Servizio Insegnamenti Religione Cattolica

L’arte di abitare la classe: tra presenza e relazioni educative

Incontro di Formazione IRC a Villa Fondi, Piano di Sorrento

Nella splendida cornice di Villa Fondi, a Piano di Sorrento, affacciata sul mare, nei pomeriggi dell’8 e 9 settembre gli insegnanti di Religione Cattolica dell’Arcidiocesi di Sorrento-Castellammare di Stabia hanno vissuto la prima parte del corso di aggiornamento “L’arte di abitare la classe: tra presenza e relazioni educative”. Due pomeriggi intensi, all’insegna delle emozioni, della riflessione, della condivisione e della gioia di ritrovarsi, per interrogarsi insieme sul significato più profondo dell’essere insegnanti ed educatori.

A guidare il percorso è stato il prof. Giovanni Ruggiero, docente IRC, pedagogista, mediatore familiare, counselor ed educatore professionale, che con competenza, passione e grande capacità comunicativa ci ha accompagnati a riscoprire la gioia e la responsabilità del “so-stare” in classe. Un’espressione semplice, ma capace di racchiudere un’intera visione educativa: stare in classe non significa soltanto occupare fisicamente lo spazio dell’aula o trasmettere contenuti, ma imparare ad abitarlo insieme agli alunni, trasformandolo in un luogo sicuro, nel quale ciascuno possa sentirsi accolto, ascoltato e riconosciuto.

La presenza dell’insegnante, infatti, non può essere soltanto corporea. È una presenza emotiva e relazionale, fatta di attenzione, ascolto e capacità di accorgersi dell’altro. In una società in cui bambini e ragazzi, pur continuamente connessi, rischiano talvolta di sentirsi soli o invisibili, la relazione educativa può diventare un autentico antidoto all’invisibilità. Dietro un silenzio, un comportamento difficile, un atteggiamento provocatorio o una scarsa partecipazione può nascondersi una richiesta che fatica a trovare parole: il bisogno di essere visti e riconosciuti.

Particolarmente significativi sono stati i laboratori di gruppo, durante i quali abbiamo avuto l’opportunità di confrontarci sulle problematiche che quotidianamente incontriamo nelle nostre classi e di approfondire possibili strategie concrete per la gestione e la de-escalation delle situazioni più complesse. Il confronto tra colleghi ha rappresentato esso stesso un momento di crescita: condividere esperienze, difficoltà e possibili soluzioni ci ha ricordato quanto anche l’insegnante abbia bisogno di sentirsi parte di una comunità educativa.

Ad accompagnare queste giornate non è mancata la dimensione spirituale. Siamo stati guidati magistralmente nella preghiera dal Vicario episcopale, don Salvatore Abagnale, che ha saputo ricondurre il nostro essere docenti alla dimensione più profonda della vocazione educativa. La preghiera per l’inizio dell’anno scolastico, che ha concluso questo momento, è stata poi inviata a ciascun dirigente scolastico, quasi a voler affidare simbolicamente alle nostre scuole un messaggio di cura, responsabilità e speranza per il nuovo anno.

Uno dei momenti di maggiore intensità e commozione è arrivato con il teatro. Alcuni studenti del corso serale dell’Officina teatrale Teatronauti, con la regia della prof.ssa Carmen Guidone, hanno portato in scena un frammento de “L’appello”, tratto dall’omonimo romanzo di Alessandro D’Avenia. La figura del professore protagonista, che fa della propria cecità un punto di forza, è diventata una potente metafora dell’educare: non potendo più affidarsi agli occhi, impara a “vedere” veramente i suoi studenti, ad avvicinarsi al loro mondo e a creare le condizioni perché possano aprire il cuore e raccontare fragilità, paure, ansie e desideri.

La rappresentazione ha toccato profondamente tutti noi perché ha reso visibile ciò su cui avevamo riflettuto durante il corso: dietro ogni alunno c’è una storia che chiede di essere incontrata. A volte, per comprenderla, l’adulto deve simbolicamente abbassarsi alla stessa altezza dei ragazzi, mettere da parte giudizi e pregiudizi e imparare a guardare la realtà anche dalla loro prospettiva.

Per noi insegnanti di Religione tutto questo assume un significato particolare. La nostra disciplina incontra quotidianamente le grandi domande dell’esistenza, le fragilità, la ricerca di senso, il desiderio di futuro e il bisogno di speranza dei ragazzi. Ma nessun contenuto può diventare veramente educativo se prima non incontra la persona.

Da Villa Fondi siamo tornati nelle nostre scuole con nuovi strumenti professionali, ma soprattutto con una consapevolezza rinnovata: abitare una classe significa esserci davvero. Significa chiamare ogni alunno per nome, rispettarne la storia, saper ascoltare anche ciò che non riesce a dire e provare a vedere oltre ciò che appare.

Perché un vero maestro non è soltanto colui che sa spiegare bene una lezione, ma colui che sa vedere con gli occhi del cuore, facendo sentire ad ogni ragazzo, anche senza bisogno di pronunciarlo: “Io ti vedo. Tu sei importante. Qui c’è un posto anche per te.”

Ed è forse proprio questa la forma più bella dell’arte di abitare la classe.

Maestra Rosanna Di Guida

Allegati:

Meditazione don Salvatore Abagnale

Video Gallery:

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