Martedì 24 marzo 2026, presso la Parrocchia Gesù Redentore di Sant’Antonio Abate ,si è svolto il terzo appuntamento del corso di aggiornamento 2025/26 per gli insegnanti di religione cattolica (IdR). L’incontro guidato da Padre Paolo De Giacomo, eremita di città e psicologo, si è focalizzato sul tema “L’adulto come mediatore di pace nella scuola”.
L’intervento ha posto al centro dell’attenzione la figura dell’IdR come un vero e proprio artigiano di pace capace di trasformare l’aula in un laboratorio di autentica umanità.
Il relatore, ad apertura della riflessione, ha sottolineato il tempo che stiamo vivendo, segnato da conflitti diffusi, fragilità relazionali e profondo smarrimento educativo, e come la scuola sia uno specchio fedele della società. Le aule scolastiche sono attraversate da tensioni, incomprensioni, solitudini e nuove sfide culturali, tra cui il pluralismo religioso e l’impatto delle tecnologie. In questo scenario, l’educazione non può limitarsi alla trasmissione di conoscenze, ma deve riscoprire una dimensione fondamentale: la costruzione della pace.
Come ha sottolineato Papa Francesco, il nostro non è semplicemente un tempo di cambiamenti, ma un vero e proprio “cambiamento d’epoca”. In questo contesto, la figura dell’adulto, e in particolare dell’insegnante, assume un ruolo decisivo: quello di mediatore di pace.
Dopo questa premessa iniziale è stata evidenziato il tema della pace nella bibbia.
La pace è un concetto da riscoprire, spesso la parola “pace” viene intesa come semplice assenza di conflitti o come tranquillità esteriore, nella tradizione biblica, essa assume un significato molto più profondo. Nella Bibbia il termine ebraico shalom indica una condizione di pienezza di vita, di armonia tra la persona, gli altri, il creato e Dio. La Scrittura mostra chiaramente che la pace è strettamente legata alla giustizia: non può esistere vera pace dove ci sono esclusione, oppressione o indifferenza. Per questo motivo, la pace esige che ci sia educazione alla giustizia, in ambito scolastico significa affrontare le ingiustizie, prendersi cura dei più deboli, denunciare i soprusi.
Se la pace è così profonda, anche il suo contrario lo è. La Bibbia insegna che la violenza non nasce solo nei grandi conflitti, ma ha origine nel cuore umano. Il racconto di Caino e Abele mostra come la rottura delle relazioni possa portare alla distruzione dell’altro. Questa dinamica è attuale anche nel contesto scolastico. La violenza, infatti, non si manifesta solo in forme evidenti, ma spesso assume aspetti più sottili: esclusioni, prese in giro, linguaggi aggressivi, indifferenza verso chi è più fragile. Sono queste le situazioni quotidiane che minano la convivenza e impediscono la costruzione di relazioni sane. Di fronte a tali realtà, il compito educativo non è evitare i conflitti, ma imparare a riconoscerli e a trasformarli.
Nel Nuovo Testamento la pace di Cristo: smaschera le false paci. Il Vangelo offre una prospettiva ancora più profonda. Gesù distingue chiaramente tra la pace del mondo e la sua pace: «Vi lascio la pace, vi do la mia pace. Non come la dà il mondo, io la do a voi» (Gv 14,27). Esistono infatti forme di “pace” che, pur essendo utili, restano superficiali: la pace come semplice equilibrio, come compromesso o come quiete apparente. Sono situazioni in cui il conflitto viene nascosto o evitato, ma non realmente risolto. La pace proposta da Gesù, invece, è più esigente: non elimina il conflitto, ma lo attraversa, lo illumina e lo trasforma. È una pace che nasce dalla riconciliazione, dalla verità e dalla giustizia. Per questo, educare secondo il Vangelo significa aiutare gli studenti a non temere il confronto, ma a viverlo in modo costruttivo.
