Mons. Alfano: “Dio non viene mai meno”

La V Domenica di Quaresima, il 22 marzo, presenta un passo del Vangelo di Giovanni:
In quel tempo, tra quelli che erano saliti per il culto durante la festa c’erano anche alcuni Greci. Questi si avvicinarono a Filippo, che era di Betsàida di Galilea, e gli domandarono: «Signore, vogliamo vedere Gesù».
Filippo andò a dirlo ad Andrea, e poi Andrea e Filippo andarono a dirlo a Gesù. Gesù rispose loro: «È venuta l’ora che il Figlio dell’uomo sia glorificato. In verità, in verità io vi dico: se il chicco di grano, caduto in terra, non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto. Chi ama la propria vita, la perde e chi odia la propria vita in questo mondo, la conserverà per la vita eterna. Se uno mi vuole servire, mi segua, e dove sono io, là sarà anche il mio servitore. Se uno serve me, il Padre lo onorerà. Adesso l’anima mia è turbata; che cosa dirò? Padre, salvami da quest’ora? Ma proprio per questo sono giunto a quest’ora! Padre, glorifica il tuo nome».
Venne allora una voce dal cielo: «L’ho glorificato e lo glorificherò ancora!».
La folla, che era presente e aveva udito, diceva che era stato un tuono. Altri dicevano: «Un angelo gli ha parlato». Disse Gesù: «Questa voce non è venuta per me, ma per voi. Ora è il giudizio di questo mondo; ora il principe di questo mondo sarà gettato fuori. E io, quando sarò innalzato da terra, attirerò tutti a me». Diceva questo per indicare di quale morte doveva morire.
Su questo ci offre un pensiero il nostro arcivescovo, mons. Francesco Alfano: “La Pasqua si avvicina e la parola di Gesù ci viene in aiuto: seguiamo Lui sulla via della croce. Cerchiamo di entrare nel Suo animo: come si è preparato a vivere il momento estremo del sacrificio? La Sua parola ci illumina: il chicco di grano, se cade in terra e muore, produce molto frutto. Gesù si è valutato come un chicco di grano, che cade in terra e muore: sembra destinato al fallimento totale, ma da questo sacrificio estremo viene la vita. Potremmo pensare: una gioia grande; invece Gesù ci sconcerta con la Sua parola, con cui ci rivela quello che vivrà nell’orto: il turbamento. Di che turbamento si tratta? Com’è possibile seguire Gesù che viene attraversato dal turbamento? Questa è la nostra esperienza di creature che tremano quando sono insidiate. Gesù vive fino in fondo il turbamento, come chiunque nella prova. Come non pensare ai tanti uomini e donne, anziani, adulti, ragazzi e bambini, che vengono perseguitati e uccisi per la fede? C’è il dolore, la sofferenza, ma anche la certezza – ecco il grande annuncio che nasce dalla testimonianza di Gesù – che Dio non viene meno, che Egli rimane accanto: tutto potranno togliermi, persino la vita, ma non il rapporto con Dio. Gesù glorifica il Padre, che gli sarà vicino. Apre così anche a noi la via per essere una sola cosa in Lui, per crescere nella fede, per invocare umilmente il Suo Spirito, nella straordinaria, forte, incrollabile certezza che nulla ci potrà mai più separare da Lui”.