Mons. Alfano: Accogliamo Cristo per essere suoi discepoli nel suo amore

Domenica 2 luglio ci presenta un passo del vangelo di Matteo:
 
In quel tempo, Gesù disse ai suoi apostoli: 
«Chi ama padre o madre più di me non è degno di me; chi ama figlio o figlia più di me non è degno di me; chi non prende la propria croce e non mi segue, non è degno di me. 
Chi avrà tenuto per sé la propria vita, la perderà, e chi avrà perduto la propria vita per causa mia, la troverà.
Chi accoglie voi accoglie me, e chi accoglie me accoglie colui che mi ha mandato. 
Chi accoglie un profeta perché è un profeta, avrà la ricompensa del profeta, e chi accoglie un giusto perché è un giusto, avrà la ricompensa del giusto. 
Chi avrà dato da bere anche un solo bicchiere d’acqua fresca a uno di questi piccoli perché è un discepolo, in verità io vi dico: non perderà la sua ricompensa».
 
Su questo passo del Vangelo, ci offre una riflessione, il nostro arcivescovo, mons. Francesco Alfano:
 
Le condizioni per essere discepoli di Gesù. Ascoltiamo parole forti del vangelo di questa domenica, parole che Gesù rivolge ai suoi discepoli senza mezze misure. Quali condizioni necessarie per essere discepoli del Signore? Risponderemmo intuitivamente quella che è la via fondamentale, ovvero l’amore per Lui, una scelta piena, totale, sincera. E’ vero, amare Gesù: ma cosa comporterà l’amore per Gesù? Egli è chiaro e non usa mezzi termini, non accetta mezzi termini. Il discepolo che sceglie di amare Lui, dovrà metterlo al primo posto, prima e più di ogni altro affetto, più di ogni altra cosa che gli sta a cuore. Persino gli affetti più chiari, come la famiglia, il padre, la madre o da genitori come i figli e le figlie. Addirittura la propria stessa vita che è il dono di Dio, il dono che ci permette di seguire il Signore, di amare i fratelli, di costruire qualcosa di buono nella nostra vita. Per essere discepoli del Signore occorre amare Lui con tutto se stesso, rinunciando addirittura alla propria vita essendo disposti ad offrirla in dono, se è necessario fino al martirio. Sono parole veramente alte che Gesù non indirizza solo ad alcuni privilegiati destinatari ma a tutti i suoi discepoli, anche a chi è incerto, a chi non ce la fa o che si sente schiacciato dalle sue esigenze personali. La presenza del Signore consente ad ognuno di noi di aprirsi al dono, di scegliere e di seguirlo. Questa è un’esperienza che possiamo fare quotidianamente crescendo in questo amore che ci rende suoi discepoli, liberi, gioiosi, coraggiosi, testimoni di un incontro che riempie la vita. Non siamo perfetti, le cadute ci possono essere e Gesù infatti indica un esercizio quotidiano che ci educa e ci fa crescere in questa relazione con Lui: l’accoglienza. Accogliere il fratello, accogliere chi è nel bisogno, accogliere il profeta che parla nel nome del Signore, accogliere la persona giusta che con la sua vita ci richiama ai valori fondamentali. Accogliere Cristo, imparare ad amarlo accogliendo i fratelli. Quanto è importante questo, si è discepoli del Signore perché il nostro cuore è per Lui. Si cresce come discepoli di Gesù nella misura in cui accogliendoci reciprocamente lo riconosciamo, lo seguiamo e lo amiamo con tutti noi stessi.