I primi preziosi frutti della Amoris Laetitia

I primi preziosi frutti della Amoris Laetitia,  l’esortazione apostolica post sinodale di Papa Francesco, cominciano a raccogliersi anche nella nostra diocesi  grazie all’importante iniziativa voluta dall’Arcivescovo, in collaborazione con l’equipe di pastorale familiare, dal titolo “Percorso di accompagnamento” e rivolta alle cosiddette famiglie ferite.
La presentazione ufficiale dell’evento si è avuta il giorno 6 maggio presso l’ex Seminario diocesano a Vico Equense.
Dopo una iniziale introduzione da parte dei responsabili diocesani della pastorale familiare, Annaluce e Libero Berrino, l’Arcivescovo ha rivolto il suo saluto di benvenuto alle numerose persone presenti.
Nel suo intervento ha sottolineato la bellezza dell’accoglienza e la gioia dell’incontro, quale momento privilegiato di reciproco arricchimento e conoscenza, da inserire in un percorso di crescita e maturazione per l’intera comunità ecclesiale diocesana. Il focus è stato rivolto soprattutto sulla metafora del camminare insieme. Due i passaggi particolarmente significativi dell’intervento di Mons. Alfano:
1.                 in questa iniziativa diocesana a favore delle famiglie è la stessa Chiesa locale a mettersi in gioco, ad interrogarsi e a riconoscere la parte di colpa per le incomprensioni e le chiusure del passato, a cui intende porre rimedio attraverso una nuova coscienza e una nuova prassi ecclesiale centrate sull’ Amore e la Misericordia del Vangelo. “ Non siamo ancora pronti” ha detto l’Arcivescovo “ma vogliamo provarci camminando insieme”.  Con grande umiltà e coraggio è stato dunque riconosciuto che in passato  la pastorale della chiesa è stata spesso inadeguata, incapace di leggere il dramma interiore di tante coppie ferite, talvolta causa essa stessa di sofferenza. Tale autocritica si colloca nel solco tracciato da Papa Francesco ed è coerente con quanto affermato dal Pontefice nella Sua ultima esortazione : “abbiamo presentato un ideale teologico del matrimonio troppo astratto, quasi artificiosamente costruito, lontano dalla situazione concreta e dalle effettive possibilità delle famiglie come sono”[1] . Il Papa ha esortato tutta la Chiesa ad avere il coraggio di proporre una “pastorale positiva, accogliente che rende possibile un approfondimento graduale delle esigenze del Vangelo”[2] lontana da ogni forma di rigido e chiuso dogmatismo. Il Papa insiste continuamente sul fatto che bisogna “ smettere di pretendere dalle relazioni interpersonali una perfezione, una purezza di intenzioni e una coerenza che potremo trovare solo nel Regno definitivo”[3].
La Chiesa deve poter di nuovo far risplendere luminoso il caldo abbraccio della Misericordia di Dio e rendersi trasparente a tale Amore riversandolo  in particolare in tutte le situazioni di disagio, di povertà, toccando e sanando le ferite dei cuori soprattutto di chi vive ai margini e nelle periferie esistenziali. Nessuno è escluso dalla Misericordia di Dio e attraverso il discernimento è possibile valutare caso per caso fin dove è possibile spingersi per poter ricostituire la piena comunione ecclesiale (Eucaristia) delle coppie ferite. La parola chiave è discernimento. Per poter districare il nodo concettuale della piena integrazione nella comunione ecclesiale di queste nostri fratelli “feriti”, non c’è altra chiave ermeneutica se non quella dell’Amore e del discernimento.
