Castellammare di Stabia, 28 febbraio 2026.
Prosegue il percorso di formazione diocesano dei Ministri straordinari dell’Eucaristia, un cammino pensato per custodire e rinnovare il senso profondo di un servizio che tocca il cuore stesso della vita ecclesiale: portare Cristo ai fratelli, specialmente a quanti vivono la fragilità della malattia, dell’età, della solitudine.
Nell’ulteriore appuntamento di oggi, i ministri si ritrovano per un momento di ascolto e di crescita insieme, accompagnati dalla riflessione del professor Giovanni Cervellera, che guida l’incontro a partire dalla Parola di Dio e dalla figura evangelica del Samaritano.
”Ministri di comunione”: un servizio che nasce dall’amore.
Il titolo della meditazione — “Il ministro straordinario della comunione, ministro di comunione” — richiama subito l’orizzonte: non un compito soltanto “funzionale”, ma una vera missione ecclesiale, radicata nel duplice comandamento dell’amore: «Amerai il Signore tuo Dio… e il tuo prossimo come te stesso» (Lc 10,27).
In questa luce, la parabola del Buon Samaritano (Lc 10,25-37) diventa la grammatica concreta del ministero: vedere, fermarsi, avvicinarsi, curare, prendersi cura. Il Samaritano non giudica, non fa discorsi, non chiede certificati di appartenenza: ama attraverso gesti che diventano già Vangelo.

Portare l’Eucaristia, incontrare Cristo nel malato
Il percorso formativo sottolinea che portare l’Eucaristia non significa soltanto consegnare un Sacramento, ma portare una Presenza e, nello stesso tempo, riconoscerla: Cristo che viene donato e Cristo che si lascia incontrare nel volto del fratello sofferente.
È un ministero che chiede delicatezza, ascolto, rispetto dei tempi, e soprattutto uno stile spirituale: non “fare qualcosa per”, ma “stare con”, come segno della Chiesa che non dimentica i suoi figli.

Un cammino diocesano che genera fraternità
Nel cuore dell’incontro si apre anche una riflessione sulla comunità: la cura non è mai un atto isolato, ma nasce da una fraternità che sostiene, comunica, condivide responsabilità e non cede all’individualismo. È la comunità a farsi prossima, e il ministro ne diventa volto e ponte, specialmente verso chi vive ai margini.
Così, il cammino diocesano non forma solo “operatori”, ma educa a una spiritualità di comunione: una Chiesa che guarisce perché vive la fraternità, e che annuncia la speranza con la concretezza dei gesti.
Come Maria: mettersi in cammino
L’immagine finale è quella evangelica della Visitazione: Maria che “si alzò e andò in fretta” (Lc 1,39). È il passo della carità: non attendere, ma andare incontro; non rimandare, ma farsi presenza.
È questo lo stile che il percorso diocesano intende custodire e rilanciare: ministri che, portando l’Eucaristia, portano anche la prossimità della Chiesa, la consolazione del Vangelo, la luce di una comunione che non si spezza.

