Una tradizione antica, una proposta rinnovata, e alla fine del cammino la sorpresa di una carezza inattesa. Si è concluso sabato 27 giugno il mese di predicazione mattutina della Parrocchia S. Maria di Galatea di Mortora, uno degli appuntamenti più radicati nella vita spirituale della comunità della Penisola Sorrentina.
Una tradizione che viene da lontano
Il mese di giugno, dedicato al Sacro Cuore di Gesù, porta con sé in tutta la Penisola Sorrentina una tradizione di preghiera mattutina alle 6:30 che affonda le radici nella presenza storica dei Gesuiti nel territorio. L’influenza della spiritualità ignaziana — con la sua attenzione al discernimento, alla preghiera quotidiana e alla contemplazione della vita ordinaria come luogo dell’incontro con Dio — ha plasmato nel tempo il modo in cui queste comunità vivono il mese del Cuore di Cristo.
A Mortora, questa tradizione si rinnova ogni anno nel segno dell’incontro tra la Parola e la vita. Quest’anno, tuttavia, il programma ha assunto una forma nuova e più strutturata.
La novità del 2026: Liturgia della Parola e predicazione diaconale
Per la prima volta, la comunità di S. Maria di Galatea ha scelto di articolare le celebrazioni mattutine nella forma della **Liturgia della Parola presieduta dal parroco, don Rito Maresca**, con la predicazione affidata al Diacono Permanente Domenico Ruggiero.
Questa scelta non è stata solo organizzativa. Ha voluto essere un segno concreto della ministerialità condivisa all’interno della comunità: il diaconato non come funzione ausiliaria, ma come servizio specifico alla Parola e all’assemblea. Il diacono Ruggiero, accompagnato nella preparazione omiletica da un percorso di supervisione settimanale con il parroco, ha portato ogni mattina una predicazione attenta al testo biblico e alla vita quotidiana dei fedeli.
Il tema: il primo capitolo della Genesi e l’arte di ricominciare
Il filo conduttore dell’intero mese è stato offerto da due fonti messe in dialogo: il primo capitolo del libro della Genesi — letto giorno per giorno come racconto della creazione e come specchio della vita umana — e il libro “L’arte di ricominciare” di don Fabio Rosini (Edizioni San Paolo), prete romano noto per il suo ministero di predicazione e accompagnamento spirituale.
La scelta del racconto della creazione come testo base ha permesso di sviluppare, nell’arco di ventitré mattine, un percorso che ha toccato alcuni dei temi più profondi dell’esistenza umana: la luce che separa il giorno dalla notte, il limite come dono e non come condanna, la gratitudine come terapia dell’anima, il lavoro come custodia e coltivazione, il pane come nutrimento del corpo e dello spirito.
Ogni giornata aveva un titolo-frase, pensato per essere portato nella vita quotidiana: *”Devi pur cominciare”*, *”Dio ha bisogno di te”*, *”Più sei niente, più sei pronto”*, *”Il tuo limite è la tua ricchezza”*, *”Custodisci la tua vita”*, fino all’ultimo: *”Impara a scegliere il tuo cibo”*.
I giovani: anche le terze medie in prima fila
Una delle consolazioni più belle del mese è stata la presenza costante dei ragazzi, comprese le classi di **terza media** del territorio. Alzarsi alle 6:30 in una mattina di giugno non è scontato per nessuno — figurarsi per un tredicenne. Eppure molti hanno scelto di esserci, spesso accompagnati da genitori o nonni, qualche volta da soli.
La loro presenza ha ricordato alla comunità che la fede non si trasmette per osmosi generazionale, ma per contagio: quando i ragazzi vedono gli adulti fare sul serio con la propria vita spirituale, qualcosa si muove.
L’applicazione digitale: un diario per la mattina e la sera
Per accompagnare il cammino anche fuori dalla chiesa, la parrocchia ha messo a disposizione dei partecipanti una **applicazione digitale accessibile da smartphone, che permetteva di segnare ogni mattina la parola portata a casa* dall’omelia e ogni sera dove quella parola era stata incontrata nella giornata.
