa ricerca di un linguaggio accessibile a tutti ha spinto <strong>anche il nostro vescovo Felice <\/strong>ad aprire sentieri fino ad allora ancora inesplorati. Il suo magistero non si \u00e8 contraddistinto solo per i saldi principi dottrinali, che pure hanno da sempre segnato il suo percorso teologico e spirituale. Egli <strong>si \u00e8 lasciato interpellare dalle situazioni<\/strong> incresciose e problematiche, che si sono succedute con un ritmo incalzante durante gli anni del suo ministero episcopale in diocesi. Nessuna realt\u00e0 gli \u00e8 rimasta estranea, anche quelle pi\u00f9 complesse e contraddittorie. Possiamo affermare con gratitudine che veramente gli stava a cuore il bene di ogni persona e nessuno mai doveva sentirsi escluso dalla sua azione pastorale. Le parole e i gesti, curati nei dettagli fino alla meticolosit\u00e0 che tanto lo distingueva e semplificati al massimo, sono stati sempre espressione di amore grande e di fiduciosa attenzione a tutti, privilegiando coloro che l\u2019opinione pubblica considerava i pi\u00f9 poveri culturalmente, socialmente, economicamente. Ha mostrato cos\u00ec a tutti il volto del Padre buono e misericordioso!\r\n\r\nRitorniamo ad Atene. <strong>L\u2019apostolo<\/strong> \u00e8 giunto <strong>al punto cruciale del suo discorso<\/strong>, perci\u00f2 si sente libero di poter alzare il tono. Ed ecco l\u2019invito forte e coraggioso a passare dall\u2019ignoranza, che identifica la divinit\u00e0 con un idolo, alla conversione, intesa come cambiamento radicale di prospettiva. Non vuole umiliare i suoi ascoltatori e neppure giudicarli per la loro fede ridotta a culto esteriore. Nessuna separazione tra cielo e terra, tra Dio e l\u2019uomo, che rimanendo essenzialmente distinti non sono pi\u00f9 distanti. Anzi \u00e8 proprio \u201cper mezzo di un uomo\u201d, Ges\u00f9 Cristo, che Egli chiama tutti a s\u00e9 in vista del giorno in cui \u201cdovr\u00e0 giudicare il mondo con giustizia\u201d. Paolo pu\u00f2 ora annunciare la Pasqua, l\u2019opera meravigliosa di Dio, il suo capolavoro. \u00c8 possibile credere in lui e consegnare a lui le sorti dell\u2019umanit\u00e0 di tutti i tempi, perch\u00e9 Dio ce ne ha dato \u201cprova sicura col risuscitarlo dai morti\u201d (cf. At 17, 29-31). L\u2019impossibile si \u00e8 verificato. La ragione, via indispensabile perch\u00e9 l\u2019uomo tenda alla trascendenza, ora pu\u00f2 aprirsi alla fede perch\u00e9 il divino ha fatto irruzione nella storia. Qui sta parlando non pi\u00f9 solamente un maestro, ma un testimone!\r\n\r\nNon \u00e8 questa, d\u2019altra parte, l\u2019eredit\u00e0 pi\u00f9 preziosa che ci ha lasciato <strong>Mons. Cece<\/strong>? <strong>Testimone <\/strong>del Risorto, <strong>annunciatore<\/strong> della speranza che nasce dalla sua Croce, <strong>servo<\/strong> del Signore la cui gloria \u00e8 impressa sul volto dei fratelli e delle sorelle pi\u00f9 deboli e bisognosi: il vescovo Felice \u00e8 diventato cos\u00ec un fedele apostolo del Vangelo, che non si \u00e8 stancato di annunciare in ogni circostanza perch\u00e9 tutti potessero vivere la gioia dell\u2019incontro con Ges\u00f9. Certo egli ha dovuto vincere la sua naturale ritrosia, che a volte poteva essere scambiata per distacco o isolamento. Ma solo chi non lo conosceva personalmente poteva cadere in questo abbaglio. La sua amabilit\u00e0, la capacit\u00e0 di tessere relazioni benevole e mai superficiali, il rispetto per l\u2019altro quasi fino all\u2019eccesso sono state virt\u00f9 da lui coltivate a partire sempre e solo dalla sua fede, schietta e profonda. L\u2019amore per il suo Signore si \u00e8 tradotto cos\u00ec in servizio fedelissimo ma non servile alla Chiesa, senza cercare altro che il bene delle singole persone e di tutto il Popolo che gli era stato affidato. Il suo stile sobrio ed essenziale, la rinuncia a ogni privilegio o forma esteriore che lo separasse dalla gente, l\u2019accoglienza di tutti a prescindere dal ruolo svolto nella societ\u00e0 e nella comunit\u00e0 cristiana: non sono per noi solo bei ricordi di una persona cara, ma annuncio luminoso della bellezza di Cristo Signore entrato nella sua vita e diventato per lui fine unico di ogni sua azione. Possiamo con gratitudine commossa applicare a lui le parole, tanto note quanto preziose e vere, di San Paolo VI a cui ha ispirato tutto il suo ministero: \u201cL\u2019uomo contemporaneo ascolta pi\u00f9 volentieri i testimoni che i maestri, o se ascolta i maestri lo fa perch\u00e9 sono dei testimoni\u201d (Evangelii nuntiandi, 41).