Tra i libri liturgici affidati alla vita delle nostre comunità, il Benedizionale rischia talvolta di essere uno dei meno conosciuti e utilizzati. Eppure, basta sfogliarne le pagine per accorgersi di quanto esso sia vicino alla vita concreta delle persone e di quante possibilità possa offrire alla pastorale ordinaria.
Non si tratta semplicemente di una raccolta di formule da utilizzare quando qualcuno “chiede una benedizione”. Il Benedizionale ci consegna anzitutto un modo di guardare la realtà: riconoscere la presenza e l’azione di Dio dentro la vita degli uomini e imparare a ricondurre ogni cosa alla sua lode.
Benedire non significa attribuire quasi magicamente una particolare protezione a una persona, a un luogo o a un oggetto. La benedizione cristiana nasce dalla memoria delle opere di Dio, diventa rendimento di grazie e si trasforma in invocazione perché la nostra vita corrisponda sempre più al suo dono.
Una liturgia che incontra la vita
La liturgia raggiunge l’uomo nelle diverse stagioni e circostanze della sua esistenza: nella famiglia, nella malattia, nel lavoro, nel viaggio, nell’educazione, nella vita della comunità, nel servizio ecclesiale. È quasi una liturgia che varca la soglia della chiesa e incontra le persone nei luoghi nei quali vivono, lavorano, soffrono, sperano e costruiscono relazioni.
Per questo sarebbe riduttivo considerare il Benedizionale un libro da aprire soltanto quando occorre “trovare una formula”. È piuttosto uno strumento capace di educare sacerdoti e comunità a leggere la vita alla luce della fede.
Parola di Dio, lode e invocazione
Ogni benedizione è una vera celebrazione della Chiesa.
Per questo non dovrebbe essere ridotta al rapido gesto dell’acqua benedetta o a una formula pronunciata frettolosamente. Al cuore dei riti troviamo:
-l’ascolto della Parola di Dio,
-la preghiera comune,
-il rendimento di grazie,
-l’invocazione della benedizione,
-l’impegno a vivere secondo il Vangelo.
-la preghiera comune,
-il rendimento di grazie,
-l’invocazione della benedizione,
-l’impegno a vivere secondo il Vangelo.
La benedizione diventa così occasione di evangelizzazione. Prima di chiedere qualcosa a Dio, la comunità ascolta ciò che Dio ha fatto; riconosce i suoi doni; lo benedice e chiede che la sua grazia accompagni la situazione concreta che sta vivendo.
Il mandato e la benedizione dei catechisti
Un esempio particolarmente significativo riguarda l’inizio dell’anno pastorale. Spesso nelle nostre comunità questo momento coincide con la ripresa delle attività, la presentazione dei programmi, la distribuzione degli incarichi. Il Benedizionale ci invita a compiere un passaggio ulteriore: trasformare un incarico in un mandato ecclesiale e un servizio in una risposta alla chiamata di Dio.
Nell’edizione italiana del Benedizionale troviamo la Benedizione dei catechisti ai nn. 161-174, pp. 88-96.
Il libro propone inoltre la Benedizione dei partecipanti alla catechesi all’inizio dell’anno pastorale, all’interno della quale è prevista anche, al n. 200, p. 105, una specifica benedizione dei nuovi catechisti. È un particolare tutt’altro che secondario: Il catechista non riceve semplicemente un compito da svolgere. È una persona che la comunità riconosce, accompagna, sostiene con la preghiera e invia. Una comunità non vive semplicemente perché riesce a organizzare molte attività.
Vive quando ciò che fa nasce dalla Parola, dalla preghiera, dall’Eucaristia e dalla comunione fraterna. Celebrare il mandato e la benedizione di coloro che servono significa ricordare a tutti che: prima dell’opera viene la grazia, prima dell’incarico viene la chiamata, prima dell’iniziativa personale viene la comunità, prima del “fare” viene l’essere discepoli.
Una piccola mappa pastorale del Benedizionale
Scorrendo il libro ci si accorge di quante situazioni della vita ecclesiale e quotidiana possano diventare occasione di preghiera.
Ecco alcuni esempi particolarmente utili nella vita pastorale, con il riferimento all’edizione completa CEI–LEV del Benedizionale:
- Benedizione dei catechisti – nn. 161-174, pp. 88-96.
- Benedizione dei partecipanti alla catechesi all’inizio dell’anno pastorale – da p. 97; la benedizione dei nuovi catechisti è al n. 200, p. 105.
- Benedizione dei malati – da p. 117.
- Benedizione dei pellegrini, alla partenza e al ritorno – cap. X, pp. 153-164.
- Benedizione di chi intraprende un cammino o un viaggio – cap. XI, pp. 165-185.
- Benedizione dei bambini – cap. XV, da p. 236: particolarmente utile anche per l’inizio della scuola o in altre circostanze della vita dei più piccoli.
- Benedizione degli anziani – cap. XIX, da p. 288.
- Benedizione per una scuola o Università degli studi – cap. XXV, da p. 350.
- Benedizione per un ospedale o una casa di cura – cap. XXVII, da p. 370.
- Benedizione degli operatori sanitari – il Benedizionale rimanda al rito previsto per l’ospedale o la casa di cura, da p. 370.
Sono soltanto alcuni esempi. Il Benedizionale contiene anche formulari per la famiglia, i coniugi, i fidanzati, le abitazioni, i locali parrocchiali, i luoghi di lavoro, gli strumenti e i mezzi di trasporto, gli animali e i campi, la mensa, gli oggetti di pietà, le tombe e molte altre circostanze.
Forse abbiamo bisogno di tornare a prendere in mano questo libro liturgico, a conoscerne le Premesse e a lasciarci sorprendere dalla ricchezza dei suoi riti, senza dare spazio a troppe altre creatività.
Un catechista che comincia il suo servizio, un pellegrinaggio che parte, un bambino che inizia un nuovo cammino, un malato, un anziano, una scuola, un luogo nel quale ci si prende cura della sofferenza: tutto può diventare occasione per riconoscere che Dio continua a visitare e benedire la vita dell’uomo.
Salvatore Iaccarino
