Mons. Alfano: Fare esperienza concreta della potenza del suo amore

Domenica 15 gennaio ci presenta un passo del vangelo di Giovanni.
In quel tempo, Giovanni, vedendo Gesù venire verso di lui, disse: «Ecco l’agnello di Dio, colui che toglie il peccato del mondo! Egli è colui del quale ho detto: “Dopo di me viene un uomo che è avanti a me, perché era prima di me”. Io non lo conoscevo, ma sono venuto a battezzare nell’acqua, perché egli fosse manifestato a Israele».
Giovanni testimoniò dicendo: «Ho contemplato lo Spirito discendere come una colomba dal cielo e rimanere su di lui. Io non lo conoscevo, ma proprio colui che mi ha inviato a battezzare nell’acqua mi disse: “Colui sul quale vedrai discendere e rimanere lo Spirito, è lui che battezza nello Spirito Santo”. E io ho visto e ho testimoniato che questi è il Figlio di Dio».
 
Su questo passo del Vangelo, ci offre una riflessione il nostro arcivescovo, mons. Francesco Alfano:
L’agnello di Dio, così Giovanni Battista ci presenta Gesù e così la liturgia ci invita a metterci dietro di Lui, lungo le varie tappe dell’anno liturgico, tutto l’anno, di domenica in domenica, per lasciarci guidare da Lui. L’agnello di Dio, il titolo è prezioso nella scrittura. Rimanda all’esperienza del popolo ebraico, esperienza pasquale di ringraziamento, esperienza di sacrificio, esperienza di gratitudine a Dio per tutto quello che ha fatto per il suo popolo. Gesù è venuto così e il Battista lo indica ai discepoli come la persona nella quale si compiono le promesse del Signore. Lui è venuto come agnello mite e mansueto, che prende su di sé il peccato del mondo, è venuto per abbattere ogni barriera, per far incontrare gli uomini non solo fra di loro ma tutti quanti insieme con il loro Signore. Tutta la vita di Gesù è questo sacrificio offerto al padre per la nostra salvezza, per la nostra gioia e Lui vivrà la sua vita accanto alle persone rivolgendo la sua parola ai poveri, ai malati, ai peccatori stando accanto concretamente, andando a cercare quelli che si erano perduti come buon pastori. È così che lo toglie, è venuto per vincere il male ma Gesù vincitore è amico, fratello, che si fa solidale con gli uomini, con i suoi fratelli fino alla condizione estrema della sofferenza e della croce. È proprio sulla croce che l’agnello di Dio si mostrerà nella sua potenza, lui sul quale Giovanni vede scendere e rimanere lo Spirito Santo che gli darà la forza di rimanere in comunione con il Padre e di non allontanarsi mai dai fratelli, lui ci salva così: amandoci fino alla fine. Essere disposti a seguire Gesù accogliendolo come dono di Dio, significa lasciarci raggiungere da Lui, lasciarci amare da Lui. Riempiti da questo amore dobbiamo seguirlo con maggiore fiducia. Il cammino liturgico ci consente di andare dietro a Gesù, di diventargli più amici, di fare esperienza concreta della potenza del suo amore e così essere gli uni per gli altri un segno di speranza oggi, quanto mai necessario per questo mondo che ha bisogno di salvezza concreta, di vicinanza estrema, appunto di segni di speranza piena.