Mons. Alfano: La Misericordia di Dio tocca il suo cuore e raggiunge il nostro

Domenica 11 settembre – XXIV Domenica del Tempo Ordinario – ci presenta un passo del Vangelo di Luca

In quel tempo, si avvicinavano a Gesù tutti i pubblicani e i peccatori per ascoltarlo. I farisei e gli scribi mormoravano dicendo: «Costui accoglie i peccatori e mangia con loro». 
Ed egli disse loro questa parabola: «Chi di voi, se ha cento pecore e ne perde una, non lascia le novantanove nel deserto e va in cerca di quella perduta, finché non la trova? Quando l’ha trovata, pieno di gioia se la carica sulle spalle, va a casa, chiama gli amici e i vicini e dice loro: “Rallegratevi con me, perché ho trovato la mia pecora, quella che si era perduta”. Io vi dico: così vi sarà gioia nel cielo per un solo peccatore che si converte, più che per novantanove giusti i quali non hanno bisogno di conversione.
Oppure, quale donna, se ha dieci monete e ne perde una, non accende la lampada e spazza la casa e cerca accuratamente finché non la trova? E dopo averla trovata, chiama le amiche e le vicine, e dice: “Rallegratevi con me, perché ho trovato la moneta che avevo perduto”. Così, io vi dico, vi è gioia davanti agli angeli di Dio per un solo peccatore che si converte».
Disse ancora: «Un uomo aveva due figli. Il più giovane dei due disse al padre: “Padre, dammi la parte di patrimonio che mi spetta”. Ed egli divise tra loro le sue sostanze. Pochi giorni dopo, il figlio più giovane, raccolte tutte le sue cose, partì per un paese lontano e là sperperò il suo patrimonio vivendo in modo dissoluto. Quando ebbe speso tutto, sopraggiunse in quel paese una grande carestia ed egli cominciò a trovarsi nel bisogno. Allora andò a mettersi al servizio di uno degli abitanti di quella regione, che lo mandò nei suoi campi a pascolare i porci. Avrebbe voluto saziarsi con le carrube di cui si nutrivano i porci; ma nessuno gli dava nulla. Allora ritornò in sé e disse: “Quanti salariati di mio padre hanno pane in abbondanza e io qui muoio di fame! Mi alzerò, andrò da mio padre e gli dirò: Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti a te; non sono più degno di essere chiamato tuo figlio. Trattami come uno dei tuoi salariati”. Si alzò e tornò da suo padre.
Quando era ancora lontano, suo padre lo vide, ebbe compassione, gli corse incontro, gli si gettò al collo e lo baciò. Il figlio gli disse: “Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti a te; non sono più degno di essere chiamato tuo figlio”. Ma il padre disse ai servi: “Presto, portate qui il vestito più bello e fateglielo indossare, mettetegli l’anello al dito e i sandali ai piedi. Prendete il vitello grasso, ammazzatelo, mangiamo e facciamo festa, perché questo mio figlio era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato”. E cominciarono a far festa.
Il figlio maggiore si trovava nei campi. Al ritorno, quando fu vicino a casa, udì la musica e le danze; chiamò uno dei servi e gli domandò che cosa fosse tutto questo. Quello gli rispose: “Tuo fratello è qui e tuo padre ha fatto ammazzare il vitello grasso, perché lo ha riavuto sano e salvo”. Egli si indignò, e non voleva entrare. Suo padre allora uscì a supplicarlo. Ma egli rispose a suo padre: “Ecco, io ti servo da tanti anni e non ho mai disobbedito a un tuo comando, e tu non mi hai mai dato un capretto per far festa con i miei amici. Ma ora che è tornato questo tuo figlio, il quale ha divorato le tue sostanze con le prostitute, per lui hai ammazzato il vitello grasso”. Gli rispose il padre: “Figlio, tu sei sempre con me e tutto ciò che è mio è tuo; ma bisognava far festa e rallegrarsi, perché questo tuo fratello era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato”». 
 
Su questo passo del Vangelo ci offre una riflessione il nostro arcivescovo, mons. Francesco Alfano:
 
“Chi di voi se ha cento pecore e né perde una…”
Così comincia la risposta di Gesù alle critiche di scribi e farisei che mormorano e restano scandalizzati: mangia con i peccatori, lo ascoltano i pubblicani. É una risposta ricchissima straordinaria che il Vangelo di Luca ci offre in questa liturgia, attraverso le tre parabole cosiddette della misericordia, parabole che ci fanno entrare nel cuore di Dio e che sconvolgono la vita dell’uomo aprendola ad una pista nuova.
Chi di voi? Comincia proprio così con una domanda che ci interpella: Chi di noi? Nessuno si sentirebbe di dire proprio io, perdere una pecora non è una bella cosa per un pastore, che deve essere attento al suo gregge, e ancora di più, andare a cercarla lasciando le novantanove nel deserto, è un azzardo, è un rischio, ancora di più, non smettere di cercarla finché non la si ritrova e poi, finalmente, avendola trovata, porla sulle spalle, portarla a casa e chiamare gli amici e fare festa ed essere nella gioia, siamo sino all’inverosimile.
Chi di voi? 
Straordinaria questa risposta di Gesù con una domanda, che si dall’inizio ci chiama in causa e non possiamo parlare della Misericordia di Dio, siamo ancora nel pieno dell’Anno Giubilare, senza sentirci chiamati in causa, è vero c’è una distanza enorme tra l’agire di Dio e il nostro modo comune di pensare e di fare, eppure il Signore si chiama a fare esperienza della sua Misericordia ad essere contagiati da questa gioia, come la donna nella seconda parabola. È una donna, che ha perso una moneta delle dieci che teneva gelosamente custodite e la cerca si affanna e non ha pace finché non la trova, e finalmente, avendola trovata, gioisce non da sola, fa festa con le sue amiche.
Gesù per parlarci della Misericordia di Dio, ci parla della sua gioia. Gioia che è vera la gioia nel cielo così egli la presenta per un solo peccatore che si converte, cioè che si lascia toccare nel cuore quasi arrendendosi alla misericordia infinita del Padre, così tenera, così sconvolgente e così fecondo. Sono queste due piccole, preziose parabole che introducono la terza, nota, cara che tutti portiamo nel cuore, la gioia del Padre, che non perde i figli o li perde e li ritrova perché li aspetta. Li accoglie, dialoga con l’uno, fa festa con l’altro, attende che ci sia riconciliazione è la gioia di un Dio, che non teme di soffrire con noi. La Misericordia di Dio tocca il suo cuore e raggiunge il nostro. Allora possiamo comprendere l’appello di Gesù che risuona in quest’Anno Giubilare “Siate Misericordiosi come il Padre”, se ne facciamo esperienza, è possibile anche per noi.