«Siate simpatici». È questa la prima consegna che l’Arcivescovo, Mons. Francesco Alfano, ha affidato questa mattina agli operatori e ai volontari della Caritas diocesana nel corso dell’incontro che ha segnato la presentazione del nuovo direttore, don Michelangelo Gargiulo.
Un’espressione semplice, apparentemente immediata, ma che il Vescovo ha voluto collocare dentro una profonda riflessione evangelica, prendendo le mosse dal racconto di Zaccheo nel Vangelo di Luca (Lc 19,1-10). Zaccheo è l’uomo che, desideroso di vedere Gesù, sale su un sicomoro per superare il limite della sua statura e la barriera della folla. È un uomo che porta sulle spalle il peso del giudizio degli altri, un pubblicano considerato peccatore, escluso e disprezzato. Eppure proprio lui viene visto da Gesù.
«Zaccheo – ha sottolineato il Vescovo – è un uomo simpatico». Non nel senso superficiale del termine, ma nel suo significato più autentico e profondo. La parola “simpatia”, infatti, deriva dal greco sympátheia: syn significa “insieme”, “con”, mentre pathos indica il sentimento, l’emozione, l’esperienza vissuta. Simpatia significa letteralmente “sentire insieme”, partecipare alla vita dell’altro, lasciarsi toccare dalla sua storia.
Zaccheo è simpatico perché non rimane chiuso nel proprio ruolo, nelle proprie difese o nelle proprie sicurezze. Ha il coraggio del desiderio, si espone, si mette in gioco. Sale su un albero pur di vedere Gesù. In lui c’è un’inquietudine che lo apre all’incontro e che gli permette di lasciarsi raggiungere da uno sguardo capace di restituirgli dignità.
Ma la riflessione del Vescovo è andata oltre. Se Zaccheo è simpatico, Gesù lo è ancora di più. È Gesù il vero uomo della simpatia. Egli non guarda la vita da lontano, non osserva gli uomini dall’alto di una posizione privilegiata. Gesù entra nelle loro case, si ferma accanto ai feriti, ascolta il grido dei poveri, condivide il pane con i peccatori. La sua è una vicinanza che coinvolge tutta la persona.
Da un punto di vista antropologico, essere simpatici significa creare comunione, far percepire all’altro che la sua vita ci riguarda, che il suo dolore, le sue fatiche e le sue speranze non ci sono estranei. È la capacità di costruire ponti anziché muri, relazioni anziché distanze. Una qualità particolarmente necessaria per chi opera nella Caritas, dove il servizio non può ridursi all’erogazione di aiuti, ma deve diventare incontro autentico con le persone.
La simpatia, in questa prospettiva, è una forma elementare ma essenziale dell’amore. È il movimento che ci fa uscire da noi stessi per abitare, almeno per un momento, il mondo interiore dell’altro. Ed è proprio ciò che Gesù compie continuamente nel Vangelo.
Anche teologicamente il termine assume una straordinaria profondità. Il Dio della Bibbia è il Dio della simpatia. Non resta spettatore della vicenda umana, ma vi entra dentro. In Gesù Cristo, Dio realizza la più grande sym-pátheia: soffre con l’umanità, gioisce con essa, cammina accanto ad essa. La Lettera agli Ebrei afferma infatti che Cristo è capace di «compatire» le nostre debolezze (Eb 4,15), cioè di patire con noi, condividendo fino in fondo la condizione umana.
Da qui l’invito rivolto dal Vescovo agli operatori e ai volontari della Caritas: essere donne e uomini della simpatia evangelica. Persone capaci di vedere, ascoltare, accogliere e condividere. Persone che sappiano far sentire chiunque incontrano meno solo nel proprio sentire.
Nel presentare don Michelangelo Gargiulo come nuovo direttore della Caritas diocesana, suor Monica la Monaca e Daniele Acanfora come vicedirettori e nel ringraziare don Mimmo Leonetti per il lavoro svolto in questi anni, Mons. Alfano ha così consegnato non soltanto un augurio, ma un vero programma pastorale: custodire uno stile evangelico che, sull’esempio di Zaccheo e soprattutto di Gesù, sappia trasformare ogni servizio in un incontro e ogni incontro in un’esperienza di salvezza.
