Dal Diario di don Franco: Lourdes, 11 ottobre 2017

Lourdes, 11 ottobre 2017  Ore 18.20
 
Questo pomeriggio, sotto un sole decisamente estivo, abbiamo vissuto la Via Crucis con i malati. Il sacrificio è stato veramente grande per la maggior parte, ma alla fine della preghiera ho visto molti volti rasserenati nonostante i numerosi disagi. Li ho ringraziati pubblicamente e ho sottolineato che il Signore oggi ci ha parlato in modo speciale, mostrandoci dove conduce la via della croce. Momenti di scoraggiamento, di abbattimento grande, fino a concludere che forse non ce la faremo mai. È il tempo della prova, che in mille modi fa capolino nella nostra vita di tanto in tanto. Ma se noi guardiamo a Gesù riceviamo un aiuto inimmaginabile, perché impariamo da Lui che la croce si porta non con rassegnazione o cedendo alla disperazione ma con la forza della speranza. Sì, è la virtù della speranza che dobbiamo imparare a praticare sempre di più. Non si è credenti se non si spera. E neppure si rimane fedeli nell’amore se non ci lasciamo riempire il cuore dalla speranza. 
 
Gesù si è fidato del Padre, anche quando sulla croce non ha ricevuto nessuna risposta. Maria è stata forte nella speranza, mentre il Figlio moriva. Non sapeva, non vedeva, ma non ha ceduto alla disperazione: si è fidata della Parola ricevuta fin da quando Dio è entrato nella sua vita, poggiando su di Lui tutta la sua esistenza e affidando a Lui il suo dolore. Addolorata, ma non disperata. Così Bernardetta: povera, incompresa, sofferente, ma il suo cuore è stato sempre rivolto verso il cielo che ha saputo contemplare, nella sua straordinaria bellezza, in una grotta da tutti considerata poco più di un immondezzaio. Dio infatti è entrato nelle nostre miserie, ci ha raggiunti nei luoghi infernali in cui spesso cadiamo. E ci ha avvolti della sua luce abbagliante. Ci ha abbracciati con la sua tenerezza infinita. Tutto dunque ci parla di Lui. Persino il buio di una tomba, che altro non custodisce se non il fetore della morte. Ecco la nostra speranza, veramente grande!
 
Tra poco ci ritroveremo per la tradizionale fiaccolata, che ogni sera trasforma la spianata davanti ai santuari (ne furono costruiti tre, uno sull’altro, per accogliere i pellegrini numerosi fin da subito) in un mare di luce e in un coro di preghiere. Questa mattina invece abbiamo celebrato la cosiddetta “Messa internazionale” nella enorme basilica sotterranea San Pio X, che può ospitare diverse migliaia di persone e favorisce la partecipazione di tutti grazie a un’intelligente opera di applicazioni tecnologiche. La solennità della liturgia è assicurata dal canto ben curato, dai riti preparati con attenzione, dal coinvolgimento di rappresentanti dei gruppi presenti, dalle preghiere in varie lingue, ma soprattutto dalla presenza del Popolo santo di Dio. Una gioia indicibile, che ognuno comunica come può e che ogni volta mi commuove… fino alle lacrime!