Venerdì sera, insieme ai parroci don Luigi Milano, don Antonio de Simone, don Salvatore Abagnale e don Roberto Imparato e ai fedeli delle parrocchie dell’Unità Pastorale UP7, abbiamo celebrato e vissuto una Via Crucis intensa, partecipata e profondamente significativa, ambientata nello scenario suggestivo delle Antiche Terme di Castellammare di Stabia.
Un luogo carico di storia, memoria e contrasti, simbolo eloquente della gloria passata della città ma anche delle sue fragilità presenti, che ha reso ancora più incisivo il cammino spirituale proposto.
Lontana dalla forma tradizionale, la celebrazione si è distinta per un’impostazione originale e coinvolgente: a prendere la parola non sono stati i protagonisti più noti della Passione, ma le figure “laterali”, spesso silenziose e poco considerate, che pure hanno avuto un ruolo decisivo negli eventi. Claudia, il Buon Ladrone, Simone di Cirene, il Centurione, la Vergine Maria, Giuseppe d’Arimatea, Nicodemo, le donne al Sepolcro e Maria di Magdala sono diventati così voci vive, capaci di raccontare la Passione da prospettive nuove, intime e profondamente umane.
Attraverso le loro parole, cariche di emozione e autenticità, è stato possibile entrare nel dramma della Passione con uno sguardo rinnovato, più vicino alla complessità dell’esperienza umana. Ogni stazione ha offerto uno spunto di riflessione non solo spirituale, ma anche esistenziale, aiutando i presenti a riconoscere nelle vicende evangeliche le dinamiche, le paure e le speranze del nostro tempo.
Le meditazioni, preparate con cura e sensibilità dal gruppo liturgico dell’Unità Pastorale 7 , hanno saputo intrecciare il messaggio del Vangelo con le problematiche concrete del territorio: il disagio sociale, le ferite ancora aperte, il bisogno di riscatto e di dignità. In questo modo, la Via Crucis si è trasformata non solo in un momento di preghiera, ma anche in un’occasione di riflessione civile e comunitaria, capace di interrogare le coscienze e accendere nuove prospettive di impegno.
È stata, dunque, un’esperienza di fede viva e incarnata, che ha saputo parlare al cuore dei partecipanti, invitandoli a rileggere la Passione di Cristo alla luce delle sfide quotidiane e a riscoprire, anche nelle difficoltà, un segno di speranza e di rinascita per l’intera comunità stabiese
di Francesca Tramparulo








