Il racconto della “Messa Crismale”

Sul corso Italia la gente passeggia normalmente, c’è un bel sole e qualcuno già inizia a sperare in una primavera che finalmente si presenti “con tutti i sentimenti”. Qualcuno gusta un gelato, un altro sorride in compagnia, altri sono assorti nei propri pensieri, altri distratti passano davanti a me, altri ancora chiedono informazioni sulle processioni.
 
Sembrerebbe tutto come sempre se non fosse per qualche piccolo stormo di donne col capo coperto e per qualche strano individuo con abiti neri e svolazzanti: sembrano andare tutti nello stesso posto. Io resto al tavolino del bar a bere un caffè e a fumare la mia pipa mentre vedo scorrere la vita.
 
Ecco però che di colpo compaiono tutti insieme degli uomini vestiti di bianco messi in fila, se non fosse per la stazza di alcuni di loro e per il parlottare di altri, penserei addirittura ad una parata militare ma no, non sono militari. Li seguo e mi trovo in un posto riempito di marmi, ori, stucchi, luci e canti, mi lascio spingere dalla calca di persone lì rintanata e decido di fermarmi un po’ qui per capire di che risma sia questa gente, magari avrò qualcosa da raccontare una volta tornato a casa.
 
Resto in piedi accanto all’ingresso per tutto il tempo ma a dire il vero, non è che ci capisca poi molto, gli uomini “bianchi” sono in fondo all’edificio fanno la loro parte ma non mi è chiaro il motivo. Qualcosa però ruba la mia attenzione: degli olii presentati al capo degli “uomini bianchi”, del pane e del vino offerti su di una grande mensa di marmo. Ma più di tutto mi attirano le parole! Dicono prestate da un certo Gesù. Sono davvero grosse, impegnative, quasi imbarazzanti direi! Ma sanno davvero di cosa stanno parlando? Bisogna essere folli o arroganti per fare sul serio.
 
Ormai sono fuori, tutto è finito, l’assemblea si è sciolta e molti sorrisi si incrociano, abbracci si scambiano, sembrano vecchi amici ritrovati ed io riesco a pensare solo ad una cosa…chissà se ci credono davvero in quelle parole.