Mons. Alfano: “Come ci dice il Papa, dobbiamo agire con misericordia”

Domenica 10 luglio – XV Domenica del Tempo Ordinario – ci presenta un passo del Vangelo di Luca:
In quel tempo, un dottore della Legge si alzò per mettere alla prova Gesù e chiese: «Maestro, che cosa devo fare per ereditare la vita eterna?». Gesù gli disse: «Che cosa sta scritto nella Legge? Come leggi?». Costui rispose: «Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutta la tua forza e con tutta la tua mente, e il tuo prossimo come te stesso». Gli disse: «Hai risposto bene; fa’ questo e vivrai».
 Ma quello, volendo giustificarsi, disse a Gesù: «E chi è mio prossimo?». Gesù riprese: «Un uomo scendeva da Gerusalemme a Gèrico e cadde nelle mani dei briganti, che gli portarono via tutto, lo percossero a sangue e se ne andarono, lasciandolo mezzo morto. Per caso, un sacerdote scendeva per quella medesima strada e, quando lo vide, passò oltre. Anche un levìta, giunto in quel luogo, vide e passò oltre. Invece un Samaritano, che era in viaggio, passandogli accanto, vide e ne ebbe compassione. Gli si fece vicino, gli fasciò le ferite, versandovi olio e vino; poi lo caricò sulla sua cavalcatura, lo portò in un albergo e si prese cura di lui. Il giorno seguente, tirò fuori due denari e li diede all’albergatore, dicendo: “Abbi cura di lui; ciò che spenderai in più, te lo pagherò al mio ritorno”. Chi di questi tre ti sembra sia stato prossimo di colui che è caduto nelle mani dei briganti?». Quello rispose: «Chi ha avuto compassione di lui». Gesù gli disse: «Va’ e anche tu fa’ così».
 
Su questo passo del Vangelo ci offre un pensiero il nostro arcivescovo, mons. Francesco Alfano:
“Chi è il mio prossimo? La domanda che il dottore della legge pone ci riguarda tutti. Quante volte ce lo chiediamo dinanzi ai grandi comandamenti che il dottore della legge ripete davanti a Gesù così importanti per vivere da figli – amare Dio con tutto se stessi e amare il prossimo come se stessi -: sì, sorge la domanda perché bisogna che questi comandamenti siano concretizzati. Gesù l’ha detto al suo interlocutore: fa questo e vivrai. I comandamenti vanno praticati, ma chi è il mio prossimo? Chi è l’altro da amare? Ci troviamo tante volte in situazioni in cui dobbiamo scegliere dobbiamo decidere e siamo tentati di distinguere, di trovare non solo delle scuse da parte nostra, nell’impegno concreto nell’andare incontro all’altro. Da sempre l’umanità ha conosciuto delle classificazioni fino a discriminare; a volte anche nella comunità religiosa e nella nostra vita di credenti possono avere il loro peso.
Chi è il mio prossimo? La risposta di Gesù è ben articolata e con la parabola notissima del buon samaritano corregge la domanda come farà notare alla fine riformulando la domanda: chi di questi tre – il sacerdote, il levita, il samaritano, che hanno visto per strada tutti e tre un uomo mezzo morto bisognoso di aiuto urgente e decisivo per le sorti della sua vita – ti sembra il prossimo della vittima? Ecco la giusta domanda: io chiamato a farmi prossimo, ad andare incontro all’altro, a vedere non come il sacerdote e il levita da lontano con distanza e con mille legittime plausibili scuse, ma vedere con gli occhi del cuore di Dio come ha fatto il samaritano che ha visto e ha avuto compassione, ha avvertito nell’intimo non solo una commozione profonda ma un legame viscerale, che è quello che Dio sperimenta. Vedere con gli occhi di Dio significa non farlo con superficialità, come ci capita tante volte anche dinanzi a scene che ci sono sotto gli occhi o che ci raggiungono tramite i media, scene raccapriccianti, terribili, ma basta cambiare canale e tutto è dimenticato.
Chi vede con gli occhi di Dio agisce perché la misericordia non è fatta solo di emozioni, sentimenti, pensieri e propositi, è fatto soprattutto di azione come ci ricorda Papa Francesco; più che un sostantivo è un verbo: ‘Misericordiare’, agire di misericordia. Possiamo persino forzare il vocabolario perché questa parola forse ci viene da Dio e ci cambia la vita”.