Diario di una giornata di Grazia.
6 settembre 2026.
Domenica. Dies Domini.
Al Signore abbiamo offerto le primizie di una giornata diversa dalle altre domeniche, un tempo per Lui e con Lui, un tempo per pregare, un tempo per imparare ad amare.
Messa all’alba, insieme, per porci in ascolto della Parola e per fare comunità intorno alla mensa preparata per noi.
Perché i cristiani non possono essere solitari.
Perché… dove due o tre sono riuniti nel mio nome, io sono in mezzo a loro…
Perché Gesù è apparso non solo al discepolo più amato, ma ai discepoli riuniti, anche a chi non credeva ancora alla sua Resurrezione…
Perché Gesù ha dato il mandato alla comunità riunita, non solo ai più meritevoli…
Perché Gesù chiama tutti ad essere santi, senza alcuna distinzione.
E la Parola oggi ci insegna come vivere il Vangelo insieme agli altri, da fratelli. Anche quando il fratello sbaglia, anche quando non corrisponde alle nostre aspettative. Non per fare giustizia, ma per guadagnarlo.
La Parola oggi ci ricorda che, spesso, il nostro agire non è giusto, che la nostra prassi non è evangelica.
Il Vangelo oggi ci insegna a misurare le parole, a fare silenzio, quando il silenzio non è altro che un atto d’amore.
Il Vangelo oggi ci dice di pregare per il fratello e di amarlo, così com’è, così come Dio ci ama, perché la carità è pienezza della Legge, come ci ricorda san Paolo.
Così abbiamo aperto il cuore e siamo partiti, non per andare a visitare un Santuario, sicuramente già visto; non per chiedere grazie sulla tomba di un santo che tutti amiamo.
Siamo partiti per un’esperienza nuova, per conoscere Padre Pio, per incontrarlo, per farci indicare da lui il cammino della santità, per imparare da lui a portare la croce, anzi a prendere la nostra croce, come Gesù ci chiede.
Forse anche noi ci chiediamo il perché delle nostre croci, il perché del dolore.
Padre Pio, già alla sua ordinazione, scriveva: con Te, Gesù, io sia nel mondo Via, Verità e Vita. E per Te io sia sacerdote santo e vittima perfetta.
Ma era un uomo, prima che un santo, e la vita lo ha messo di fronte a difficoltà e sofferenze. E lui ha subìto la croce, si è lamentato, ha sofferto, quando la Chiesa, con lui, è stata più matrigna che madre, quando non sentiva più la presenza di Dio accanto a lui.
Il silenzio di Dio è doloroso.
Sempre. Ma necessario.
Per crescere. Per imparare a fidarci. Per diventare consapevoli che Lui è sempre con noi, anche quando non lo sentiamo.
E Padre Pio, con un cammino doloroso, ha costruito la sua santità, perché santi non si nasce. Lo si diventa.
E quando si è convinto che i silenzi di Dio non sono abbandoni ma sono scherzi d’amore, si è fidato totalmente e a Lui si è abbandonato, ha ricevuto le stimmate, ha portato la sua croce, e alla fine… Mi puoi anche uccidere ma io continuerò a sperare in Te… questo il suo testamento d’amore.
Cosa io ho portato a casa oggi?
Innanzitutto la consapevolezza che i momenti preparati con amore e per amore, e non “tanto per” diventano esperienza che segna.
Celebrare l’Eucarestia per preparare il cuore ha una valenza diversa da una celebrazione vissuta in modo distratto nel caos di un santuario.
Incontrare il santo nelle parole di un frate che racconta il suo essere innanzitutto uomo, in un cammino faticoso e doloroso verso la santità, è una perla preziosa per saper portare la croce, per imparare a stare sotto la croce, perché, nella sofferenza, abbiamo bisogno di sapere che c’è una luce che non si spegne.
Conoscere Padre Pio attraverso le parole illuminate di chi ha dato vita ai mosaici che accompagnano il cammino verso la sua tomba, è stato un dono, non scontato, raro e prezioso, per arrivare, in preghiera, davanti alle sue sante spoglie.
Non ho chiesto grazie.
Il Signore già sa.
E anche il santo frate.
Credo siano inutili tante parole.
Parla il silenzio.
Parlano le lacrime.
Parla uno sguardo.
Parla un canto che resta in gola.
Parla la memoria che, indelebile, resterà nel cuore.
A.C.



