Mons. Alfano: fai parte del disegno di Dio, Egli vuole l’unità

Domenica 8 ottobre ci presenta un passo del vangelo di Matteo:
 
In quel tempo, Gesù disse ai capi dei sacerdoti e agli anziani del popolo: «Ascoltate un’altra parabola: c’era un uomo, che possedeva un terreno e vi piantò una vigna. La circondò con una siepe, vi scavò una buca per il torchio e costruì una torre. La diede in affitto a dei contadini e se ne andò lontano. 
Quando arrivò il tempo di raccogliere i frutti, mandò i suoi servi dai contadini a ritirare il raccolto. Ma i contadini presero i servi e uno lo bastonarono, un altro lo uccisero, un altro lo lapidarono. Mandò di nuovo altri servi, più numerosi dei primi, ma li trattarono allo stesso modo. 
Da ultimo mandò loro il proprio figlio dicendo: “Avranno rispetto per mio figlio!”. Ma i contadini, visto il figlio, dissero tra loro: “Costui è l’erede. Su, uccidiamolo e avremo noi la sua eredità!”. Lo presero, lo cacciarono fuori dalla vigna e lo uccisero. 
Quando verrà dunque il padrone della vigna, che cosa farà a quei contadini?». 
Gli risposero: «Quei malvagi, li farà morire miseramente e darà in affitto la vigna ad altri contadini, che gli consegneranno i frutti a suo tempo». 
E Gesù disse loro: «Non avete mai letto nelle Scritture: “La pietra che i costruttori hanno scartato è diventata la pietra d’angolo; questo è stato fatto dal Signore ed è una meraviglia ai nostri occhi”? Perciò io vi dico: a voi sarà tolto il regno di Dio e sarà dato a un popolo che ne produca i frutti».
 
Su questo passo del Vangelo, ci offre una riflessione, il nostro arcivescovo, mons. Francesco Alfano:
Ancora una parabola che ha per oggetto la vigna. Tante volte i profeti presentano la vigna come la nostra condizione di famiglia, comunità, popolo amato dal Signore. E questa volta Gesù, rivolgendosi ancora una volta ai capi del popolo, racconta una parabola che ci mette un po’ in imbarazzo. perché questo uomo che costruisce la sua vigna, che la cura, che la mette in condizione di portare frutto, a suo tempo li vuole anche raccogliere, manda i servi. I contadini reagiscono male. Gesù nelle parabole provoca in modo molto forte e così ci mette dentro una storia che ci porterebbe da una parte a esprimere un giudizio dall’altra, ancor prima, a rivedere il nostro comportamento. Questi contadini in modo inspiegabile reagiscono male, mandano via i servi, li maltrattano o addirittura li uccidono. Cosa fa il padrone? Manda altri servi. La stessa reazione e cosa fa il padrone? Addirittura manda il suo figlio. E’ evidente per noi che Gesù, raccontando questa parabola, come fa spesso, rimanda all’atteggiamento che Dio ha con noi. Siamo noi dentro la storia di questa parabola, siamo noi chiamati in causa per rivedere il nostro atteggiamento e il nostro comportamento concreto non solo nei confronti di Dio, ma nei confronti della storia, delle vicende, dei doni che egli ci fa, del suo figlio. Il figlio viene cacciato fuori dalla vigna e ucciso fuori della vigna. Certo, la domanda che Gesù fa ai capi è insidiosa: cosa farà il padrone dinanzi a questi contadini prepotenti e violenti? La risposta che danno è negativa, dovrà rendere conto e dovrà chiedere conto ancora di più. Li ucciderà, sarà veramente severo nei loro confronti. In fondo è quello che hanno fatto loro, nei confronti di tutti coloro che Dio ha mandato i profeti e soprattutto del suo figlio. Stanno parlando di se stessi, quante volte pensiamo di giudicare gli altri e in realtà esprimiamo ciò che portiamo dentro. Questo è l’atteggiamento di Dio. Gesù citando le scritture, la pietra scartata che invece viene scelta come pietra angolare, rimanda ad un progetto più grande. Dio non si ferma dinanzi al rifiuto, coloro che rifiutano possono rimanere fuori, rischiare di non far parte di questo progetto di Dio che è per la vita, che è per la comunità riunita nel suo nome, in modo familiare, solidale, con una responsabilità grande. Ma chi accetta di costruire su questa pietra, diventa corresponsabile, partecipe con Dio del suo progetto d’amore. Come rispondiamo noi? Non si tratta di dire un si o un no, si tratta di rivedere l’atteggiamento personale, comunitario, ecclesiale dinanzi a un disegno più grande. C’è una pietra angolare, c’è Cristo a cui poter fare riferimento, se lo rifiutiamo nella nostra vita quotidiana, anche nella nostra comunità, potremmo fare tante cose e trovarci fuori dal disegno di Dio, che vuole l’unità di tutta la famiglia umana, dove nessuno può mai essere escluso.