Mons. Alfano: “Chi incontra Dio si apre ad una vita nuova”

Domenica 6 gennaio ci presenta un passo del vangelo di Matteo:

Nato Gesù a Betlemme di Giudea, al tempo del re Erode, ecco, alcuni Magi vennero da oriente a Gerusalemme e dicevano: «Dov’è colui che è nato, il re dei Giudei? Abbiamo visto spuntare la sua stella e siamo venuti ad adorarlo». All’udire questo, il re Erode restò turbato e con lui tutta Gerusalemme. Riuniti tutti i capi dei sacerdoti e gli scribi del popolo, si informava da loro sul luogo in cui doveva nascere il Cristo. Gli risposero: «A Betlemme di Giudea, perché così è scritto per mezzo del profeta: “E tu, Betlemme, terra di Giuda, non sei davvero l’ultima delle città principali di Giuda: da te infatti uscirà un capo che sarà il pastore del mio popolo, Israele”».
Allora Erode, chiamati segretamente i Magi, si fece dire da loro con esattezza il tempo in cui era apparsa la stella e li inviò a Betlemme dicendo: «Andate e informatevi accuratamente sul bambino e, quando l’avrete trovato, fatemelo sapere, perché anch’io venga ad adorarlo».
Udito il re, essi partirono. Ed ecco, la stella, che avevano visto spuntare, li precedeva, finché giunse e si fermò sopra il luogo dove si trovava il bambino. Al vedere la stella, provarono una gioia grandissima. Entrati nella casa, videro il bambino con Maria sua madre, si prostrarono e lo adorarono. Poi aprirono i loro scrigni e gli offrirono in dono oro, incenso e mirra. Avvertiti in sogno di non tornare da Erode, per un’altra strada fecero ritorno al loro paese.

Su questo passo del Vangelo, ci offre una riflessione, il nostro arcivescovo, mons. Francesco Alfano:

Protagonisti del vangelo proposto dalla liturgia per l’Epifania sono i magi.

Personaggi misteriosi che hanno esercitato tanto fascino nella letteratura, nella fantasia di tutti. Il vangelo ce li presenta così, come personaggi che venendo da lontano, non appartenendo al popolo di Israele cercano il re. Cercano una presenza divina attraverso le loro credenze, attraverso i segni che hanno scrutato la stella nel cielo. Cercano e chiedono aiuto a Gerusalemme. “Dove si trova il Re dei giudei che è nato?” Si turba, la città che dovrebbe gioire, custodendo le premesse, attendendo il Messia che viene, è presa dalla paura. Lo stesso potere esprime questa incertezza. Erode si lascia prendere insieme alla città, insieme al tutto il popolo, dalla paura di un contendente, di qualcuno che potrebbe togliergli il posto ed essere Re per sempre. Chiede, si informa, scruta, si fa aiutare dalle scritture attraverso gli esperti che dicono “Si è vero, ma non qui. A Betlemme” dovrebbe nascere e nascerà il Re, il promesso dalla tradizione e dalle scritture. Erode, con il suo turbamento continua ad ingannare. Vorrebbe andare anche lui dice ai magi. Si, i magi. Restano loro i protagonisti dinanzi a questa confusione e a questa chiusura non si fermano, riprendono il cammino, la stella che rivedono nel cielo procura nei loro cuori grandissima gioia. Sono dei veri cercatori di Dio. Tutti quelli che cercano Dio anche dinanzi agli ostacoli sanno gioire nel riconoscere i segni che il Signore gli offre. Quando entrano nella casa e vedono Maria, Giuseppe e il bambino, non hanno paura ad adorarlo, a prostrarsi ai suoi piedi, a riconoscere in quel bimbo una realtà più, un mistero che essi stessi non sanno spiegare. Una presenza divina. I doni che offrono – oro, incenso, mirra – esprimono la consapevolezza di stare davanti ad un re, davanti a colui che rimanda a qualche cosa di assolutamente incomprensibile. È l’inizio di tempi nuovi. Torneranno a casa per un’altra via, per non cadere nella trappola del potere politico, religioso. Torneranno a casa con il cuore colmo di gioia e potranno nella loro vita avere questa certezza e condividerla con gli altri. Non sappiamo come, quando e cosa è successo nella loro vita. Ci basta sapere che chi cerca Dio, raggiunto dalla gioia di averlo incontrato si apre ad una vita nuova.