Mons. Alfano: “Impariamo a camminare con la nostra comunità per essere testimoni di Gesù”

Domenica 8 aprile ci presenta un passo del vangelo di Giovanni:
 
La sera di quel giorno, il primo della settimana, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, stette in mezzo e disse loro: «Pace a voi!». Detto questo, mostrò loro le mani e il fianco. E i discepoli gioirono al vedere il Signore. 
Gesù disse loro di nuovo: «Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi». Detto questo, soffiò e disse loro: «Ricevete lo Spirito Santo. A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati».
Tommaso, uno dei Dodici, chiamato Dìdimo, non era con loro quando venne Gesù. Gli dicevano gli altri discepoli: «Abbiamo visto il Signore!». Ma egli disse loro: «Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il mio dito nel segno dei chiodi e non metto la mia mano nel suo fianco, io non credo».
Otto giorni dopo i discepoli erano di nuovo in casa e c’era con loro anche Tommaso. Venne Gesù, a porte chiuse, stette in mezzo e disse: «Pace a voi!». Poi disse a Tommaso: «Metti qui il tuo dito e guarda le mie mani; tendi la tua mano e mettila nel mio fianco; e non essere incredulo, ma credente!». Gli rispose Tommaso: «Mio Signore e mio Dio!». Gesù gli disse: «Perché mi hai veduto, tu hai creduto; beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!».
Gesù, in presenza dei suoi discepoli, fece molti altri segni che non sono stati scritti in questo libro. Ma questi sono stati scritti perché crediate che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio, e perché, credendo, abbiate la vita nel suo nome. 
 
Su questo passo del Vangelo, ci offre una riflessione, il nostro arcivescovo, mons. Francesco Alfano:
Tommaso non era con loro.
Così come ogni anno l’ottava di Pasqua la liturgia ci riporta all’esperienza incredibile, inattesa, indescrivibile che hanno vissuto i discepoli nella Pasqua del Signore. Non era con loro Tommaso in questo momento straordinario quando il Risorto, a porte chiuse, ha vinto la loro paura, si è fatto vedere, ha aperto i loro animi alla gioia della Pasqua, gli ha fatto sentire forte il perdono dei peccati, il dono dello Spirito, l’invio in missione. Una cosa dopo l’altra di quello che avevano sentito, a cui si erano preparati ma che ora era tutto sfuggito di mano, con la morte e con la sepoltura. Ma Tommaso non era con loro ed è bene che la liturgia ci rimanda ogni anno alla fatico dello stare insieme, dell’accogliere, del seguire, del capire le difficoltà, le incertezze, i dubbi. Tommaso in questo modo ci inquieta. Anche nella gioia della Pasqua non viene a rovinarla, viene a renderla più vera. E la gioia non è completa perché Tommaso non era con loro. In questo modo lui rimanda il cammino gioioso, pasquale, serio, forte delle nostre comunità, all’attenzione di chi non ce la fa, all’ascolto di chi si sente ignorato, incompreso, escluso. Tommaso avverte l’esigenza più che legittima, nonostante l’incomprensione, la non fiducia nei confronti della testimonianza del gruppo degli apostoli, l’esigenza di incontrare il Signore. Ad essere davanti a Lui, a faccia a faccia, a tu per tu. Ecco il vedere, il toccare, un’esperienza che ci riguarda come esseri umani, la quale anche il nostro cammino di fede, per tanti è così anche oggi nelle nostre comunità, e per tanti che fanno addirittura fatica ad entrare nel vivo di questo cammino ecclesiale di fede. C’è bisogno di un incontro diretto, personale con il Signore. Ma lo si può fare da soli, ignorando e addirittura escludendo gli altri? Tommaso incontrerà il Signore ma non da solo, insieme ai discepoli senza nemmeno volerlo o pensarlo ma quando accetta il vangelo ce lo indica senza richiamare i passi, le motivazioni, il cammino che ha fatto. Qui è possibile l’incontro, nella comunità con i suoi limiti, con i suoi momenti oscuri. Il toccare, il vedere, non sarà nemmeno più necessario, è la professione di fede più piena e più alta. Ma Tommaso dovrà imparare a camminare con la comunità, come noi, per essere anche oggi testimoni credibili e gioiosi del Signore Risorto.