Mons. Alfano: La nostra vita, un terreno buono da coltivare

Domenica 16 luglio ci presenta un passo del vangelo di Matteo:
 
Quel giorno Gesù uscì di casa e sedette in riva al mare. Si radunò attorno a lui tanta folla che egli salì su una barca e si mise a sedere, mentre tutta la folla stava sulla spiaggia.
Egli parlò loro di molte cose con parabole. E disse: «Ecco, il seminatore uscì a seminare. Mentre seminava, una parte cadde lungo la strada; vennero gli uccelli e la mangiarono. Un’altra parte cadde sul terreno sassoso, dove non c’era molta terra; germogliò subito, perché il terreno non era profondo, ma quando spuntò il sole fu bruciata e, non avendo radici, seccò. Un’altra parte cadde sui rovi, e i rovi crebbero e la soffocarono. Un’altra parte cadde sul terreno buono e diede frutto: il cento, il sessanta, il trenta per uno. Chi ha orecchi, ascolti».
Gli si avvicinarono allora i discepoli e gli dissero: «Perché a loro parli con parabole?». Egli rispose loro: «Perché a voi è dato conoscere i misteri del regno dei cieli, ma a loro non è dato. Infatti a colui che ha, verrà dato e sarà nell’abbondanza; ma a colui che non ha, sarà tolto anche quello che ha. Per questo a loro parlo con parabole: perché guardando non vedono, udendo non ascoltano e non comprendono. 
Così si compie per loro la profezia di Isaìa che dice:
“Udrete, sì, ma non comprenderete, guarderete, sì, ma non vedrete.
Perché il cuore di questo popolo è diventato insensibile, sono diventati duri di orecchi e hanno chiuso gli occhi, perché non vedano con gli occhi, non ascoltino con gli orecchi e non comprendano con il cuore e non si convertano e io li guarisca!”.
Beati invece i vostri occhi perché vedono e i vostri orecchi perché ascoltano. In verità io vi dico: molti profeti e molti giusti hanno desiderato vedere ciò che voi guardate, ma non lo videro, e ascoltare ciò che voi ascoltate, ma non lo ascoltarono!
Voi dunque ascoltate la parabola del seminatore. Ogni volta che uno ascolta la parola del Regno e non la comprende, viene il Maligno e ruba ciò che è stato seminato nel suo cuore: questo è il seme seminato lungo la strada. Quello che è stato seminato sul terreno sassoso è colui che ascolta la Parola e l’accoglie subito con gioia, ma non ha in sé radici ed è incostante, sicché, appena giunge una tribolazione o una persecuzione a causa della Parola, egli subito viene meno. Quello seminato tra i rovi è colui che ascolta la Parola, ma la preoccupazione del mondo e la seduzione della ricchezza soffocano la Parola ed essa non dà frutto. Quello seminato sul terreno buono è colui che ascolta la Parola e la comprende; questi dà frutto e produce il cento, il sessanta, il trenta per uno».
 
Su questo passo del Vangelo, ci offre una riflessione, il nostro arcivescovo, mons. Francesco Alfano:
La parabola del seminatore. Una delle più note parabole che ascoltiamo nei vangeli, che l’evangelista Matteo in particolare ci presenta raccogliendole come la prima, quindi come una chiave di lettura ci introduce nelle parabole di Gesù dove, prendendo spunto dalla vita di ogni giorno, il Signore ci aiuta ad entrare nel mistero del regno di Dio che grazie a Lui è qui in mezzo a noi. Matteo ne dà anche l’interpretazione, il commento da parte di Gesù che ci aiuta così ad applicare la parabola alla vita di ogni giorno, alla nostra esperienza di discepoli che imparano dal maestro e che lo accolgono seguendolo passo dopo passo. Il seminatore uscì a seminare, così si introduce Gesù permettendoci di entrare in questo dinamismo che, partendo dalla vita quotidiana, ci rimanda all’agire di Dio come un seminatore. Gesù è venuto in nome di Dio, nato da Dio, come un seminatore. E’ uscito dal regno di Dio per entrare nel nostro e con questa sua azione (spargere il seme ovunque la parabola ci indica i vari terreni) lascia senza parole, stupiti, ammirati. Ci invita ad avere fiducia nella potenza di questo seme che potrà portare frutto. Così Gesù ci annuncia il regno di Dio, parlando con tutti, avvicinando ogni persona, entrando in ogni realtà. Il terreno sassoso, il terreno pieno di spine, prima ancora la strada dove non c’è spazio per il seme e dove tuttavia il seminatore lancia con abbondanza e con fiducia i suoi semi, ci spingono ad andare oltre e a vedere quanto Dio si fida di noi. Arriverà il terreno buono e il frutto sarà sorprendente, abbondante. Il pensiero va subito alla nostra vita e il vangelo ci invita a stare attenti a non classificare i discepoli o gli ascoltatori del Signore per categorie. Proprio perché a tutti può succedere di trovarsi in momenti particolari in cui, come la strada, ci troviamo chiusi all’ascolto del Signore che continua a venire. Ci troviamo presi da entusiasmo superficiale, senza radici e dinanzi alle prime difficoltà e incomprensioni, si crolla o ci si ritrova addirittura bloccati tra le spine della vita quotidiana o delle grandi sfide che la società ci mette innanzi. Essere discepoli del Signore significa in ogni caso continuare ad ascoltare con fiducia la sua parola, accogliendola nonostante tutto. Preparando la propria vita e la realtà nella quale operiamo a diventare terreno buono che, mentre custodisce il seme, si prepara ai frutti abbondanti che Dio in ogni caso ci promette.