Mons. Alfano: Non si può essere discepoli del Signore cedendo al compromesso

Domenica 04 settembre – XXIII Domenica del Tempo Ordinario – ci presenta un passo del Vangelo di Luca
  
In quel tempo, una folla numerosa andava con Gesù. Egli si voltò e disse loro: 
«Se uno viene a me e non mi ama più di quanto ami suo padre, la madre, la moglie, i figli, i fratelli, le sorelle e perfino la propria vita, non può essere mio discepolo. 
Colui che non porta la propria croce e non viene dietro a me, non può essere mio discepolo.
Chi di voi, volendo costruire una torre, non siede prima a calcolare la spesa e a vedere se ha i mezzi per portarla a termine? Per evitare che, se getta le fondamenta e non è in grado di finire il lavoro, tutti coloro che vedono comincino a deriderlo, dicendo: “Costui ha iniziato a costruire, ma non è stato capace di finire il lavoro”. 
Oppure quale re, partendo in guerra contro un altro re, non siede prima a esaminare se può affrontare con diecimila uomini chi gli viene incontro con ventimila? Se no, mentre l’altro è ancora lontano, gli manda dei messaggeri per chiedere pace. 
Così chiunque di voi non rinuncia a tutti i suoi averi, non può essere mio discepolo». 
 
Su questo passo del Vangelo ci offre una riflessione il nostro arcivescovo, mons. Francesco Alfano:
 
Tanta gente seguiva Gesù. Il Vangelo dice che è una folla numerosa lo accompagnava, per ascoltarlo, per imparare da lui, ma anche perché potessero l’uno o l’altro a seconda delle circostanze rimanere con lui diventare suoi discepoli. Gesù detta le condizioni per essere suoi discepoli, condizioni molto esigenti. Non si può essere discepoli del Signore cedendo al compromesso, con superficialità. Scegliere di andare dietro a lui significa riconoscere che c’è lui al centro della propria vita. Ecco perché Gesù dichiara che se uno vuole andare dietro a lui, come suo discepolo, non può amare gli altri più di lui, anche gli affetti più cari la famiglia, i parenti, persino la propria vita. Cristo è riconosciuto come il centro della vita del discepolo, come la vita stessa, il bene per il quale vale la pena rinunciare a tutto. Il discepolo ha scoperto in Gesù: il tesoro della sua vita, il senso più profondo, la gioia che trasforma la sua esistenza e la orienta in modo nuovo. Ecco allora che Gesù può dire ai discepoli che scelgono di seguirlo come il tutto, che si devono impegnare a portare anch’essi come lui la propria croce. Non per amore alla sofferenza ma per amore al Signore per fedeltà a Dio, per solidarietà ai fratelli e per quella forza che egli mette nel nostro cuore che ci consente di trasformare anche le situazioni più difficili, più incomprensibili e umilianti, in occasioni di amore totale e gratuito.
Il discepolo insomma in ogni circostanza della vita ha Dio davanti, è capace di rinunciare anche alle sue cose, non perché le disprezzi, ma perché ho trovato il tesoro. Ecco perché Gesù alla folla che lo ascolta e che è incerta, se non incredula, dinanzi a un’esigenza così forte e piena, dichiara che per fare una scelta coerente e radicale, occorre prima verificare in se stessi le condizioni, come chi deve costruire una torre e vede se hai i mezzi, non solo avviare l’opera, ma portarla a compimento. Come un Re che deve entrare in battaglia con un altro Re, deve misurarsi e vedere, altrimenti manderà un’ambasceria, faranno la pace. Ciò che conta e riconoscere i doni che Dio ci ha fatto nella nostra vita perché li possiamo mettere al servizio degli altri a un’unica fondamentale condizione aver riconosciuto in Gesù il tutto che ci da gioia.