Quest’anno abbiamo bussato alla porta delle Muse, protettrici delle arti e della memoria. Ci hanno risposto Calliope, la cui voce bella custodisce l’identità di un popolo; Clio, “colei che può rendere celebri”, Musa della Storia e ispiratrice degli studiosi; ed Euterpe, “colei che rallegra”, raffigurata con l’aulos tra le mani, Musa della musica e dell’armonia.
Con queste immagini evocative, don Aniello Pignataro ha introdotto i due eventi culturali ospitati nella parrocchia di San Giovanni Battista (Gragnano) in occasione dell’Avvento, un invito a lasciarci guidare dalle Muse verso la bellezza che eleva lo spirito.
Il primo appuntamento ha visto protagonista il Coro Polifonico Alfonsiano e il Gruppo Strumentale Alfaterna, diretti da p. Paolo Saturno C.Ss.R. Ascoltarli è stata un’esperienza straordinaria e, se in Paradiso si canta, ci piace immaginare che la melodia sia simile a quella che ha riempito la chiesa la sera del 14 dicembre; se gli angeli intonano un inno, forse lo fanno con la stessa grazia e la stessa dolcezza che hanno avvolto i numerosissimi presenti in un abbraccio sonoro senza tempo.
Volti attenti e cuori in ascolto per il concerto dal titolo suggestivo “Ninno mio sapuritiell, rapusceill r’uva sì tu. Napoli cantata a Natale”: non un semplice concerto, ma un vero viaggio interiore, di circa due ore, per preparare il cuore alle feste. A scandire la serata i canti natalizi alfonsiani: da Fermarono i cieli a Quann’ nascett Ninno, passando per l’immancabile Tu scendi dalle stelle e altre gemme della tradizione, capaci di parlare al cuore prima ancora che all’orecchio. Ogni brano sembrava sospendere il tempo, invitando all’ascolto profondo, a quella quiete interiore che spesso si smarrisce.
Bravissimi i musicisti, impeccabili le voci: un insieme armonioso che, nel gioco delle immagini, potremmo definire come gli “anelli di Saturno”, perfettamente orbitanti attorno alla guida del maestro. Ciascun interprete ha brillato, contribuendo a un disegno più grande, ordinato e luminoso, dove nulla era fuori posto.
A rendere ancora più viva la serata, gli aneddoti del maestro Saturno, che tra un brano e l’altro ha intrecciato musica e storia, raccontando con semplicità e passione origini, significati e curiosità della tradizione natalizia alfonsiana.
Il canto delle stelle. Il Natale tra parole e musica è stato il secondo appuntamento d’Avvento, domenica 21 dicembre. Questa volta, alla musica si è affiancata la letteratura: grazie alla bravura di Matteo Cantarella, chitarrista e docente di Lettere, alcuni brani di Pirandello, Svevo e Deledda sono stati interpretati e accompagnati da un raffinato commento musicale. Il pubblico ha poi intonato canzoni di Dalla e De André. Anche in questo caso non è mancato il richiamo alla spiritualità napoletana, con una versione intensa, partecipata e profondamente suggestiva di Quann’ nascett Ninno. Perché, diciamolo nel silenzio del cuore, non è davvero Natale senza questo canto. In quelle note antiche c’è la voce dei nostri padri, c’è la fede dei piccoli e degli umili, c’è la terra che si fa preghiera: Co tutto ch’era vierno, Ninno bello, nascetteno a migliara rose e sciure. Anche nel gelo dell’inverno, fiorisce la speranza. È un annuncio che accarezza l’anima e la richiama alla sua sorgente: il Dio che nasce povero, vicino, in una mangiatoia. Chi lo ascolta sente riaccendersi dentro un’appartenenza profonda, come una scintilla di cielo che non si spegne.
Parola e musica, intrecciate, hanno restituito il sapore profondo dell’attesa: quella di un cuore che si apre alla gioia del Natale.
È rimasta una certezza semplice e luminosa: la musica non riempie solo lo spazio, ma plasma il tempo, come una preghiera che diventa respiro. Perché, se chi canta prega due volte, chi ascolta davvero impara a riconoscere il silenzio che parla dentro, là dove il Mistero si fa vicino.
a cura di Ilaria Verderame









