Mons. Alfano: “Con il dono dello Spirito, testimoni di gioia”

Domenica 8 maggio, in cui celebriamo la solennità dell’Ascensione, ci presenta un passo del Vangelo di Luca:
 
 
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Così sta scritto: il Cristo patirà e risorgerà dai morti il terzo giorno, e nel suo nome saranno predicati a tutti i popoli la conversione e il perdono dei peccati, cominciando da Gerusalemme. Di questo voi siete testimoni. Ed ecco, io mando su di voi colui che il Padre mio ha promesso; ma voi restate in città, finché non siate rivestiti di potenza dall’alto».
Poi li condusse fuori verso Betània e, alzate le mani, li benedisse. Mentre li benediceva, si staccò da loro e veniva portato su, in cielo. Ed essi si prostrarono davanti a lui; poi tornarono a Gerusalemme con grande gioia e stavano sempre nel tempio lodando Dio.
 
Su questo passo del vangelo ci offre un pensiero il nostro arcivescovo, mons. Francesco Alfano:
“La festa dell’Ascensione: il Vangelo ci riporta agli ultimi incontri, dialoghi, istanti, potremmo dire del rapporto fisico tra i discepoli e Gesù il Risorto, che oramai si sottrae non solo allo sguardo: non lo vedranno più, dovranno imparare loro, come anche noi, a camminare alla sua presenza in modo nuovo per mezzo del dono dello Spirito. Così Gesù si congeda dalla storia terrena ma non dalla sua presenza in mezzo a noi. Il dono dello Spirito è la sua promessa. I discepoli, con il dono dello Spirito, potranno testimoniare la loro fede, annunciare il Vangelo, raccontare quello che è successo e che può accadere anche agli altri: la conversione, il perdono dei peccati, la fraternità, la comunione; insomma, una vita nuova. Ma Gesù pone una condizione: i discepoli in attesa del dono dello Spirito dovranno rimanere uniti. ‘Ma voi restate in città’, leggiamo nel Vangelo di Luca e così impariamo anche noi ad accogliere quotidianamente il dono che Cristo Risorto ci fa – il suo Spirito -, e che la liturgia ci fa sperimentare in un modo forte e intenso nell’Ascensione e nella Pentecoste.
‘Ma voi restate in città’ è una condizione chiara ed esigente. Gesù non chiede ai discepoli di rimanere chiusi dentro in un atteggiamento passivo, rassegnato; al contrario, si tratta di attendere con fiducia senza isolarsi, si tratta in altri termini di cercare illuminati dalla fede pasquale i luoghi, le situazioni, i tempi in cui il Signore si manifesta alla comunità radunata nel suo nome e alla vita degli uomini e delle donne che continuano la loro storia quotidiana forse senza nemmeno accorgersi di quello che sta accadendo ma visitati da Lui. Restare in città è una condizione allora indispensabile, imprescindibile per l’annuncio missionario del Vangelo. Possiamo dire che il Vangelo è nato da questa scelta dei discepoli di non scappare, di continuare a vivere gomito a gomito la ferialità della propria terra, della propria gente con la quale hanno vissuto momenti belli e difficili, anzi drammatici. Solo questa condivisione, questo ‘abitare’ la città che Dio ci dona quotidianamente consente a loro all’inizio, a noi oggi, di ricevere il dono dello Spirito e di diventare testimoni di gioia”.