La scorsa settimana il gruppo giovanissimi ha vissuto a Lappago, in Trentino-Alto Adige, un campo-scuola difficile da raccontare soltanto con le parole. Non una semplice vacanza, ma un’esperienza di condivisione, ascolto e crescita, destinata a lasciare un segno profondo nella vita di ogni ragazzo.
Lontani dalla quotidianità e dal rumore continuo dei social, i giovani hanno potuto finalmente alzare lo sguardo dal display per rivolgerlo verso il mondo reale. Si sono ascoltati, hanno condiviso silenzi, paure, sorrisi e parole che spesso, nella quotidianità, restano nascoste. Hanno riscoperto la bellezza di osservare chi sta loro accanto, di ascoltare una voce senza la mediazione di uno schermo.
Durante il campo, attraverso attività, riflessioni e momenti di confronto, sono stati affrontati temi importanti come la gratitudine, il peccato e il servizio. Un percorso che ha accompagnato gradualmente i ragazzi verso una parola spesso percepita come lontana o difficile: “vocazione”. Non come qualcosa di lontano o riservato a pochi, ma come una domanda personale: chi sono chiamato a essere? Quale dono posso offrire agli altri?
Il filo conduttore dell’intera esperienza è stato Pier Giorgio Frassati, presentato ai ragazzi attraverso alcune lettere scritte ai suoi amici. Parole autentiche, capaci ancora oggi di parlare ai giovani e di mostrare come la fede possa essere vissuta con entusiasmo, amicizia, coraggio e attenzione verso chi è più fragile.
Tra i momenti più intensi vi è stata l’esperienza di un “secondo battesimo”: non la ripetizione di un sacramento, ma un gesto simbolico scelto consapevolmente dai ragazzi dopo aver riflettuto e condiviso la propria vergogna, la propria fragilità, il proprio peccato più grande. Un passaggio vissuto come la possibilità di lasciare andare un peso e di rinascere a vita nuova, sentendosi accolti e mai giudicati.
Il campo-scuola di Lappago ha offerto qualcosa di raro e irripetibile. Ha regalato ai ragazzi qualcosa che nessuna fotografia potrà raccontare fino in fondo: la sensazione di essere visti, ascoltati e amati per ciò che sono. Sono tornati a casa con gli stessi volti, ma con uno sguardo diverso. Uno sguardo più aperto agli altri, più sincero verso sé stessi, più pronto ad accogliere la vita come una chiamata.
Annalidia Principe, animatrice giovanissimi San Leone
