C’è un momento, all’alba, in cui la Valle Aurina non fa rumore. Le cime sono ancora fredde, l’erba è bagnata, e centouno persone — venute da tre parrocchie diverse — stanno in silenzio davanti allo stesso cielo. Nessuno chiede più da dove vieni. Si guarda in alto, e basta. È in quel silenzio che, senza accorgersene, il campo scuola adulti delle tre comunità di Piano ha fatto la cosa più difficile: ha smesso di essere “tre gruppi insieme” ed è diventato una sola famiglia.
Un cammino sulle orme di Francesco
Dal 3 all’8 agosto, centouno adulti hanno vissuto il campo estivo guidati dai tre parroci — don Antonino d’Esposito, don Antonio Parlato e don Rito Maresca — insieme al diacono Mimmo Ruggiero. Il filo di tutto è stato il Cantico delle Creature di san Francesco: non un testo da studiare, ma una scala da salire, un verso al giorno. Si è partiti dalla lode. “Laudato si’, mi’ Signore, cum tucte le Tue creature.” Imparare di nuovo a dire grazie prima ancora di chiedere. A guardare il mondo non come un problema da risolvere, ma come un dono ricevuto. Poi il rispetto del creato, con frate Sole e sora Luna. Camminando in mezzo a quelle montagne, custodire il creato ha smesso di essere uno slogan ed è diventato un’esperienza: si rispetta ciò che si è imparato ad amare.
Il giorno del perdono è stato forse il più profondo. “Laudato si’, mi’ Signore, per quelli ke perdonano per lo Tuo amore.” Francesco mette la lode proprio lì, nel punto in cui fa più male. E anche noi, nei piccoli gruppi, abbiamo scoperto che perdonare non è dimenticare, ma smettere di portare un peso da soli.
C’è stato spazio anche per sora nostra Morte corporale: non come argomento cupo, ma come la domanda che rende vera la vita. Guardare in faccia il limite per imparare a vivere il presente senza sprecarlo. E infine il servizio. “Serviteli cum grande humilitate.” Perché tutto quello che si è ricevuto in quei giorni non era per tenerlo, ma per riportarlo a casa e donarlo.
Le vette, i sentieri, il buon vento
Ogni mattina la meditazione. Poi le gambe: la salita al lago di Chiusetta, il sentiero di San Francesco, la valle di Predoi. Posti bellissimi, di quella bellezza che non si spiega e non si dimentica — dove il passo diventa preghiera e il paesaggio predica meglio di tante parole. A fare da colonna sonora, l’inno del campo: “Buon Vento” di Jovanotti e Alfa. Un brano che parla di partenze, del coraggio di lasciare il porto sicuro e prendere il largo anche quando il maltempo minaccia — perché, prima o poi, passerà. “Buon vento” è un antico augurio dei marinai. E questo, in fondo, è stato il campo: qualcuno che ti spinge in avanti, verso il largo, sapendo che non sei più solo sulla barca.
Il cuore di tutto: il piccolo gruppo
Ma se qualcuno chiedesse dove è successo davvero qualcosa, la risposta non sarebbe una vetta né un’omelia. Sarebbe il piccolo gruppo misto: persone di parrocchie diverse, magari mai viste prima, sedute in cerchio. Lì, poco alla volta, è nato un luogo sicuro. Un posto dove abbassare le difese, dire una fatica vera, lasciarsi conoscere. È lì che la frase che portiamo nel cuore ha preso carne: incontrare Gesù vivo nell’abbraccio dei fratelli. Non un Gesù pensato, ma un Gesù toccato attraverso l’ascolto di un altro.
Tre preti insieme: non un’eccezione, ma una direzione
C’è un’immagine che resta, di questi giorni: tre parroci e un diacono che programmano insieme, ridono insieme, si passano la parola senza gelosie. Non è un dettaglio organizzativo. È un segno.
Per troppo tempo abbiamo pensato le parrocchie come confini. Questo campo ha mostrato un’altra strada: comunità che non si difendono l’una dall’altra, ma si arricchiscono. Non è nostalgia di un passato, è il futuro possibile — anzi necessario — della collaborazione tra le nostre comunità.
La consegna
Tutto questo non resterà in valigia. Verrà consegnato alle comunità in un’unica celebrazione: la Messa di domenica 9 agosto, alle 19:30, nel centro pastorale della parrocchia della Santissima Trinità ai Colli di San Pietro. Perché ciò che si riceve sul monte non è mai per il monte. È per la pianura, per le case, per la vita di tutti i giorni. E allora, a chi tornerà da questi giorni con qualcosa di nuovo nel cuore, resta solo una domanda: quale porto sicuro sei disposto a lasciare, adesso, per prendere il largo?
