17 Maggio 2026

Piano di Sorrento, nella parrocchia di Santa Maria di Galatea il primo “Taste of the Summit” italiano

A Mortora si fa esperienza di una Chiesa che ispira, equipaggia e aggiunge valore al territorio

La parrocchia di Santa Maria di Galatea in Mortora, a Piano di Sorrento, ha ospitato per la prima volta in Italia un evento legato al Global Leadership Summit, nella forma di un “Taste of the Summit”: un assaggio, una prima esperienza, una finestra aperta su uno dei percorsi internazionali più significativi dedicati alla crescita personale, alla leadership e alla trasformazione delle comunità.

Il Global Leadership Network nasce negli Stati Uniti nel 1992, mentre il primo Leadership Summit si svolge nel 1995 nei sobborghi di Chicago. Da allora, quella intuizione iniziale è diventata un movimento globale che, attraverso il Summit, raggiunge oggi leader di diversi ambiti della società: Chiesa, impresa, scuola, volontariato, terzo settore, istituzioni, mondo educativo e culturale. Il Summit viene distribuito in oltre 100 Paesi e tradotto in più di 50 lingue, con l’obiettivo di rendere accessibili contenuti formativi di livello internazionale anche a comunità locali e territori periferici rispetto ai grandi circuiti della formazione globale.

La visione che anima il Global Leadership Summit è semplice e profondamente concreta: “Lead where you are”, sii leader lì dove sei. Non si tratta anzitutto di avere un ruolo, un titolo o una posizione di comando, ma di riconoscere che ogni persona esercita una forma di influenza: in famiglia, nel lavoro, nella comunità, nella scuola, nella vita ecclesiale e sociale. E quando un leader migliora, migliora anche il mondo attorno a lui.

Per questo il Summit non vuole essere una conferenza riservata a pochi esperti, ma uno strumento di crescita personale e comunitaria. Attraverso interventi di speaker internazionali, relatori locali, momenti di riflessione personale e condivisione in piccoli gruppi, i partecipanti vengono aiutati non solo ad ascoltare idee nuove, ma a trasformarle in scelte, passi concreti, action point. Perché la vita non cambia solo attraverso l’informazione, ma attraverso un’azione che nasce da una visione rinnovata.

In questo senso, l’esperienza vissuta a Mortora assume un significato ecclesiale e pastorale molto preciso. La parrocchia non ha voluto semplicemente “ospitare un evento”, ma mettere a disposizione del territorio un’occasione di ispirazione e formazione. In un mondo complesso, frammentato, spesso stanco e disorientato, anche le comunità cristiane sono chiamate a diventare luoghi in cui le persone possano ritrovare fiducia, direzione, responsabilità e desiderio di servire.

Il “Taste of the Summit” si inserisce così nel cammino della parrocchia di Mortora e nella sua visione pastorale: “Incontrare Gesù vivo nell’abbraccio dei fratelli”. Una visione che non riduce la fede a pratiche religiose isolate, ma la comprende come esperienza concreta di incontro, relazione, cura, accompagnamento e corresponsabilità. L’abbraccio dei fratelli diventa allora il luogo in cui Gesù continua a farsi vicino, a rialzare, a chiamare, a inviare.

Proprio per questo, la leadership non viene intesa come una tecnica manageriale da importare nella Chiesa, ma come una dimensione profondamente evangelica: aiutare le persone a riconoscere i doni ricevuti, farli crescere, metterli a servizio, generare comunità più mature, più accoglienti, più missionarie.

La parrocchia di Mortora, negli ultimi anni, ha cercato di imparare dalle migliori pratiche pastorali e formative, guardando con attenzione a quelle esperienze che aiutano le comunità cristiane a passare dal mantenimento alla missione. Non una Chiesa preoccupata solo di conservare ciò che esiste, ma una Chiesa capace di domandarsi come raggiungere le persone, come accompagnarle, come formarle, come renderle protagoniste della vita e della missione.

