Dal 4 al 6 novembre 2026, presso la Pontificia Università Lateranense di Roma, si è svolto il Convegno Nazionale promosso dall’Ufficio Liturgico Nazionale della CEI, dal titolo “L’assemblea liturgica e il cantiere del nostro tempo”. Alle tre giornate di studio e confronto ha partecipato anche una piccola rappresentanza dell’équipe dell’Ufficio Liturgico dell’Arcidiocesi.
Il Convegno ha offerto l’occasione per riflettere sul volto delle nostre assemblee liturgiche, interrogandosi sulle trasformazioni culturali, sociali ed ecclesiali che attraversano le comunità cristiane.
Un primo spunto di riflessione ha riguardato la natura stessa dell’assemblea liturgica: non una semplice aggregazione di persone che assistono a una celebrazione, ma il Corpo di Cristo che si manifesta nell’unità e nella diversità dei suoi membri. Da qui l’importanza di riscoprire la partecipazione attiva di tutti i battezzati e la ricchezza dei differenti ministeri, superando una visione della liturgia affidata soltanto a pochi.
Particolare attenzione è stata dedicata al rapporto tra liturgia e giovani, alle ritualità familiari e al ruolo della musica, dell’arte e degli spazi celebrativi. Ambiti che invitano a interrogarsi su quanto le nostre celebrazioni sappiano parlare alla vita concreta delle persone, custodendo la ricchezza del linguaggio liturgico e favorendo un autentico incontro con il Mistero.
Un altro tema significativo è stato quello dell’ospitalità liturgica: come rendere le nostre assemblee luoghi nei quali ciascuno possa sentirsi accolto e partecipe? Le riflessioni sulle differenze culturali e generazionali e sulla partecipazione delle persone con disabilità hanno richiamato la necessità di una Chiesa capace di riconoscere la dignità e il dono di ogni persona.
È emersa così una convinzione fondamentale: la qualità delle nostre celebrazioni non si misura soltanto dalla cura dei riti, ma anche dalla comunione che esse esprimono e generano. La liturgia, infatti, non può essere separata dalla vita: ciò che celebriamo deve progressivamente trasformare le nostre relazioni e il nostro modo di abitare il mondo.
La sfida che portiamo nelle nostre comunità è quella di riscoprire assemblee vive, nelle quali la partecipazione non sia soltanto un compito da svolgere, ma l’espressione di un’appartenenza ecclesiale. Perché dall’Eucaristia celebrata possa nascere una Chiesa che, nutrita dal Corpo di Cristo, diventi essa stessa corpo donato, fraternità vissuta e servizio all’umanità.
Don Salvatore Iaccarino