2.                 “Tutti siamo peccatori”, ha affermato Mons. Alfano, e nessuno può ritenersi superiore e porsi in cattedra nel rapporto con gli altri. L’approccio metodologico da seguire, nel percorso appena iniziato, è dunque quello dell’ascolto reciproco, dell’accompagnamento, del camminare insieme alla ricerca dei tesori nascosti della Grazia e dell’Amore infinito del Padre. Si è trattato di una conferma e di un riconoscimento, di quanto emerso negli incontri preparatori della equipe diocesana di pastorale familiare, nei quali è stato più volte sottolineato il criterio della reintegrazione e della valorizzazione del vissuto esperienziale delle coppie ferite: esse non sono destinatarie passive delle attenzioni pastorali della Chiesa ma sono le protagoniste di tale azione, nel senso di assumere in positivo le loro sofferenze a beneficio di tutto il corpo ecclesiale. La loro storia può insegnare tanto alle giovani coppie che si avvicinano al matrimonio ed è una risorsa da non disperdere, una ricchezza da non dilapidare. E’ la logica dell’imparare dall’errore ben sapendo che “ogni crisi nasconde una buona notizia che occorre saper ascoltare affinando l’udito del cuore”.[4] Sono  escluse da tale percorso di accompagnamento tutte le forme di giudizio e di condanna, di discriminazione e di chiusura, di cinico dogmatismo che calpesti la libertà e le coscienze delle persone.
Questa prima parte dell’incontro si è chiusa con l’intervento di don Antonino De Maio, corresponsabile del Servizio di Pastorale Familiare Diocesano, che ha introdotto gli altri due momenti della serata, il concerto di archi e il momento di convivialità, ed ha tracciato per grosse linee il progetto pastorale che l’Arcidiocesi intende realizzare per le famiglie “ferite”. La presentazione dettagliata del percorso da intraprendere sarà fatta il 2 giugno prossimo, nell’ex Seminario Diocesano di Castellammare a Scanzano, nell’ambito di una giornata di ritiro, con la presenza del nostro Arcivescovo.
Il concerto tenuto dalla Camerata Sorrentina, che con generosa sensibilità si è esibita per gli ospiti, è stato un momento emozionante; l’ascolto della musica ha fortemente contribuito a rafforzare il clima di fraternità, creando una condizione ideale per il momento di convivialità festoso e nello stesso tempo profondo, ricco di amore vicendevole, organizzato grazie alla generosità di tanti, ristoratori, chef, catering, fiorai, volontari.
Nel tempo in cui si è intrattenuto con gli ospiti, sia all’inizio lungo i viali del seminario e sia durante la cena, girando tra i tavoli e conversando amabilmente con tutti, l’Arcivescovo ha mostrato concretamente l’autentico volto materno della chiesa e il nuovo stile pastorale voluto fortemente da Papa Francesco. Numerosi colloqui, informali, ma veri e profondi, si sono avuti con lui durante la cena. Al di là delle parole, è nei fatti, nei gesti concreti, nei sorrisi e nelle strette di mano, nelle foto scattate insieme, che è possibile creare relazioni umane di vera amicizia in cui sono abbattute artificiose barriere e superate distanze e incomprensioni.
Alcuni dettagli (l’invito personale fatto recapitare a tutti coloro che hanno aderito all’evento, la rosa con pergamena regalata alle signore presenti, il servizio ai tavoli con la cura dei particolari nella preparazione della sala) hanno reso più piacevole la serata creando un clima familiare di accoglienza e di condivisione.
 
La serata si è conclusa con l’invito a tutti i partecipanti per il 2 giugno alle ore 10 presso l’ex Seminario Diocesano di Scanzano a Castellammare. Naturalmente, a tale incontro potranno intervenire anche coloro che, interessati al percorso per le famiglie ferite, non hanno potuto partecipare il 6 maggio. Per info ed adesioni, si può scrivere a famiglia@diocesisorrentocmare.it.
 
Dai commenti raccolti tra i convenuti all’incontro con l’Arcivescovo dell’altra sera, si è potuto percepire un sentimento di gratitudine e di speranza per questa nuova stagione dello Spirito. Iniziative come queste riconciliano tutto il corpo ecclesiale ed è stato bellissimo poter sperimentare una identica sensibilità pastorale che ci ha riuniti attorno al nostro Vescovo, testimoniando il vero volto della Chiesa.
L’altra sera a tutti noi è toccato di poter sperimentare un po’ dell’Amore e della Misericordia di Dio.
 


[1] Amoris Laetitia 36
[2] Amoris Laetitia 38
[3] Amoris Laetitia 325
[4] Amoris Laetitia 232                                 

 

L’èquipe diocesana del servizio di Pastorale della Famiglia