Sabato 25 Aprile 2026 si è concluso a Roma il 3° Meeting Nazionale degli Insegnanti di Religione Cattolica, promosso dalla CEI con il tema “IL CUORE PARLA AL CUORE”, ispirato al motto di San John Henry Newman, patrono del mondo educativo.
I lavori del Convegno per direttori e collaboratori degli uffici diocesani, svoltisi il 23 e 24 aprile, sono culminati nell’udienza con Papa Leone XIV in Aula Paolo VI, alla presenza di circa 7000 docenti provenienti da tutta Italia.
Nel suo discorso il Santo Padre ha sottolineato il valore insostituibile dell’IRC nelle scuole italiane, basandosi su 4 nuclei fondamentali:
- IRC COME TRAMPOLINO DI LANCIO da cui i giovani devono imparare a tuffarsi nell’avventura del dialogo interiore.
- DIMENSIONE RELIGIOSA E DOMANDE DI SENSO: citando sant’Agostino “CI HAI FATTI PER TE, E IL NOSTRO CUORE NON HA POSA FINCHE’ NON RIPOSA IN TE” il Papa ha ricordato che l’IRC aiuta i giovani a confrontarsi con le grandi domande su Dio, il creato e gli altri.
- L’IDENTITA’ DEL DOCENTE: la verità passa attraverso le persone, per cui a noi docenti di Religione Cattolica viene chiesto di essere maestri credibili, umili e onesti, capaci di offrire vicinanza più che delle risposte preconfezionate.
- COMPETENZA E PASSIONE: il Papa ci ha chiesto anche di” avere solide competenze, passione per lo studio, rigore culturale e preparazione didattica”, ponendoci sempre in dialogo con i nuovi linguaggi. Inoltre, ci ha invitati ad essere” servitori del mondo educativo, coreografi della speranza, ricercatori infaticabili della sapienza, artefici credibili di espressione di bellezza”.
In un tempo, come il nostro, di sfide educative, l’insegnante di Religione Cattolica è chiamato ad accompagnare i giovani nella crescita con autenticità, passione per l’uomo e competenza professionale al servizio delle nuove generazioni.
Anche la Diocesi di Sorrento-Castellammare ha accolto l’invito a partecipare al meeting con una folta rappresentanza di docenti di Religione di ogni ordine e grado, accompagnati dalla Responsabile del Servizio IRC della Diocesi, prof.ssa Laura Martone, e dal Vicario Generale, Don Salvatore Abagnale.
Secondo quanto vissuto da noi partecipanti è emerso, innanzitutto, il piacere della condivisione di un’intensa giornata trascorsa insieme e la consapevolezza che il nostro non è solo un lavoro ma una missione fatta di relazione, ascolto e cura dei giovani.
Il motto di San John Henry Newman “COR AD COR LOQUITUR”, che indica l’intima comunicazione tra l’anima e Dio, è ciò che noi tutti abbiamo sperimentato in questa giornata. Guardandoci intorno, tutti quanti insieme nell’Aula Paolo VI, l’uno accanto all’altro, provenienti da ogni parte d’Italia, alla presenza del Santo Padre, abbiamo sperimentato la grande vitalità dell’IRC e, soprattutto, la gioia di essere professionisti in continua evoluzione e conversione.
Da domani, ripartiamo con gratitudine e con il desiderio di continuare a crescere, giorno per giorno, insieme ai nostri alunni.
