Giovedì 26 febbraio nella Concattedrale di Castellammare di Stabia si è tenuto il secondo incontro di aggiornamento degli IDR della nostra diocesi, dal titolo, “L’insegnamento della Religione Cattolica: laboratorio di cultura e dialogo”, Nota pastorale della CEI dell’11/12/2025.
Incontro guidato dal prof. Sergio Ventura, docente di IRC Diocesi di Roma, giornalista e scrittore, il quale dichiara, fin da subito, che è stato ben felice di aver accettato l’invito a far da relatore per questo momento formativo degli IdR di Sorrento-Castellammare di Stabia, poichè è molto legato al nostro territorio avendo sposato una sorrentina.
Il professore esordisce con una precisazione: il suo compito non è quello di insegnare in questo incontro, non è un corso di didattica, che richiede a suo avviso sempre una contestualizzazione, il suo ruolo piuttosto sarà quello di accompagnarci in una trattazione-riflessione dei contenuti della Nota pastorale CEI sull’argomento.
La Nota attuale è un documento importante per diversi motivi, anzitutto perché testimonia l’interesse e l’attenzione della Chiesa italiana al tema dell’insegnamento della religione, che non sono mai mancati in questi anni dopo la revisione concordataria del 1984, a quello che è l’impegno quotidiano di tante donne e uomini, laici e consacrati, dedicati a promuovere educazione di qualità negli istituti scolastici del nostro Paese, fronteggiando non di rado importanti sforzi e sacrifici per mantenersi aggiornati, vivaci e sempre disponibili a rispondere ad esigenze educative in rapida trasformazione.
Con la sua ouverture il prof. Ventura ne distingue i punti cardini, facendone seguire una sintesi chiara e articolata con i temi principali:
1) attualità dell’IRC in un tempo di cambiamento;
2) IRC, scelta di libertà e di cultura;
3) l’insegnante di religione Cattolica: profilo professionale e impegno educativo;
4) IRC e comunità ecclesiale.
Inoltre l’analisi vuole portare ad una riflessione sul significato e sui limiti del documento a distanza di 40 anni dall’Intesa del 1985 e a 34 anni dalla prima ed unica Nota CEI.
L’IRC non è descritto come semplice materia scolastica, né un momento confessionale isolato, ma come “laboratorio di cultura e dialogo” fondamentale per decifrare storia, arte, valori e domande di senso nella società contemporanea. Laboratorio che si concretizza nei corsi di aggiornamento degli IDR, dove si dovrebbe far leva sull’esperienza dei docenti più anziani ai più giovani, dove si mette insieme il sapere e l’esperienza.
La presenza dell’Irc nella scuola pubblica viene riaffermata come un servizio educativo aperto a tutti gli studenti, credenti e non. Viene ricordato a tal proposito, il Cardinale Carlo Maria Martini che ha rivoluzionato il rapporto tra Chiesa e mondo laico, trasformando il dialogo da uno scontro dottrinale a un ascolto profondo. Il cuore di questa apertura è stata la celebre Cattedra dei non credenti, avviata a Milano nel 1987. Martini non vedeva il credente e il non credente come due fazioni opposte, ma come due dimensioni che convivono in ogni persona. La sua intuizione fu che il confine non passa “tra” le persone, ma “dentro” ciascuno di noi, ponendo la Chiesa in una posizione di ricerca comune. Il Cortile dei Gentili, poi è la naturale evoluzione dell’eredità di Martini, lanciata dal Cardinale Gianfranco Ravasi nel 2011 per conto del Pontificio Consiglio della Cultura. Il nome si ispira allo spazio dell’antico Tempio di Gerusalemme dove anche i non ebrei (i “gentili”) potevano accedere e dialogare.
Se la Cattedra di Martini era più focalizzata sull’interiorità e il dubbio, il Cortile di Ravasi punta a un dialogo culturale e pubblico. L’obiettivo è superare l’indifferenza: credenti e non credenti si incontrano non per “convertirsi”, ma per sfidarsi intellettualmente su temi universali, riconoscendo che la cultura è il terreno comune.
Circa poi l’analisi del “cambiamento d’epoca”, il documento richiama un contesto mutato rispetto agli anni ’90, segnato da secolarizzazione, diversità culturale e religiosa, migrazioni, tecnologie come l’intelligenza artificiale e nuove domande di senso. L’Irc deve rispondere a queste trasformazioni sociali e antropologiche.