In questo orizzonte, il tema dei laici non può restare una parola ripetuta nei documenti o nei convegni. C’è il rischio, infatti, di parlare molto dei laici senza poi offrire reali percorsi di crescita, responsabilità e discernimento. Ma c’è anche un altro rischio: formare i laici solo perché “servano dentro la Chiesa”, come se il loro compito fosse esclusivamente quello di coprire ruoli, attività o necessità interne alla comunità ecclesiale.

La prospettiva è più ampia. Una Chiesa veramente missionaria non forma i laici soltanto per far funzionare meglio le strutture ecclesiali, ma per aiutarli a vivere la propria vocazione battesimale nel mondo. Li ispira e li equipaggia perché possano essere presenza di Vangelo nella famiglia, nel lavoro, nella cultura, nella politica, nell’economia, nella scuola, nella cura dei poveri, nella costruzione della pace, nella vita quotidiana.

È la prospettiva indicata dalla Lettera agli Efesini, quando san Paolo parla dei doni dati da Cristo alla Chiesa “per preparare i fratelli a compiere il ministero”, per l’edificazione del corpo di Cristo, fino a raggiungere “la piena maturità di Cristo” (Ef 4,11-16). Il compito della comunità cristiana, dunque, non è accentrare tutto, ma far crescere tutti. Non sostituirsi ai carismi, ma riconoscerli. Non trattenere le persone, ma inviarle. Non creare dipendenza, ma maturità.

In questa luce, il Global Leadership Summit può diventare anche per le parrocchie e per le comunità ecclesiali una preziosa opportunità: non un modello da copiare in modo superficiale, ma uno stimolo per domandarsi come generare ambienti in cui le persone vengano ispirate, accompagnate, formate ed equipaggiate per servire meglio lì dove vivono.

Una parrocchia che accoglie strumenti di crescita e li mette a disposizione del territorio diventa una parrocchia capace di aggiungere valore. Non offre soltanto spazi, ma visione. Non propone soltanto attività, ma percorsi. Non raduna soltanto persone già vicine, ma prova a diventare una benedizione anche per chi forse non entrerebbe spontaneamente in un percorso ecclesiale tradizionale, ma sente il bisogno di crescere, orientarsi, ritrovare motivazione, contribuire al bene comune.

Durante l’evento di Mortora, accanto ai contributi video di speaker internazionali, non sono mancati interventi dal vivo e momenti di condivisione. Tra questi anche quello di Noemi Taccarelli, che ha offerto uno sguardo concreto sul rapporto tra crescita, innovazione e capacità di leggere il cambiamento. Il metodo del Summit, infatti, non si limita all’ascolto passivo: dopo ogni provocazione, i partecipanti sono invitati a fermarsi, scrivere, rileggere la propria esperienza e confrontarsi in piccoli gruppi.

Al termine dell’incontro, don Rito Maresca, parroco di Mortora e rappresentante del Global Leadership Summit in Italia, ha dato appuntamento a gennaio 2027 per il prossimo evento del Global Leadership Network in Italia. Un nuovo passo dentro un sogno più grande: vedere comunità cristiane capaci di essere non soltanto luoghi di appartenenza religiosa, ma spazi di crescita umana, spirituale e missionaria per tutto il territorio.

Una Chiesa così non vive per se stessa. Non si limita a custodire ciò che ha ricevuto. Non parla dei laici come di una categoria astratta. Li riconosce come figli, discepoli, testimoni, uomini e donne chiamati a portare il Vangelo nei luoghi ordinari della vita.

Perché il Regno di Dio cresce anche così: quando una persona viene ispirata, equipaggiata e rimandata nel mondo con una luce nuova.
E quando una comunità cristiana aiuta ciascuno a diventare più pienamente ciò che è chiamato ad essere, allora davvero diventa per il territorio un dono, un abbraccio e una benedizione.

 

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