Mons. Alfano: restiamo svegli e facciamoci riempire del Suo amore

Domenica 27 novembre – XXXV Domenica del Tempo Ordinario e prima domenica di Avvento – ci presenta un passo del Vangelo di Matteo
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Come furono i giorni di Noè, così sarà la venuta del Figlio dell’uomo. Infatti, come nei giorni che precedettero il diluvio mangiavano e bevevano, prendevano moglie e prendevano marito, fino al giorno in cui Noè entrò nell’arca, e non si accorsero di nulla finché venne il diluvio e travolse tutti: così sarà anche la venuta del Figlio dell’uomo. Allora due uomini saranno nel campo: uno verrà portato via e l’altro lasciato. Due donne macineranno alla mola: una verrà portata via e l’altra lasciata.
Vegliate dunque, perché non sapete in quale giorno il Signore vostro verrà. Cercate di capire questo: se il padrone di casa sapesse a quale ora della notte viene il ladro, veglierebbe e non si lascerebbe scassinare la casa. Perciò anche voi tenetevi pronti perché, nell’ora che non immaginate, viene il Figlio dell’uomo».
 
Su questo passo del Vangelo, ci offre una riflessione il nostro arcivescovo, mons. Francesco Alfano:
Il vangelo di Matteo ci accompagna in questo anno liturgico che iniziamo con il temo d’Avvento. Un nuovo anno ed ogni volta che riprendiamo il cammino di fede nella liturgia con tutta la chiesa guardiamo avanti. Guardiamo avanti verso il Signore che viene, lo considereremo e lo contempleremo nel mistero del Natale come figlio dell’uomo o come uomo che è nato per noi. Noi, però, guardiamo avanti al futuro della storia, Lui che ci ha promesso il suo ritorno. Il figlio dell’uomo verrà. Così il vangelo di Matteo ci aiuta in questo primo passo del tempo di avvento. Come popolo della speranza, accompagnati dalla parola del Maestro, noi siamo pieni di attesa. Dobbiamo crescere in questa attesa perché è quello che Gesù dice ai discepoli che sono davanti a Lui: “Attenti a non distrarvi, a non addormentarvi. State svegli”. Il desiderio del Signore che torna, del figlio dell’Uomo che raccoglie tutta la storia, i suoi amici per consegnarli al Padre, non è scontato. E Gesù porta degli esempi. Ai tempi di Noè, gli ebrei immediatamente ricordano questa scena che parla di una vita ordinaria vissuta nel bene o nel male senza accorgersi di quello che sta per accadere. Solo un piccolo gruppo si salva con Noè nell’arca, proprio perché sono attenti ai segni di Dio. Così sarà il giorno del figlio dell’uomo, così il Signore ci chiede di vivere ogni giorno della nostra vita. Con questa attenzione che non è la paura della catastrofe, della fine del mondo o del giudizio universale che ci spaventa, è solo il desiderio di andare incontro a Lui. È il vivere ogni giorno sapendo che tutto quello che facciamo ci prepara a questo incontro e l’avvento è tempo di gioia. Questo primo passo rappresentato dal primo cero dell’avvento allora può ravvivare la speranza. Gesù lo dice con insistenza “Vegliate dunque, perché non sapete in quale giorno il Signore vostro verrà. Cercate di capire questo: se il padrone di casa sapesse a quale ora della notte viene il ladro, veglierebbe e non si lascerebbe scassinare la casa”. Noi non aspettiamo un ladro, noi aspettiamo il Signore che ci ama e noi, appesantiti da tante preoccupazioni o sofferenze della vita, siamo chiamati da Lui a superarle con il desiderio grande del suo amore. L’amore del Signore riempia la nostra vita, riempia il nuovo anno e riempia il nostro mondo tanto bisognoso di parole e gesti concreti, quei gesti che ci fanno superare la solitudine e sperimentare la paternità di Dio.