C’è un momento, prima che ogni spettacolo inizi, in cui il silenzio sembra custodire una promessa. Alla Villa Comunale di Castellammare di Stabia tutto è pronto. Il Vesuvio veglia dall’alto, il mare accarezza la costa con il suo respiro incessante, il palco attende i suoi protagonisti e le sedie, ordinate una accanto all’altra, sembrano già preparate ad accogliere non soltanto degli spettatori, ma persone desiderose di lasciarsi interrogare.
Questa sera Castellammare apre il cuore alla comunità di Nomadelfia. Nata dall’intuizione profetica di don Zeno Saltini, sacerdote che ebbe il coraggio di credere che il Vangelo potesse essere vissuto integralmente anche nella dimensione sociale, Nomadelfia è molto più di una comunità: è un’esperienza che continua a testimoniare che la fraternità non è un sogno irrealizzabile, ma una possibilità concreta. Un popolo che ha scelto di fare della fraternità evangelica la propria legge di vita, condividendo beni, lavoro, educazione e relazioni, nella convinzione che il Vangelo possa trasformare anche le strutture della convivenza umana. Le Serate di Nomadelfia, attraverso danze, musica, acrobazie e testimonianze, portano nelle piazze d’Italia questo messaggio. Ma ciò che raggiunge il cuore non è soltanto la bellezza della rappresentazione: è la vita che essa racconta.
Sul palco si alternano giovani, bambini e famiglie. I loro volti, i loro sorrisi, la loro armonia parlano un linguaggio universale. È una narrazione capace di scuotere dalla mediocrità, di inquietare quei cuori che hanno finito per rassegnarsi all’idea che la divisione, l’individualismo e la competizione siano l’unico orizzonte possibile. In un tempo nel quale si alzano muri, si alimentano paure e cresce la tentazione di vivere gli uni accanto agli altri senza sentirsi realmente prossimi, Nomadelfia ricorda che la fraternità non è un sentimento ingenuo, ma una scelta esigente. È una vocazione che Dio ha inscritto nel cuore di ogni uomo e di ogni donna.
Questa sera, la Villa Comunale non è stata semplicemente il luogo di uno spettacolo. È diventata uno spazio nel quale lasciarsi provocare da una domanda decisiva: è ancora possibile essere fratelli? Nomadelfia non ha offerto una teoria, ma una testimonianza. Non ha presentato un’utopia astratta, ma una storia che continua da oltre settant’anni, nata dalla fede coraggiosa di un sacerdote che ha creduto che il Vangelo potesse diventare carne nella vita quotidiana di una comunità. A raccogliere e rilanciare questo messaggio è stato, al termine della serata, il nostro Vescovo, mons. Francesco Alfano, che ha consegnato ai presenti una parola capace di risuonare nel cuore: l’inquietudine. È l’inquietudine, infatti, che risveglia le coscienze assopite, che impedisce di adagiarsi nell’indifferenza e nella rassegnazione. È l’inquietudine per l’altro, per il fratello e per la sorella, che abbatte i muri dell’indifferenza e ci libera dalla tentazione di vivere ripiegati su noi stessi. Solo un cuore inquieto sa accorgersi delle ferite dell’umanità. Solo chi si lascia inquietare dal Vangelo riesce ad andare oltre l’egoismo, oltre la chiusura del cuore, oltre quella cultura dello scarto che trasforma l’altro in un estraneo. L’inquietudine per la fraternità diventa così il motore di una speranza nuova, capace di costruire legami, riconciliazione e pace. Mentre le luci del palco si spegnevano e il mare continuava a riflettere il cielo della sera, rimaneva nel cuore di tutti una certezza: la fraternità non è un’utopia irraggiungibile. È il sogno di Dio per l’umanità e, quando uomini e donne decidono di viverlo con coraggio, diventa una possibilità concreta che continua a generare speranza.
Il prossimo appuntamento con la comunità è in programma martedì 11 Agosto 2026 a Piano di Sorrento in Piazza D.Cota.
Don Salvatore Abagnale