\r\n\r\nQuale fu il risultato del discorso di <strong>Paolo ad Atene<\/strong>? Piuttosto scarso, secondo la logica del successo legato ai numeri: poche persone \u201csi unirono a lui e divennero credenti\u201d. L\u2019apostolo ha fatto l\u2019esperienza, umanamente amara, dell\u2019incomprensione: \u201clo deridevano\u201d, e del rifiuto: \u201cSu questo ti sentiremo un\u2019altra volta\u201d (cf. At 17, 32-34). Ma il mandato missionario non garantisce il successo. Ci\u00f2 che conta \u00e8 testimoniare la gioia del Vangelo, continuando a confidare nella bont\u00e0 misericordiosa del Padre celeste anche quando si deve andar via scuotendo la polvere dai piedi. Il discepolo missionario non si ferma n\u00e9 si abbatte, cedendo alla delusione o allo scoraggiamento. Prosegue con tenacia il suo cammino, che lo porter\u00e0 a Corinto, citt\u00e0 nella quale il Signore gli riveler\u00e0 di avere \u201cun popolo numeroso\u201d (At 18, 10).\r\n\r\nUn\u2019esperienza simile ha vissuto il nostro <strong>don Felice<\/strong>. Lo zelo profuso nel suo lungo episcopato al servizio di questa Chiesa diocesana, che ha amato e servito con impegno encomiabile, non gli ha permesso di raccogliere sempre frutti abbondanti. Non li ha in verit\u00e0 nemmeno mai cercati. Sua unica preoccupazione \u00e8 stata unicamente la gloria di Dio e la pace per gli uomini in Lui amati. <u>Restano le scelte profetiche<\/u>, maturate in un lungo e convinto cammino sinodale che lo ha caratterizzato fin dall\u2019inizio e consegnate alla comunit\u00e0 ecclesiale, consapevole dell\u2019autorit\u00e0 ricevuta da Dio per il bene del suo Popolo. <u>Resta il suo magistero<\/u>, illuminato e puntuale, ricco e accessibile, aperto a tutte le dimensioni della realt\u00e0 cos\u00ec variegata e complessa pur di annunciare Cristo, unico Salvatore del mondo e Redentore di ogni uomo e di tutto l\u2019uomo. <u>Resta una testimonianza luminosa<\/u>, che a distanza di un anno dalla conclusione del suo pellegrinaggio terreno rileggiamo e accogliamo con animo di figli, consapevoli di essere eredi spirituali di un patrimonio impegnativo. Possiamo farci aiutare da quanto Papa Francesco ha scritto nella Lettera Apostolica \u201cPatris corde\u201d, per il 150\u00b0 anniversario della dichiarazione di S. Giuseppe quale patrono della Chiesa universale:\r\n\r\n\u201cNella societ\u00e0 del nostro tempo, spesso i figli sembrano essere orfani di padre. Anche la Chiesa di oggi ha bisogno di padri. (\u2026) Essere padri significa introdurre il figlio all\u2019esperienza della vita, alla realt\u00e0. Non trattenerlo, non imprigionarlo, non possederlo, ma renderlo capace di scelte, di libert\u00e0, di partenze. (\u2026) La logica dell\u2019amore \u00e8 sempre una logica di libert\u00e0.\u201d (n.7).\r\n\r\nS\u00ec, <strong>il vescovo Felice<\/strong> \u00e8 stato <strong>un autentico pastore<\/strong> per la nostra Chiesa diocesana e per ciascuno di noi. Avendo risposto con generosit\u00e0 alla chiamata del Signore, egli ha dimorato nel suo amore, senza cercare mai se stesso. Ha amato tutti fino alla fine\u2026\r\n\r\nCON CUORE DI PADRE!","noah_ordine_visualizzazione":"tva","noah_tipo_video":"url","noah_url_video":"https:\/\/youtu.be\/JIT7TaIHWSA","noah_code_video":"","noah_file_video":null,"noah_tipo_audio":"url","noah_url_audio":"","noah_code_audio":"","noah_file_audio":null,"noah_pdf":""},"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v24.7 - https:\/\/yoast.com\/wordpress\/plugins\/seo\/ -->\n<title>Omelia nel primo anniversario del Vescovo Felice Cece - OLD Arcidiocesi di Sorrento - Castellammare di Stabia<\/title>\n<meta name=\"robots\" content=\"noindex, follow, max-snippet:-1, max-image-preview:large, max-video-preview:-1\" \/>\n<meta property=\"og:locale\" content=\"it_IT\" \/>\n<meta property=\"og:type\" content=\"article\" \/>\n<meta property=\"og:title\" content=\"Omelia nel primo anniversario del Vescovo Felice Cece - OLD Arcidiocesi di Sorrento - Castellammare di Stabia\" \/>\n<meta property=\"og:url\" content=\"https:\/\/www.diocesisorrentocmare.it\/oldsite\/wd-interventi-vesc\/omelia-nel-primo-anniversario-del-vescovo-felice-cece\/\" \/>\n<meta property=\"og:site_name\" content=\"OLD Arcidiocesi di Sorrento - 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