8 Agosto 2026

Il Cantico delle Creature ha unito tre comunità di Piano di Sorrento

Nell'Alto Adige, in Valle Aurina, si riscopre il sapore di una direzione

C’è un momento, all’alba, in cui la Valle Aurina non fa rumore. Le cime sono ancora fredde, l’erba è bagnata, e centouno persone — venute da tre parrocchie diverse — stanno in silenzio davanti allo stesso cielo. Nessuno chiede più da dove vieni. Si guarda in alto, e basta. È in quel silenzio che, senza accorgersene, il campo scuola adulti delle tre comunità di Piano ha fatto la cosa più difficile: ha smesso di essere “tre gruppi insieme” ed è diventato una sola famiglia.

Un cammino sulle orme di Francesco
Dal 3 all’8 agosto, centouno adulti hanno vissuto il campo estivo guidati dai tre parroci — don Antonino d’Esposito, don Antonio Parlato e don Rito Maresca — insieme al diacono Mimmo Ruggiero. Il filo di tutto è stato il Cantico delle Creature di san Francesco: non un testo da studiare, ma una scala da salire, un verso al giorno. Si è partiti dalla lode. “Laudato si’, mi’ Signore, cum tucte le Tue creature.” Imparare di nuovo a dire grazie prima ancora di chiedere. A guardare il mondo non come un problema da risolvere, ma come un dono ricevuto. Poi il rispetto del creato, con frate Sole e sora Luna. Camminando in mezzo a quelle montagne, custodire il creato ha smesso di essere uno slogan ed è diventato un’esperienza: si rispetta ciò che si è imparato ad amare.
Il giorno del perdono è stato forse il più profondo. “Laudato si’, mi’ Signore, per quelli ke perdonano per lo Tuo amore.” Francesco mette la lode proprio lì, nel punto in cui fa più male. E anche noi, nei piccoli gruppi, abbiamo scoperto che perdonare non è dimenticare, ma smettere di portare un peso da soli.
C’è stato spazio anche per sora nostra Morte corporale: non come argomento cupo, ma come la domanda che rende vera la vita. Guardare in faccia il limite per imparare a vivere il presente senza sprecarlo. E infine il servizio. “Serviteli cum grande humilitate.” Perché tutto quello che si è ricevuto in quei giorni non era per tenerlo, ma per riportarlo a casa e donarlo.

Le vette, i sentieri, il buon vento
Ogni mattina la meditazione. Poi le gambe: la salita al lago di Chiusetta, il sentiero di San Francesco, la valle di Predoi. Posti bellissimi, di quella bellezza che non si spiega e non si dimentica — dove il passo diventa preghiera e il paesaggio predica meglio di tante parole. A fare da colonna sonora, l’inno del campo: “Buon Vento” di Jovanotti e Alfa. Un brano che parla di partenze, del coraggio di lasciare il porto sicuro e prendere il largo anche quando il maltempo minaccia — perché, prima o poi, passerà. “Buon vento” è un antico augurio dei marinai. E questo, in fondo, è stato il campo: qualcuno che ti spinge in avanti, verso il largo, sapendo che non sei più solo sulla barca.

Il cuore di tutto: il piccolo gruppo

Ma se qualcuno chiedesse dove è successo davvero qualcosa, la risposta non sarebbe una vetta né un’omelia. Sarebbe il piccolo gruppo misto: persone di parrocchie diverse, magari mai viste prima, sedute in cerchio. Lì, poco alla volta, è nato un luogo sicuro. Un posto dove abbassare le difese, dire una fatica vera, lasciarsi conoscere. È lì che la frase che portiamo nel cuore ha preso carne: incontrare Gesù vivo nell’abbraccio dei fratelli. Non un Gesù pensato, ma un Gesù toccato attraverso l’ascolto di un altro.

Tre preti insieme: non un’eccezione, ma una direzione

C’è un’immagine che resta, di questi giorni: tre parroci e un diacono che programmano insieme, ridono insieme, si passano la parola senza gelosie. Non è un dettaglio organizzativo. È un segno.
Per troppo tempo abbiamo pensato le parrocchie come confini. Questo campo ha mostrato un’altra strada: comunità che non si difendono l’una dall’altra, ma si arricchiscono. Non è nostalgia di un passato, è il futuro possibile — anzi necessario — della collaborazione tra le nostre comunità.

La consegna

Tutto questo non resterà in valigia. Verrà consegnato alle comunità in un’unica celebrazione: la Messa di domenica 9 agosto, alle 19:30, nel centro pastorale della parrocchia della Santissima Trinità ai Colli di San Pietro. Perché ciò che si riceve sul monte non è mai per il monte. È per la pianura, per le case, per la vita di tutti i giorni. E allora, a chi tornerà da questi giorni con qualcosa di nuovo nel cuore, resta solo una domanda: quale porto sicuro sei disposto a lasciare, adesso, per prendere il largo?

condividi su