Margherita Catania
Di seguito alcune testimonianze
Per la prima volta partecipo al Meeting nazionale degli insegnanti di religione; è stata una giornata straordinaria, densa di emozioni, dove l’amore di Dio mi ha condotto all’ascolto del cuore. “Il cuore parla al cuore”, attraverso la pazienza, l’attesa, l’amore e la verità che è la meta. Le parole del Santo Padre, che ci ha ringraziati e ci ha incoraggiati ad essere << servitori del mondo educativo, coreografi della speranza, ricercatori infaticabili della sapienza >> sono state motivo di coraggio e forza per essere maestri credibili, innamorati di Dio; testimoni di quella coerenza umile e vicina, per aiutare ad orientare alla vita lo sguardo dei nostri giovani alunni e sostenerli nel credere che sono un dono unico. Rosalia Longobardi
“L’uomo, una particella del tuo creato, vuole lodarti… Ci hai fatti per te, e il nostro cuore è inquieto finché non riposa in Te” In queste parole di Sant’Agostino ho ritrovato il senso profondo del mio viaggio. Non era nei miei piani partecipare all’incontro nazionale degli insegnanti di religione. Avevo chiuso l’agenda, convinta che questa volta sarei rimasta a guardare da lontano, tra i miei impegni, le mie scadenze e le mie resistenze. Ma c’è un mistero sottile nel modo in cui Dio sposta le pietre sul nostro cammino: ho scelto di affidare tutto a Lui e, nel silenzio di un pomeriggio qualunque, un posto si è liberato. In quel momento ho capito che non ero io a decidere di andare, ma ero io che venivo chiamata: non stavo semplicemente partendo per un convegno, stavo rispondendo a un appuntamento che Dio aveva già fissato per me. Sono partita con una certezza nel cuore: Lui aveva già progettato tutto. Non era un viaggio verso un evento, ma un incontro con una Verità che dovevo ascoltare per dare sollievo a quell’inquietudine che spesso abita le mie giornate. Stare con i miei colleghi, condividere le fatiche e i sogni mi ha permesso di fare ordine, vedendo chiaramente ciò che mi dà forza e ciò che, con onestà, chiede di essere cambiato. Non sono sola: sono una “particella” preziosa di un mosaico immenso che cammina verso la stessa direzione. Il messaggio del Papa ha dato voce a ciò che sentivo: l’importanza fondamentale della relazione. Sant’Agostino ci insegna che siamo fatti “per Lui”, e se siamo fatti per Lui, siamo fatti per l’Incontro. È qui che la mia fragilità ha trovato pace. Spesso mi sento inadeguata, schiacciata dai miei limiti e dalle mie prove personali, ma oggi so che la risposta perfetta non è la mia perfezione, bensì la mia presenza. Il mio compito non è essere un’insegnante impeccabile, ma essere una presenza autentica. Essere ed esserci sempre, nonostante me stessa. Portare in classe le mie fragilità e i miei punti deboli non come ostacoli, ma come ponti e feritoie attraverso cui passa la Grazia. Come diceva San John Henry Newman ispirandosi a San Francesco di Sales, “il cuore parla al cuore”: non sono le grandi strategie didattiche a cambiare la vita dei ragazzi, ma la capacità di stare loro accanto con un cuore aperto. La lode che Dio si aspetta da me è la disponibilità ad abitare le mie debolezze con la fiducia di chi sa che il proprio cuore ha finalmente trovato dove poggiare il capo. Torno a scuola con una gioia nuova: Dio non voleva che partecipassi per rendermi “brava”, ma per ricordarmi che Lui abita proprio lì, nelle mie pieghe più stanche. Torno con il desiderio che il mio cuore, finalmente meno inquieto, parli al cuore di chi incontro, continuando semplicemente a dire: “Eccomi, ci sono”. Grazia Iovino
