Lo scorso 16 maggio, nella chiesa di N.S. di Lourdes di Sorrento, si è svolta la IX edizione di “Una Rosa per Maria”, una serata di preghiera e musica che ha visto riunite nove corali: Corale S. Maria del Lauro di Meta, Corale S. Maria delle Grazie di Alberi, Corale N.S. di Lourdes di Sorento, Corale della SS. Trinità di Piano di Sorrento, Corale dei SS. Prisco e Agnello di Sant’Agnello, Coro della Cattedrale di Sorrento, Cappella Musicale Laus Deo, Schola Cantorum San Francesco, Pueri Cantore della Cattedrale di Sorrento, provenienti da esperienze, tradizioni e percorsi differenti, accomunate però da un unico filo conduttore: la devozione a Maria e il desiderio di esprimerla attraverso il canto.
Nel corso della serata si sono alternati brani della tradizione popolare e religiosa, canti mariani radicati nella memoria collettiva e composizioni più moderne, in un dialogo continuo tra passato e presente. Particolarmente significativo è stato l’incontro tra generazioni: giovani coristi, voci più mature, pueri cantores: esperienze differenti unite dalla stessa passione. Un’immagine semplice ma potente, capace di raccontare quanto la musica possa diventare linguaggio universale, ponte tra persone e custode di tradizioni che continuano a vivere grazie alla partecipazione condivisa.
“Una Rosa per Maria” non è una rassegna corale, ma un momento di raccoglimento e fraternità, nel quale la musica assume il valore di una preghiera comune. In un tempo spesso segnato dalla fretta e dalla distanza, dal senso di smarrimento e di perdita di identità, la serata ha ricordato l’importanza delle radici popolari, della partecipazione e dello stare insieme. L’emozione che ha attraversato il pubblico e i coristi ha confermato ancora una volta come il canto corale rappresenti non solo una forma artistica, ma anche uno strumento di comunità, memoria e fede. Una serata intensa e autentica, che ha lasciato nei presenti il segno della bellezza della condivisione e della forza della musica quando nasce dal cuore, perché , come ha sottolineato il nostro vescovo, prima della benedizione finale, il coro, nel suo essere armonia di voci, può e deve diventare “scuola di comunione” a servizio della chiesa.