Uno strumento semplice, nella forma di un diario personale, che ha aiutato molti fedeli a non consumare nell’immediato l’esperienza della preghiera mattutina, ma a lasciarla lavorare nel corso della giornata. I ragazzi più giovani hanno avuto una versione parallela con domande evocative legate al tema del giorno.
I piccoli gruppi del sabato: condivisione e fraternità
Il secondo e il quarto sabato del mese — il 13 e il 27 giugno — le celebrazioni hanno lasciato spazio ai piccoli gruppi di condivisione. Con un foglio A5 fronte-retro che riassumeva i temi delle due settimane precedenti, i partecipanti si sono ritrovati in piccoli cerchi per rispondere a due domande essenziali: “Cosa ti ha colpito di più?” e “Cosa potresti cambiare nella tua vita?”.
Non un esame di fede. Un’occasione per nominare ad alta voce, davanti a qualcuno che ascolta, ciò che normalmente rimane dentro.
La musica Worship: lodare insieme prima di tutto
Ogni celebrazione si è aperta con un momento di **musica Worship** — canti di lode in stile contemporaneo, accompagnati da chitarra e voce — che ha aiutato i presenti a fare il passaggio tra il sonno e la preghiera, tra la fretta della mattina e la disponibilità all’ascolto. La scelta di questo linguaggio musicale, più vicino alla sensibilità dei giovani ma apprezzato anche dagli adulti, ha contribuito a creare un’atmosfera di preghiera autentica e partecipata.
La carezza di Dio: le brioche di Carlo
Il mese si è chiuso con un gesto che nessuno aveva programmato.
Carlo è un figlio della comunità. È uno di quelli che non passano inosservati: canta ad alta voce senza preoccuparsi del giudizio altrui, prega con tutto il corpo, siede sempre in prima fila. Ogni mattina arrivava un poco in ritardo — prima passava dal bar, dai suoi amici — poi attraversava la navata deciso e prendeva posto, libero con una libertà che a volte metteva a disagio chi sedeva vicino.
Il giorno prima della chiusura, il parroco aveva trovato in sacrestia un biglietto scritto a mano da Carlo: parlava di 450 brioche e di ceste alle porte della chiesa. Don Rito sorrise e non ci pensò più.
La mattina del 27 giugno, al termine dell’ultima celebrazione del mese, alle porte della chiesa c’erano due ceste bianche. Centocinquanta pacchetti trasparenti, tre brioche ciascuno. Non solo per i partecipanti presenti: Carlo aveva pensato che ognuno portasse il suo pacchetto a casa e lo regalasse a qualcun altro. E i panettieri, nel ricevere il pagamento, avevano voluto aggiungere ulteriori brioche in dono. La moltiplicazione era già cominciata.
In quel gesto gratuito e disarmante era racchiusa, condensata, tutta la teologia del mese: il pane offerto, la comunità che si allarga oltre se stessa, la gioia che non sa tenersi per sé.
Una comunità che accoglie anche le persone con disagio psichico non lo fa per generosità assistenziale. Lo fa perché crede — e cerca di viverlo ogni giorno — che **Gesù si incontra vivo nell’abbraccio dei fratelli**. Tutti i fratelli. Anche quelli che cantano troppo forte.
Una parola finale
Il mese di giugno a Mortora si chiude con la consapevolezza che nulla di ciò che è stato vissuto è automaticamente acquisito. Il rischio di tornare esattamente come si era è reale. Ma qualcosa è cambiato: ventitré mattine di Parola ascoltata lasciano un sedimento. Una frase che rimane. Un’immagine che torna. Una domanda che non smette di lavorare.
“Devi pur cominciare” — diceva il primo giorno.
A Mortora, in questo giugno 2026, in tanti hanno provato a farlo.
Parrocchia S. Maria di Galatea — Mortora, Piano di Sorrento
Arcidiocesi di Sorrento-Castellammare di Stabia
Parroco: Don Rito Maresca
Diacono Permanente: Domenico Ruggiero.



