15 Maggio 2026

I giovani della diocesi percorrono il Cammino Minerario di Santa Barbara

Un gruppo di giovani della Diocesi di Sorrento-Castellammare di Stabia, accompagnati da Don Nello, ha vissuto un’intensa esperienza di fede e fraternità lungo il Cammino Minerario di Santa Barbara, in Sardegna, dal 5 all’11 aprile. Un pellegrinaggio che ha unito fatica, contemplazione e ascolto della Parola, attraversando alcuni dei paesaggi più suggestivi e antichi d’Italia.

Il cammino si snoda infatti sulla terra più antica del nostro Paese, tra mare, monti e miniere, seguendo un itinerario punteggiato dalle testimonianze della millenaria epopea mineraria sarda. Presenza costante lungo il percorso sono state le chiese dedicate a Santa Barbara, patrona dei minatori, segni silenziosi di una fede che da secoli accompagna il lavoro e la vita di quelle comunità.

Tredici i giovani partiti per questa esperienza, vissuta fin dal primo momento come una vera avventura spirituale. La partenza nel giorno di Pasqua ha dato al pellegrinaggio un significato ancora più profondo. “Abbiamo celebrato la Pasqua con i fianchi cinti, come il popolo d’Israele in cammino fuori dall’Egitto, con il desiderio di mettersi in viaggio verso qualcosa che si poteva soltanto intuire. Ogni giornata è stata scandita da una parola del Vangelo della Settimana in Albis, diventata occasione di riflessione e condivisione ” – racconta Don Nello.

I momenti di incontro nascevano spesso al termine delle tappe, accompagnati dal tramonto e immersi in luoghi impervi e silenziosi, scelti non per comodità ma perché capaci di offrire uno scorcio ulteriore sul senso del cammino e della vita.

Le tappe si sono rivelate impegnative: sole costante sopra le teste, acqua e viveri negli zaini. Eppure proprio la fatica ha contribuito a creare un clima profondamente fraterno e collaborativo, in cui ciascuno si è sentito sostenuto dagli altri. All’arrivo di ogni tappa, il gruppo celebrava l’Eucaristia, cuore della giornata e sorgente del cammino condiviso. In uno di questi momenti si è unito anche Matteo, un giovane pellegrino pugliese incontrato lungo la strada, segno concreto di come il pellegrinaggio sappia creare legami inattesi e autentici.

Per i giovani della diocesi, il Cammino di Santa Barbara è diventato esperienza di essenzialità, ascolto e scoperta, un attraversare territori nuovi lasciandosi guidare dalla Parola, dalla fraternità e dalla luce della Pasqua.

E per te cosa ha significato il cammino?
Alcune testimonianze

In sa vida no contat su passu chi fais, ma sarrastu chi lassas.
Nella vita con conta il passo che fai, ma l’impronta che lasci.

La spensieratezza di riunirsi la sera sulla spiaggia tra una canzone, un pensiero condiviso e il silenzio mentre si aspetta il tramonto

Il cammino ha significato molto per me. Ha significato la riscoperta del bello, del lento. Ha significato la riscoperta della mia parte più sincera, più bambina, della mia parte più aperta all’altro. Il cammino ha significato la riscoperta dell’altro, la riscoperta della grande curiosità di conoscere come è fatta la vita di un’altra persona, quali sono i suoi interessi, le sue passioni.
Il cammino per me ha significato il dovere che cede al desiderio. La macchina che cede alla natura, la velocità automatica che si ferma davanti alla maestosità del verde degli alberi, dell’azzurro del cielo, del blu del mare.

Restare nella fatica, nei pensieri, nelle domande senza risposta. Finché tutto si è fatto più leggero.
Dove cessa ogni tentativo di fuga.

L’immagine che scelgo per questo cammino rappresenta un edificio ridotto in macerie, incontrato sul sentiero che da Iglesias ci conduceva a Nebida
La mia speranza è sempre quella che nella vita sia possibile ricostruire su quelle macerie, anche laddove sembra non esserci alcuna speranza, anche laddove tutto si è sgretolato.

Uno zaino posato un po’ a caso, dopo la fatica di averlo portato sulle spalle lungo i dislivelli del meraviglioso cammino.
L’erba, la sabbia, gli alberi, il mare, il sole. I “segni” del cammino fatto e quelli del cammino ancora da fare. Le voci in sottofondo di storie condivise. Le strimpellate di canzoni spontanee e di quelle che hai nel cuore che ti fanno cantare senza sosta. E il kairos, quello che abbiamo vissuto: tempo opportuno, quello della settimana in albis, quello degli incontri, quello del cammino, quello della poesia, quello della meraviglia, quello della verità.

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