Scrivo ancora con il cuore colmo di gioia vissuta durante il nostro viaggio a Roma che ha visto una rappresentanza degli IdR italiani raccolti tutti insieme nella sala Nervi a Città del Vaticano per l’incontro con Papa Leone XIV. È stata una giornata che è andata ben oltre il semplice evento istituzionale: è stata un’immersione profonda nel senso più autentico della nostra missione. Durante l’evento “Il cuore parla al cuore”, tra le testimonianze toccanti ascoltate e la voce del nostro amato Papa, è emerso un profilo dell’IdR di maestro credibile, che testimonia una coerenza umile, senza moralismi. L’ora di religione è lo spazio in cui si fa entrare il mondo, è un laboratorio di cultura e dialogo. La visione, con gli occhi un po’ lucidi, del cortometraggio “Ora Libera” ci ha ricordato che noi IdR non siamo chiamati a dare risposte confezionate, ma a porre ai nostri ragazzi le domande giuste. Il nostro compito è interpellare la loro libertà, aiutandoli a decodificare il mondo e a scoprire quella voce interiore che già li abita. Siamo chiamati ad essere coreografi della speranza e ricercatori di sapienza, nella notte buia, lontani da casa, ma certi di una Guida sicura. Porterò sempre con me la visita alla tomba di Papa Francesco. In mezzo al luccichio dell’oro e dell’argento della Basilica di Santa Maria Maggiore, trovarsi davanti ad una sepoltura così semplice: una lastra di marmo bianco, con una sola scritta: Franciscus, un solo fiore e al muro la piccola croce d’argento raffigurante il Buon Pastore, è stato un richiamo potente alla sua umiltà. Mi sono tornate in mente le sue scarpe consumate: un segno tangibile di chi cammina accanto agli ultimi, ricordandoci che la grandezza non sta negli ornamenti, ma nel servizio. La ricchezza della giornata è stata anche nel viaggio stesso, nella comunione che ne è nata, nella preghiera condivisa. È stato rigenerante incrociare, anche solo per poche ore, la vita di colleghe che non conoscevo e scoprirne la ricchezza. Un pensiero speciale va alla mia compagna di “banco” dal cuore grande. Mi ha ricordato che, prima di essere insegnanti, siamo persone di fede, e la fede, quella vera, non è una nozione da spiegare, ma si dimostra con atti d’amore: con la capacità di ascolto, con l’empatia e la relazione. Maria Esposito
Per me è la seconda partecipazione al meeting degli insegnanti di Religione. È stato proprio il grande significato che ha avuto per me il primo, che mi ha spinto ad essere presente anche a quello del 25 aprile dal titolo mai casuale ” “il cuore parla al cuore”. Tanti sono stati i momenti dell’evento che hanno toccato “le corde ” più profonde del mio animo e della mia mente. Dalla recita delle lodi e dei vespri con i miei colleghi della diocesi e con la nostra direttrice dell’ufficio IDR diocesana alla testimonianza dei moderatori dell’evento che con la loro esperienza di vita e di Fede, ma anche professionale, esempio di autenticità cristiana che si incarna nell’odierno tempo storico: la presentatrice Gabriella Facondo, Giulia Buscemi attrice, l’eterno prof di Religione Andrea Monda. Le parole poi di Papa Leone su noi docenti di Religione a partire dall’espressione: l’insegnamento della religione, “trampolino” per un tuffo nell’interiorità. Ebbene tali suoni hanno avuto un impatto in me come una cassa di risonanza. Sappiamo quanto l’insegnamento sia tra i lavori più belli ma anche più impegnativi, dove l’attività quotidiana ci impegna in un fare che non è solo di trasmissione di saperi e conoscenze, ma un’attenzione continua al nostro sentirci e sentire le esigenze dell’anima e della ragione che rivendicano risposte, soluzioni alle grandi domande e ai dilemmi della vita, che nei diversi tempi storici trovano connotazioni e sfaccettature diverse. Ebbene l’esperienza didattica, pedagogica, la messa in campo delle diverse modalità e strategie attuate, rimandano ad una sola espressione “insegnare con passione”, che si può tradurre in pochi atti: porre lo sguardo, l’attenzione su tutti e ciascuno dei nostri alunni, accogliere le loro “inquietudini, sofferenze, ma anche le speranze e la necessità di trovare il loro posto nel mondo”. In che modo? Con quale fare? Da adulti autorevoli e responsabili, coerenti con atteggiamenti alle nostre idee e al nostro ruolo, contribuendone allo sviluppo delle loro capacità di “pensiero critico”, portando quella verità umile e sincera che viene da Gesù Cristo. Tutto questo con quali tempi? Semplicemente i “Loro Tempi” di apprendimento, stili, propensioni e attitudini che potranno essere immediati