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Chiesa e LGBTQ+, un dialogo necessario

Nel pomeriggio del 25 giugno si è concluso nel salone delle conferenze dell’Hotel dei Congressi a Castellammare, il ciclo di incontri di formazione per gli IdR della nostra diocesi sull’ “Affettività e sessualità, l’arte di essere umani”, con la presenza del nostro caro Arcivescovo, don Franco Alfano. (Scarica gli Audio dell’incontro)

La tematica trattata nasce dall’esigenza di comprendere meglio il mondo giovanile, di cui spesso siamo importanti punti di riferimento nella scuola.  In una società che cambia velocemente, i ragazzi si avvertono sempre più fragili e confusi.

Come il nostro collega Gennaro Comentale ci ha ricordato ad inizio incontro, già lo scorso anno il prof. Giovanni Ruggiero e la dott.ssa Michela Pensavalli ci avevano fatto riflettere sul disorientamento dei giovani e invitato a pensare ed adottare metodologie nuove, contemporaneamente con il prof. Luigi Santopaolo siamo stati aiutati in un approccio libero da precomprensioni al lessico della sessualità nella Scrittura.

Quest’anno, prima il prof. Luigi Santopaolo e successivamente don Alfonso de Gregorio ci hanno inserito, anche se in maniera diversa, nel mondo LGBTQ+.

I relatori di quest’ultimo appuntamento, suor Annamaria Vitagliano, della Congregazione delle religiose di Nazareth, Padre Giuseppe Guglielmi, docente di Teologia fondamentale, e don Catello Imperato, licenziato in Teologia della vita cristiana, ind. Morale, ci introducono, a partire dalle loro peculiarità, nel vivo di una questione spesso per noi marginale: gli omosessuali credenti.

Suor Annamaria è impegnata nella pastorale di frontiera e ci racconta la sua esperienza di accompagnamento spirituale e pastorale di persone LGBT+. Inserendosi nel solco dell’Amoris Laetitia, ci spiega che “la chiesa conforma il suo atteggiamento a Gesù, che in un amore senza confini, si è offerto per ogni persona, senza eccezioni” (n.250). La realtà delle persone LGBT è, di fatto, di frontiera, dove il credente omosessuale vive una conflittualità interna che diventa lacerazione, poiché deve rinunciare o al proprio sentire o alla sua comunità cristiana.  “Come nei racconti di Filippo con l’eunuco (At 8) e Pietro con Cornelio (At 10) riconosciamo insieme lo Spirito che sta operando in questa frontiera e usciamo per metterci in ascolto incondizionato dell’altro, come i primi apostoli”, dice suor Annamaria. Le persone LGBT si sentono sbagliate, a causa dello stigma sociale che hanno assorbito ed interiorizzato. Non si sentono accettate né da Dio, né dalla Chiesa. Bisogna dunque mostrare il volto misericordioso di Dio, che ama l’uomo a partire da ciò che è. Quando la persona fa esperienza di questa grazia, cambia la percezione del volto di Dio e di se stessa, avvertendosi non più esclusa. Accompagnare la persona in un cammino spirituale vuol dire formare la coscienza, affinché possa comprendere la volontà di Dio per lei. L’accompagnamento è anche pastorale, in quanto anche la comunità ecclesiale possa vivere la ‘frontiera’ come un luogo di dialogo.

Il CCC afferma che nelle comunità bisogna accogliere i fratelli omosessuali con rispetto e delicatezza, ci conferma don Catello Imperati, senza ingiustizie e discriminazioni. Purtroppo però spesso focalizziamo la nostra attenzione sulla castità e sui rapporti. È vero che gli omosessuali, come tutti coloro che non sono uniti nel vincolo del matrimonio sacramentale, sono chiamati alla castità, ma dobbiamo tener conto di tutte le situazioni in cui la coscienza non può essere libera. L’enciclica Gaudium et Spes al n. 4 ci ricorda che esistono i segni dei tempi. Alcune questioni etiche vengono fissate nel tempo. In realtà ciò che riguarda l’ambito morale, riguarda la storia, poiché i criteri per fare il bene ed evitare il male, li prendiamo dalla storia e dalla cultura. La novità della Fiducia Supplicans è che assume i criteri storici, la realtà. Dietro il rigidismo, spesso c’è la paura di perdere sicurezze. La virtù però non si basa sull’osservanza cieca e ipocrita della legge, ma sull’iniziativa gratuita di Dio. Nel libro dell’Esodo Dio vede la sofferenza del suo popolo e scende per farlo risalire. Il compito della teologia morale è quello di far risalire l’uomo e ciò vuol dire far in modo che acquisisca consapevolezza, responsabilità e libertà. La castità è solo una delle possibilità per gli omosessuali, poiché c’è un discorso più inclusivo che risponde veramente alla vita concreta delle persone. L’accompagnamento riguarda la moralità non degli omosessuali, ma la nostra, della Chiesa. La realtà ci chiama ad una scelta consapevole: accompagnare chi fa già parte della chiesa, che chiede di far esperienza di questo Signore, di questo amore profondo per la vita, che sia valido per noi e per chi abbiamo ritenuto diverso.

I primi testi cristiani, ci racconta padre Giuseppe, le prime formule di fede, sono nate da un’esperienza, da un’esigenza di vita e sono espressioni della vita di fede vissuta in quel tempo storico. La dottrina non viene adattata ai tempi che cambiano, ma si rinnova. Essa perde il suo valore, la sua specificità, nella misura in cui dimentica di essere figlia dell’esperienza. Per comunicare un’esperienza, la scrivo su un foglio, ma ciò che ho vissuto non sta nel foglio che ho scritto. La mia esperienza cambierà nel corso del tempo ed il foglio che ho scritto non sarà più valido. La storia è pioniera di pensiero, perciò è importante avere una coscienza critica per riappropriarci della nostra storia.

Non è più tempo di preconcetti, né di precomprensioni, poiché “Dio non fa preferenze di persone” (At 10).

L’approfondimento che avete fatto, conclude l’Arcivescovo, partendo da ciò che incontrate nel mondo della scuola, si inserisce a pieno titolo nel cammino ecclesiale che stiamo vivendo negli anni del sinodo. Se il sinodo è mettere tutti insieme, in ascolto di tutti, come possiamo escludere una fascia che vive una condizione di marginalità… Non è un adattarci, ma è un dovere missionario, è annunciare la gioia della libertà dei figli di Dio.

prof.ssa Maria Esposito