Mons. Alfano: Lui è con noi sempre, cammina con noi nei nostri mari in tempesta

Domenica 13 agosto ci presenta un passo del vangelo di Matteo:
 
Dopo che la folla ebbe mangiato, subito Gesù costrinse i discepoli a salire sulla barca e a precederlo sull’altra riva, finché non avesse congedato la folla. Congedata la folla, salì sul monte, in disparte, a pregare. Venuta la sera, egli se ne stava lassù, da solo.
La barca intanto distava già molte miglia da terra ed era agitata dalle onde: il vento infatti era contrario. Sul finire della notte egli andò verso di loro camminando sul mare. Vedendolo camminare sul mare, i discepoli furono sconvolti e dissero: «È un fantasma!» e gridarono dalla paura. Ma subito Gesù parlò loro dicendo: «Coraggio, sono io, non abbiate paura!». 
Pietro allora gli rispose: «Signore, se sei tu, comandami di venire verso di te sulle acque». Ed egli disse: «Vieni!». Pietro scese dalla barca, si mise a camminare sulle acque e andò verso Gesù. Ma, vedendo che il vento era forte, s’impaurì e, cominciando ad affondare, gridò: «Signore, salvami!». E subito Gesù tese la mano, lo afferrò e gli disse: «Uomo di poca fede, perché hai dubitato?». 
Appena saliti sulla barca, il vento cessò. Quelli che erano sulla barca si prostrarono davanti a lui, dicendo: «Davvero tu sei Figlio di Dio!».
 
Su questo passo del Vangelo, ci offre una riflessione, il nostro arcivescovo, mons. Francesco Alfano:
Signore salvami. Che esperienza ha fatto Pietro quella notte sul lago in tempesta insieme ai suoi amici. È la preghiera che tante volte, nei momenti di difficoltà anche noi spontaneamente quasi eleviamo al Signore. Per Pietro è il punto di arrivo di un lungo cammino, dopo aver riconosciuto Gesù come il Messia figlio di Dio, dopo aver reagito dinanzi all´annuncio della croce, della passione, della sofferenza frapponendosi al cammino del Signore quasi come un Satana, così Gesù lo stigmatizza. Adesso mentre Gesù è di notte, in preghiera da solo, deve affrontare la grande prova. Non ce la fa la barca in tempesta, il mare in tempesta, è agitato e in questa barca che affonda Pietro sperimenta un groviglio di sentimenti e di situazioni. Quando vedono i discepoli arrivare Gesù, non lo riconoscono, lui che cammina sulle acque con la potenza di Dio. È un fantasma, gridano. Ancora atterriti dalla paura. Gesù invece che invita ad avere fiducia, coraggio, sono io, non abbiate paura. È la fiducia che viene dalla consapevolezza della presenza di Dio, il nome di Dio, è Gesù la presenza di Dio. È Lui che porta questo nome, che è solo e capace di comandare al vento, alle acque, alle forze della natura e di aprire gli uomini alla verità di se stessi. Pietro intuisce, capisce, il suo cammino di fede lo porta a fare un passo avanti, ma chiede al Signore di poterlo raggiungere sulle acque. Non è la sfiducia, non è semplicemente una prova per la sua fede, è molto di più. È il desiderio di condividere tutto con il maestro. E nella fede questo è possibile. Quando invitato dal Signore, egli va verso di Lui e ritorna la paura perché le acque non reggono alla sua consistenza così fragile, Pietro comincia ad affondare. Signore salvami. Solo quando stiamo per sprofondare, quando faccio i conti con le nostre debolezze e fragilità e ci accorgiamo che anche la nostra fede vacilla perché non guardiamo a Lui ma a noi stessi, solo in quel momento ci rendiamo conto che la salvezza non viene così magicamente all´improvviso come qualcosa calata dall´alto. Dall´alto il dono e dalla nostra parte c´è l´accoglienza. La libertà dell´uomo che si fida e si affida totalmente a Dio. Gesù lo prese e lo riportò nella sicurezza di sentirsi accolto, amato e accompagnato. Sulla barca Pietro e i discepoli con Gesu, nel riconoscerlo come figlio di Dio. È la nostra condizione, il Signore ci viene in aiuto, cammina con noi, attraversa il mare delle nostre tempeste. A noi nella fede di riconoscerlo, di continuare il cammino con Lui e di testimoniare a tutti la gioia di saperci amati benedetti per sempre.