o anche no, ma che di certo li renderà in un tempo, che sebbene non possa essere definito, consapevoli della preziosità della loro vita e del senso che ne daranno. Io? Non avrei potuto essere altro che una docente di Religione e ieri con il mio compagno di vita da sempre, mio marito Raffaele, ne ho avuto piena certezza quando con me ha avuto momenti di commozione, sapendo e vivendone con me le occasioni che hanno accompagnato il mio fare educativo, del quale, spero, arrivi ai miei ragazzi, la tanta Passione e Cura per far di loro “menti pensanti da cuori palpitanti” (Il mio motto da sempre). Rita Tavella
Sabato 25 aprile, nell’Aula Paolo VI, Papa Leone XIV nel suo intervento, ha paragonato l’insegnamento della religione a un “trampolino di lancio”, capace di aiutare bambini e giovani a intraprendere l’affascinante percorso del dialogo interiore. Nel salutarci ha espresso profonda gratitudine per il lavoro di noi insegnanti, definendolo impegnativo, spesso silenzioso e poco visibile, ma fondamentale per la crescita umana e spirituale delle nuove generazioni e queste profonde parole mi hanno ricaricata come se fossi all’inizio di un nuovo a.s. quando hai tanta adrenalina. Perché il suo riconoscimento ha valorizzato sempre più il nostro ruolo come educativo e formativo di chi accompagna quotidianamente gli studenti nel loro cammino. Quelle parole mi hanno fatto riflettere su quanto sia importante avere uno spazio, anche a scuola, in cui fermarsi e ascoltare davvero chi il Signore ci mette davanti quotidianamente. L’idea della religione come “trampolino” è molto importante perché non è imposta, ma è offerta ed aiuta a partire e a cercare, ciò che è importante per ogni alunno. Infine, mi è piaciuto l’ultima istantanea del papa verso il nostro lavoro: lui ci è grato perché spesso senza farci nemmeno notare, accompagniamo il difficile cammino di crescita dei giovani e futuri cittadini del mondo. Grazie Papa Leone. Francesca Tramparulo
“Il cuore parla al cuore”: mai come stavolta un titolo racchiude la grandiosità dell’evento che si è tenuto in Sala Nervi. Un’unica emozione, un’esperienza che racconta ed unifica la particolarità e l’unicità di una quotidianità lavorativa fatta di incontri/scontri di idee, parole, sguardi che toccano le note profonde dell’anima di alunni e di noi tutti, piccoli ma grandi docenti di “Religione”. Eravamo lì fieri di essere così come siamo e di essere percepiti e descritti come guerrieri indomiti pronti ad affrontare le sfide che la società non solo scolastica, ci lancia e consapevoli del nostro modo unico di essere maestri di vita, di “cuore”, guide e testimoni di un Amore più profondo per i nostri alunni, sempre più soli e fragili. Ho sentito il battito di migliaia di cuori che battevano all’unisono fino a diventarne uno solo ed il nostro piccolo gruppo ha fatto la sua parte pulsando forte per tutta la giornata e quel battito l’ho conservato nel mio cuore e lo porterò con me ogni volta che entrerò in aula e guarderò negli occhi i miei splendidi alunni. Margherita Manzi
Buongiorno a tutti. Che dire, leggendo i vostri messaggi cari colleghi davvero mi avete arricchito tanto, vi ringrazio di cuore. Anche per me è stata la prima esperienza la partecipazione ad un’udienza del papa e il vedere tanti insegnanti di religione mi ha fatto sentire parte di una grande comunità, tutti insieme per ascoltare la voce del nostro pastore. Mi risuonano nella mente ancora adesso le parole che ha detto il professore Andrea Monda: “Gli insegnanti di religione devono trasmettere un fuoco, il fuoco o ce l’hai o non ce l’hai”. È proprio vero! Gli alunni (anche se piccoli) io lavoro nella primaria, hanno la capacità di leggere la tua interiorità, di capire se il fuoco è in te. A noi è data la possibilità di farli “innamorare” di toccare le corde del loro cuore. Il cuore parla al cuore. Il papa parla di un laboratorio di umanità, la religione come trampolino di lancio nell’ interiorità. Porterò nel cuore e nella memoria questa giornata e i momenti che abbiamo condiviso. Carmela Vitaglione