In questo contesto, l’adulto assume un ruolo fondamentale. Essere mediatori di pace nella scuola non significa semplicemente mantenere l’ordine, ma favorire relazioni autentiche e giuste.
Questo compito si articola in tre atteggiamenti fondamentali:
- Ascoltare: L’educatore è anzitutto una persona capace di ascolto: degli studenti, delle loro difficoltà, ma anche delle proprie emozioni. Senza ascolto non può esserci comprensione, e senza comprensione non può nascere la pace.
- Discernere: Non tutte le situazioni di calma sono segno di pace. L’insegnante è chiamato a leggere in profondità ciò che accade in classe, distinguendo tra equilibrio apparente e vera riconciliazione.
- Agire: La pace non è spontanea: va costruita. L’adulto deve intervenire nei conflitti, creare spazi di dialogo, promuovere il rispetto e accompagnare gli studenti verso soluzioni condivise.
In questo senso, l’insegnante diventa un vero “artigiano della pace”, capace di trasformare le difficoltà in occasioni di crescita.
Dopo questa riflessione biblica sulla pace il relatore chiarisce che il cuore dell’incontro è la voce della Chiesa sull’IRC. La Conferenza Episcopale Italiana, con la Nota pastorale dell’11-12-2025, ha sentito il bisogno di tornare a parlare dell’IRC e dei suoi insegnanti. Il documento sottolinea l’importanza dell’insegnamento della religione cattolica come strumento di arricchimento culturale e di dialogo sincero con tutte le istanze provenienti dal mondo contemporaneo. La Chiesa parla del ruolo degli insegnanti di religione come prezioso in un contesto difficile perché segnato da motivi di crisi, orari sfavorevoli, normative non sempre rispettate ed esorta a “non temere”! Secondo la Nota, l’IdR è chiamato a essere una “persona di sintesi e di unità”, capace di mettere in dialogo culture, esperienze e domande di senso. Non si tratta solo di trasmettere contenuti religiosi, ma di offrire uno spazio in cui gli studenti possano confrontarsi con le grandi domande della vita: il dolore, la giustizia, il futuro, la felicità. In questo modo, l’IdR contribuisce in modo unico alla costruzione di un clima scolastico più umano e inclusivo. La sua testimonianza personale di fede vissuta, unita alla competenza professionale, diventa uno strumento educativo fondamentale, sostenuto dalla comunità ecclesiale: l’insegnante non è solo, la formazione e il sostegno della Chiesa è garantito.
Essere mediatori di pace nella scuola significa anche adottare pratiche educative concrete. Tra queste:
- creare momenti di ascolto e confronto in classe;
- valorizzare la collaborazione invece della competizione;
- intervenire con decisione contro ogni forma di esclusione;
- educare al linguaggio rispettoso;
- promuovere il perdono e la riconciliazione.
Anche i piccoli gesti quotidiani, un’attenzione, una parola, un intervento tempestivo, possono contribuire a costruire un clima di fiducia e di rispetto.
In conclusione la sfida è possibile…
La pace non è un risultato automatico, ma un processo che richiede impegno, consapevolezza e responsabilità. In questo percorso, l’IRC rappresenta un laboratorio di umanità fondamentale, in cui si formano non solo studenti, ma cittadini e persone.
Come ricordava Giovanni XXIII, la pace è un bene che deve essere continuamente costruito. Gli insegnanti di religione, con il loro esempio e il loro impegno quotidiano, hanno la possibilità di incidere profondamente nella vita dei giovani.
Essere mediatori di pace significa, in fondo, scegliere ogni giorno di stare accanto agli altri con attenzione, rispetto e responsabilità. Non si tratta di compiere gesti straordinari, ma di vivere con coerenza e autenticità il proprio ruolo educativo.
In un mondo spesso segnato da divisioni e conflitti, questa scelta rappresenta non solo una sfida, ma anche una grande speranza per il futuro.
Prof.sse Annunziata D’Aniello e Giovanna D’Aniello






