Formazione IRC: Relazione, Dialogo, Pace

Corso di aggiornamento per docenti IRC

Il corso di aggiornamento per docenti IRC, dal titolo “La relazione educativa come via della pace”, nasce come un percorso di consapevolezza e responsabilità ed è stato aperto a tutti gli insegnanti, non solo a quelli di religione. L’obiettivo è chiaro: la pace non è competenza di pochi, ma responsabilità condivisa che attraversa ogni disciplina e ogni relazione scolastica.

Il primo dei cinque incontri si è svolto il 12 febbraio presso l’ex Cattedrale di Vico Equense ed è stato guidato dal nostro don Catello Imparato, licenziato in Teologia della vita cristiana, ind. Morale, e dalla prof.ssa Donatella Abignente, ordinario emerito di Teologia morale alla PFTIM e Consultore del Dicastero per la Dottrina della Fede, i quali hanno accompagnato i presenti in un approfondimento intenso e concreto sul significato dell’educare alla pace oggi.

Fin dall’inizio è stato chiaro che non si trattava di un corso teorico o formale. L’obiettivo non era “aggiornarsi” in senso burocratico, ma acquisire strumenti per agire nel quotidiano, nella concretezza delle relazioni scolastiche, nei corridoi, nelle classi, nelle dinamiche talvolta complesse che ogni docente vive.

Don Catello ha sottolineato che oggi non si può parlare di pace senza guardare con onestà alla storia che stiamo vivendo. Ha richiamato l’enciclica Fratelli tutti di Papa Francesco, in cui il Santo Padre afferma che stiamo vivendo una “guerra mondiale a pezzi”, una terza guerra mondiale diffusa e frammentata. La logica della prepotenza sembra dominare il nostro tempo. Potremmo dire che il mondo è impazzito, ma se torniamo alle radici bibliche – al racconto di Caino e Abele (cfr. Gn 4) – ritroviamo la stessa dinamica: l’incapacità di riconoscere il fratello come dono e non come minaccia.

La pace “a buon mercato” non esiste. Non è semplice, non è indolore. In un mondo come il nostro comporterebbe rinunce, scelte coraggiose a livello politico ed economico, significherebbe accettare di perdere privilegi e potere. Perché una pace che non passa attraverso il sacrificio finisce per mettere sull’altare i deboli e i bisognosi. È stato affermato con chiarezza: c’è incompatibilità tra ingiustizia e fede. Non si può professare il Vangelo e accettare logiche di esclusione, sfruttamento e dominio.

La prof.ssa Donatella Abignente ha riportato l’attenzione al centro: il vero problema non sta soltanto negli effetti che vediamo – le guerre, le tensioni, le disuguaglianze – ma nell’“io” che vogliamo essere. La questione è relazionale prima ancora che strutturale. Dio non propone una visione arbitraria del bene e del male, come spesso fanno oggi i potenti della terra. Ci ha creati liberi e autonomi, ma proprio per questo responsabili di riconoscere che, davanti a me, c’è un altro e che quell’altro mi definisce. Non sono io a dare senso all’altro: accogliendolo, scopro il mio senso. Se lo nego, nego anche me stesso.

La riflessione si è soffermata sulla gratuità, sul dialogo autentico che nasce prima di tutto dall’ascolto. In un tempo in cui tutto è accelerato, superficiale, spesso urlato, educare al dialogo significa educare a fermarsi, a dare tempo, a fare spazio.

È stato evidenziato come oggi la pace sia ostacolata anche da squilibri enormi: troppo nelle mani di pochi, troppo poco per molti. La concentrazione delle risorse genera fratture che si riflettono nelle relazioni e alimentano conflitti.

Come insegnanti, abbiamo tra le mani una responsabilità immensa: ogni giorno incontriamo giovani che imparano da noi non solo contenuti, ma stili, atteggiamenti, modalità di relazione.

Insegniamo il dialogo quando dialoghiamo. Educhiamo alla pace quando scegliamo l’ascolto invece della chiusura, la giustizia invece del compromesso comodo. La pace non nasce dall’analisi sterile dei “grandi” della terra, ma dalla comprensione delle logiche che generano conflitto e dalla scelta quotidiana di stili alternativi. E soprattutto nasce dal Vangelo. Come è stato ricordato in conclusione, la pace viene dalle Beatitudini: dalla mitezza, dalla misericordia, dalla fame e sete di giustizia.

Al termine dell’incontro, i docenti si sono confrontati in gruppi, condividendo riflessioni, esperienze e domande, trasformando così il momento formativo in un’occasione di dialogo autentico e partecipato.

Il percorso è solo all’inizio, ma il primo incontro ha già tracciato una direzione chiara: educare alla relazione significa costruire pace, e la scuola può – e deve – diventare uno dei luoghi privilegiati di questa costruzione.

Prof.ssa Stefania Barretta

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