“Un angelo del Signore apparve in sogno a Giuseppe e gli disse:…”
Alla famiglia di Gesù non è risparmiata la fatica del viaggio. Il santo viaggio che ogni pio ebreo desidera fare verso la casa del Signore in Gerusalemme: Gesù comincia a viverlo fin da subito, anzi prima ancora di venire alla luce. Possiamo dire che nasce in una famiglia pronta a mettersi in cammino, esperta del pellegrinaggio. Come la sentiamo vicina la famiglia di Nazareth! Vicina a quanti sono costretti a lasciare la propria terra per la fame, la guerra, i cambiamenti climatici, per la ricerca di un lavoro dignitoso e la possibilità di realizzare i propri sogni. Vicina a coloro presi dalla disperazione affrontano pericoli inimmaginabili in quelli che ancora vengono definiti viaggi della speranza e che tante, troppe volte si trasformano in viaggi verso la morte. Vicina anche a noi che abbiamo accettato, un anno fa, l’invito di Papa Francesco a farci “pellegrini di speranza”, per condividere le gioie e i dolori di tanti nostri fratelli e sorelle: poveri, emigrati, detenuti, giovani, donne, famiglie in difficoltà, persone emarginate per la loro condizione di vita. Giuseppe, con la sua esperienza straordinaria, ha da dire una parola a tutti: mettiamoci in viaggio, sostenuti dalla Parola di Dio che chiama, per camminare insieme, tutti uniti nella buona e nella cattiva sorte.
“Il Signore apparve in sogno a Giuseppe in Egitto e gli disse:…”
Persino in Egitto Dio non fa mancare la sua Parola. Là dove la libertà è minacciata, l’integrazione non è affatto scontata, l’accoglienza è spesso sopraffatta dalla diffidenza e dall’individualismo esasperato: anche là il Signore giunge, spezza le catene, chiama a rimettersi in cammino restituendo la dignità minacciata e chiedendo un’assunzione matura di responsabilità. Come è importante il cammino del Popolo di Dio, cammino che abbiamo sperimentato in modo speciale in quest’Anno Giubilare! Abbiamo riscoperto la gioia di essere pellegrini. Ci siamo sentiti chiamati a uscire dalle tante paure che ci bloccano e a orientarci insieme verso la stessa meta. Le numerose esperienze di pellegrinaggio a Roma e in diocesi ci hanno fatto assaporare la bellezza di essere famiglia aperta, attenta, accogliente. Abbiamo condiviso un’autentica e significativa manifestazione della Chiesa di Cristo, la sua Sposa, il Tempio di Dio in mezzo agli uomini. Ecco il primo e prezioso frutto del Giubileo della Speranza, che Papa Francesco ci ha donato guidandoci personalmente fino alla Pasqua, da lui vissuta nel compimento del pellegrinaggio terreno. E ancora una volta abbiamo obbedito al Signore che ha fatto risuonare la sua voce, potente e sottile, nel cuore di ciascuno di noi e nelle nostre assemblee: “àlzati,… e va’ ”.
“Avvertito poi in sogno… andò ad abitare in una città chiamata Nazareth”
Ora torniamo anche noi alla nostra Nazareth, alla vita quotidiana, alla ordinarietà dei nostri giorni. Papa Leone XIV ci sta accompagnando per mano, con uno stile discreto, delicato, fin quasi a “sparire” come disse nell’omelia il giorno dopo l’elezione: occorre tirarsi indietro, addirittura scomparire, purché compaia Cristo nella sua umile ed efficace presenza. Lui, nessun altro: Lui, il Salvatore del mondo! Il Cammino sinodale, giunto nella fase della ricezione, sarà il modo concreto per non disperdere i frutti di un’esperienza così significativa e ricca. Tocca a noi infatti tradurre le scelte individuate dai numerosi membri delle nostre comunità ecclesiali, che hanno vissuto con convinzione ed entusiasmo questo tempo intenso di ascolto e di discernimento: laici, consacrati, diaconi, preti e vescovi. Lo Spirito ha parlato e noi abbiamo provato ad ascoltarlo, tutti insieme. Ora dobbiamo dare corpo concreto alle proposte, a partire da quelle più urgenti e vicine alla nostra realtà. Il tempo che abbiamo davanti è tempo fecondo, nella misura in cui continueremo a camminare insieme.
Camminiamo insieme, carissime famiglie: la Santa Famiglia sia di esempio e di incoraggiamento nelle scelte che ogni giorno siete chiamate a fare per rimanere fedeli al Vangelo e incarnarlo nella vostra vita con coraggio, sempre docili alla voce dello Spirito!
Camminiamo insieme, carissimi giovani: non abbiate paura di condividere i vostri sogni con quanti incontrate sulle strade del mondo, offrendo il vostro prezioso contributo di novità e di apertura di orizzonti alle comunità ecclesiali tanto bisognose di ritrovare con voi la gioia della vera fraternità!
Camminiamo insieme, carissimi consacrati e consacrate: il vostro dono non manchi mai, anche nelle difficoltà e nelle prove, come testimonianza gioiosa e contagiosa dell’amore di Cristo Sposo che può riempire di senso la vita di tutti se gli diciamo “sì” con coraggio, così come avete fatto voi!
Camminiamo insieme, carissimi fratelli diaconi: con le vostre mogli avete accolto la chiamata al servizio, a cominciare dai primi cinque ordinati venticinque anni fa, e vi presentate a tutto il Popolo di Dio come segno di Cristo mandato dal Padre per servire e non per essere servito!
Camminiamo insieme, amatissimi fratelli presbiteri: come primi collaboratori del vescovo al servizio dell’unità e della comunione crescete con me nel ministero che ci è stato affidato, superando incomprensioni e stanchezze, sostenendoci a vicenda nel vincolo sacramentale, offrendo all’intera comunità diocesana noi stessi e la nostra fraternità presbiterale come modello di vita evangelica e anticipo del Regno promesso!
Riprendiamo dunque il cammino, tutti insieme, con più entusiasmo di prima e maggiore fiducia nel sostegno reciproco. Ci aiutino i nostri santi patroni Antonino e Catello, ai quali chiediamo di non lasciarci mai mancare il pane dell’amicizia e il viatico della solidarietà per essere ancora e sempre
“pellegrini di speranza”! AMEN
