Mons. Alfano: La fiducia non ci deve abbandonare mai

Dal vangelo secondo Luca

Gesù si trovava in un luogo a pregare; quando ebbe finito, uno dei suoi discepoli gli disse: «Signore, insegnaci a pregare, come anche Giovanni ha insegnato ai suoi discepoli». Ed egli disse loro: «Quando pregate, dite:

“Padre,
sia santificato il tuo nome,
venga il tuo regno;
dacci ogni giorno il nostro pane quotidiano,
e perdona a noi i nostri peccati,
anche noi infatti perdoniamo a ogni nostro debitore,
e non abbandonarci alla tentazione”».

Poi disse loro: «Se uno di voi ha un amico e a mezzanotte va da lui a dirgli: “Amico, prestami tre pani, perché è giunto da me un amico da un viaggio e non ho nulla da offrirgli”; e se quello dall’interno gli risponde: “Non m’importunare, la porta è già chiusa, io e i miei bambini siamo a letto, non posso alzarmi per darti i pani”, vi dico che, anche se non si alzerà a darglieli perché è suo amico, almeno per la sua invadenza si alzerà a dargliene quanti gliene occorrono.

Ebbene, io vi dico: chiedete e vi sarà dato, cercate e troverete, bussate e vi sarà aperto. Perché chiunque chiede riceve e chi cerca trova e a chi bussa sarà aperto.

Quale padre tra voi, se il figlio gli chiede un pesce, gli darà una serpe al posto del pesce? O se gli chiede un uovo, gli darà uno scorpione? Se voi dunque, che siete cattivi, sapete dare cose buone ai vostri figli, quanto più il Padre vostro del cielo darà lo Spirito Santo a quelli che glielo chiedono!».

Su questo passo del Vangelo, ci offre una riflessione, il nostro arcivescovo, mons. Francesco Alfano:

Signore insegnaci a pregare, è la richiesta che un discepolo rivolge a Gesù ed è la richiesta che gli facciamo tutti, perché ci accorgiamo tante volte di non saper pregare. Signore insegnaci a pregare, molto di più è interessante, importante questa richiesta perché il discepolo la pone al maestro dopo averlo visto pregare, non è tanto allora una formula da imparare. Il Padre nostro, che Gesù ha insegnato, non è delle parole da ripetere, è un atteggiamento del cuore, è una relazione dei figli nei confronti del Padre. Ecco come Gesù risponde, sì insegnando una preghiera, ma questa preghiera non va tanto ripetuta a memoria, va fatta ridetta col cuore nei tanti momenti della giornata. Si tratta di mettersi davanti a Dio e sentire prima ancora che pensare e dire, che lui è Padre, è Padre Buono, è Padre premuroso, è Padre che santifica continuamente il suo nome, che ci mostra il suo amore e che chiede a noi di accoglierlo, di ricostruire il suo Regno, di entrare in una relazione nuova di fraternità, di volerci bene accogliendo il dono che ci fa. Glielo chiediamo ogni giorno il pane quotidiano per tutti, il pane, il cibo, la serenità, il pane, il dono della vita, il dono dello Spirito, ciò che è essenziale per la nostra storia di figli e soprattutto il perdono. Continuamente chiediamo perdono e mentre chiediamo perdono a lui impariamo a condividere anche questo con i fratelli, che bella preghiera. Non si tratterà tanto allora di ripetere meccanicamente, ma di aprire continuamente il cuore e cambiare la vita. Certo ci sono le prove e le tentazioni e allora chiediamo di non entrare nella tentazione senza il suo aiuto, di non farci cadere nella tentazione. La fiducia non ci devi abbandonare mai, ecco la vera preghiera. Nella certezza Gesù riporta questa paraboletta, con il caso di un uomo che chiede aiuto al suo amico ha bisogno di panni da offrire a chi ha accolto a casa sua e seppure non li avrà per esaudire la sua richiesta li avrà senz’altro perché ha insistito. Figurarsi il Signore: chiedete, cercate, bussate la preghiera allora è: fiducia in Dio, nella certezza che se gli uomini sperimentano la paternità dando cose buone, non cattive ai loro figli quanto più il Padre nostro celeste darà lo Spirito Santo a coloro che glielo chiedono. Ecco allora che cosa Gesù ci ha insegnato: non sono le parole, che convincono Dio e che ci convincono di aver pregato bene, ma solo una vita aperta di figli che amano il Padre e provano ad amarsi tra di loro.