Si è svolto il 13 febbraio, presso la Basilica Pontificia di Sant’Antonino Abate in Sorrento, l’incontro di formazione del Consiglio Pastorale Diocesano e dei Consigli delle Unità Pastorali, nel cuore delle celebrazioni che hanno concluso l’anno antoniniano per il XIV centenario del transito di Sant’Antonino Abate (625–2025). Dopo aver vissuto la recente solennità di San Catello, la nostra Chiesa diocesana si è ritrovata attorno all’Eucaristia e alla riflessione guidata da Erio Castellucci, arcivescovo di Modena – Nonantola – Carpi presidente del Comitato nazionale del Cammino sinodale delle Chiese in Italia.
Mons. Castellucci ha offerto alla diocesi una meditazione intensa, costruita attorno a immagini evangeliche capaci di illuminare il tempo presente. La prima è quella della mietitura e della spigolatura. Nella Scrittura, quando si raccoglie il grano o si vendemmia, non si torna una seconda volta sui campi: ciò che resta è per il povero e la vedova. È un’immagine di delicatezza e di giustizia, ma anche di speranza. Oggi, in una stagione segnata dalla scristianizzazione e da un diffuso senso di nostalgia per tempi ritenuti più fecondi, la Chiesa è chiamata a vivere il tempo della “spigolatura”: accostare una ad una le messi, cogliere i piccoli segni di bene, intercettare le occasioni di incontro tra le persone. «La messe è molta», ricorda il Vangelo: il Signore continua a raccogliere. E se talvolta affiora il pessimismo, la domanda provocatoria risuona con forza: lo Spirito Santo è forse andato in pensione? La risposta è evidente. Lo Spirito continua a soffiare, come negli Atti degli Apostoli, guidando la Chiesa verso aperture inattese e ricordando che Dio non fa preferenze di persone. Il frutto dello Spirito, scrive Paolo ai Galati, è mitezza, benevolenza, fedeltà: segni concreti di una pastorale che non si arrende.
La seconda immagine è quella del cammino. La Chiesa non può stare seduta né alla meta né al punto di partenza. Chi si fissa sulla meta rischia di trasformare la fede in giudizio; chi resta ancorato alla partenza cade nel relativismo. Il posto della comunità cristiana è la strada, il movimento del discepolato. Quando Gesù chiama i Dodici dice «Seguimi», non «fermàti». Una Chiesa in cammino accetta il rischio dell’incontro, la fatica del confronto, persino la possibilità dell’errore, ma rimane fedele al dinamismo evangelico. In questo orizzonte si colloca anche il richiamo al magistero di Papa Francesco, in particolare all’esortazione Evangelii Gaudium, che invita a non classificare le persone e a vivere il radicalismo evangelico dell’accoglienza.
Un passaggio centrale ha riguardato la formazione e la trasmissione della fede. Il Cammino sinodale ha mostrato che la fede non può essere ridotta a contenuto dottrinale astratto, ma deve essere comunicata dentro un’esperienza viva. La dottrina trova casa dentro la relazione. Da qui l’importanza dell’annuncio nelle case, della prossimità quotidiana, dell’invito personale tra vicini, di un uso sapiente e adeguato degli strumenti digitali. Per tre secoli i cristiani si sono riuniti nelle case: luoghi di familiarità, di ascolto dell’insegnamento degli apostoli, di frazione del pane e di preghiera. Anche oggi molte persone si avvicinano al Vangelo grazie all’invito semplice di qualcuno che vive accanto.
Infine, il tema della corresponsabilità. Corresponsabilità significa “risposta data insieme”: partecipazione reale alla vita e alla missione della Chiesa. I laici non sono collaboratori occasionali, ma responsabili insieme ai pastori. Il Consiglio pastorale diventa così luogo di maturazione del consenso, spazio di discernimento comunitario, palestra di comunione. Richiamando l’insegnamento di Giovanni Paolo II nella lettera apostolica Novo Millennio Ineunte, è stato ricordato che i Consigli pastorali sono chiamati a diventare autentiche “scuole di comunione”. Costruire insieme richiede più tempo, ma genera un senso più profondo di appartenenza e di unità.
L’Eucaristia celebrata nella solennità antoniniana ha sigillato questo percorso: non partiti contrapposti, ma membra di un unico corpo. San Paolo rimprovera i Corinzi perché divisi in fazioni; la Chiesa, invece, nasce dall’altare come corpo solo. La conclusione dell’anno antoniniano consegna alla diocesi un compito chiaro: continuare il cammino sinodale con fiducia, spigolando i segni dello Spirito nella vita delle persone e costruendo comunità sempre più missionarie, corresponsabili e capaci di comunione.
Don Salvatore Abagnale







