Ieri, presso la parrocchia Gesù Redentore di Sant’Antonio Abate, si è svolto l’incontro dal titolo “Profeti del Vangelo. Nella vita quotidiana e nel mondo digitale”, una serata intensa che ha unito testimonianze di fede e racconti di vita concreta. L’iniziativa nasce dal desiderio di riportare al centro una fede vissuta, capace di incarnarsi nella quotidianità e non limitarsi a semplici parole. Un percorso fatto di esperienze autentiche, che parlano al cuore e interrogano le coscienze.
Tra i momenti più toccanti, la testimonianza di Simona Capone, studentessa di psicologia e fidanzata di Santo Romano, il diciannovenne di San Sebastiano al Vesuvio che, tra il 1° e il 2 novembre 2024, ha perso la vita mentre cercava di sedare una rissa.
Quello che è stato condiviso non è stato soltanto il racconto di una tragedia, ma qualcosa di molto più profondo. La storia di Santo pone davanti a una verità tanto scomoda quanto potente: il Vangelo non è fatto solo di parole, ma di vite che si donano fino in fondo. In quel momento, Santo ha scelto di non voltarsi dall’altra parte, di mettersi in mezzo, di provare a fermare il male. Un gesto che, nel silenzio di quella notte, parla di un amore che richiama in modo straordinario il Vangelo.
Forse è proprio questo essere “profeti del Vangelo”: non compiere azioni straordinarie, ma vivere l’amore fino in fondo, anche quando costa.
Accanto a questa testimonianza, anche quella di Alex Manzo, che ha offerto un racconto intenso e personale, toccando il tema dell’inclusione e portando anche la sua esperienza legata al mondo LGBTQ+. Ha condiviso la propria storia, segnata da porte chiuse, giudizi e ferite profonde, ma attraversata da una ricerca sincera di senso e di fede. Nel suo cammino, ha raccontato un momento decisivo: un pellegrinaggio a Medjugorje e la partecipazione a un’Adorazione Eucaristica, vissuti come una vera “carezza mariana”, capace di ridare forza e speranza.
Un’esperienza che lo ha aiutato a rialzarsi e a proseguire il cammino, riscoprendo quanto le parole possano ferire, ma anche quanto la Parola, quella autentica, possa salvare. Uno spazio significativo è stato dedicato anche ai missionari digitali.
Accanto alle storie nate nei contesti quotidiani, è emersa con forza l’importanza di quei luoghi virtuali che oggi rappresentano un vero e proprio “continente digitale”, frequentato soprattutto dai più giovani. Abbiamo ascoltato storie di vita concreta, storie che nascono qui, nelle nostre realtà.
Ma il Vangelo oggi attraversa anche altri spazi: quelli del digitale, dei social, della comunicazione online.
Ci sono giovani che hanno scelto di abitare questi luoghi non in modo superficiale, ma come veri spazi di missione, portando ogni giorno una parola di speranza, di fede e di luce.
Nel corso della serata sono intervenuti, seppur a distanza, alcuni protagonisti di questo impegno, tra cui Vittorio Scarpelli, Nicola Camporiondo, Giovanni Varuni, Simon Enrico, Pietro Calore e Lorenzo Belluscio, già partecipanti al Giubileo dei Missionari Digitali.
L’incontro, fortemente voluto da don Salvatore Iaccarino, ha rappresentato un segno concreto di una Chiesa viva, capace di parlare ai giovani e di abitare i linguaggi del presente.
Una serata che ha lasciato il segno, facendo emergere una consapevolezza chiara: il Vangelo continua a vivere nelle storie delle persone, nelle scelte quotidiane e nei nuovi spazi della comunicazione.