Rapporto con la catechesi, la Nota sottolinea non una distinzione ma complementarità tra Irc e catechesi: obiettivi e contesti diversi ma convergenti nell’educazione. Per ciò che concerne l’Alleanza educativa la scuola, la famiglia, la Chiesa e le altre istituzioni devono collaborare nell’educazione integrale dei giovani; l’Irc non è solo un fatto scolastico ma un patto educativo più ampio. Non si può non far riferimento alla Situazione reale della scuola, il documento registra che oltre l’80% degli alunni italiani sceglie l’Irc, ma evidenzia anche criticità pratiche nell’organizzazione e nell’applicazione normativa in alcune scuole. Il prof. Ventura cita a tal proposito l’articolo de Il Regno, giornale che monitora regolarmente questi dati come termometro del pluralismo religioso e della “tenuta” sociale del cattolicesimo in Italia.
Il testo affronta il fenomeno della secolarizzazione attraverso i dati sull’Insegnamento della Religione Cattolica (IRC), evidenziando una spaccatura geografica sempre più netta: al Sud la scelta di avvalersi dell’IRC rimane plebiscitaria (spesso sopra il 95-98%), al Nord la percentuale di “avvalentesi” è in costante calo, non solo per la presenza di studenti di altre fedi, ma anche per un crescente distacco culturale e pratico delle famiglie italiane dalla Chiesa, più marcato nelle regioni settentrionali e nelle scuole superiori (licei in particolare). In uno degli ultimi articoli Piero Stefani, presidente di BIBLIA, riprende uno studio di un gruppo di colleghi dell’Istituto San Bernardino, nel Veneziano, che lavora sulla possibilità di riforma dell’ora di Religione in chiave interreligiosa, ecumenica e laica; lo studio è finanziato dall’ufficio della CEI.
Infine la trattazione della nota si sofferma sulla figura dell’insegnante di Religione. La Nota pone particolare enfasi sulla identità e il ruolo del docente di Irc: L’insegnante non deve essere solo un esperto di dottrina o pedagogia. Emerge dalla Nota la necessità di aggiornare le modalità di insegnamento, la proposta dei dati, l’articolazione delle competenze e la trasmissione dei contenuti. L’IdR deve essere una “persona di sintesi e di unità”, capace di: favorire il dialogo tra fede e cultura, si comincia anche a dare maggiore attenzione alla storia delle religioni e al loro confronto; essere ponte tra la comunità ecclesiale e l’istituzione scolastica; accompagnare i giovani nelle grandi questioni esistenziali e antropologiche favorendo la formazione qualificata, per una competenza integrata tra sapere teologico e sensibilità educativa e umana.
Il prof. Ventura insiste sulla modalità pedagogica dell’ascolto, dal partire dall’esperienza dell’alunno che si ha difronte, rivedere le risposte senza cambiarne il senso, modificare i linguaggi! In tal senso nella Nota c’è un chiaro riferimento alle consulte diocesane della scuola (Par. 43). La creazione dei laboratori si rende necessaria.
Il prof. Ventura conclude la trattazione e l’analisi, prima di dare spazio alle domande degli insegnanti presenti all’incontro, asserendo che pur partendo da una base consolidata, il documento riconosce sfide nuove e complesse: secolarizzazione, pluralismo religioso e ruolo dell’educazione nei processi formativi.
Uno dei quesiti emergenti risulta essere: Come mai nella Nota è solamente accennato la questione del relativismo più volte sollevato durante il pontificato di Benedetto XVI?
La riposta che emerge dalla dialettica è che il dialogo esplora il tema del relativismo nella chiesa, evidenziando la necessità di un’identità forte nell’insegnamento religioso di fronte a valori fluidi, la società liquida definita da Z. Bauman. Si discute l’importanza di un approccio inclusivo verso gli studenti, in particolare quelli della comunità LGBTQ, e il ruolo dell’insegnante di religione nell’offrire valori. Viene sottolineato il tentativo di conciliare la dottrina con le nuove sfide culturali, facendo riferimento ad esperienze personali e alla necessità di un linguaggio rigoroso per affrontare le questioni contemporanee. La conversazione culmina nella riflessione sulla importanza della trasmissione del dato dottrinale partendo dall’ascolto delle esperienze individuali.
Prof.ssa Rita Tavella
È possibile ai soli Docenti IRC diocesani scaricare il materiale dell’Incontro al seguente link: Scarica il materiale
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